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  • giovedì 5 Giugno 2014

La tomba comune trovata in Irlanda

Si trova vicino a una vecchia casa per ragazze madri gestita da suore: ci sarebbero una ventina di scheletri, mentre i nomi di altri 796 bambini morti nella struttura in quegli anni non risultano sepolti da nessuna parte

A Tuam, nella contea di Galway, nell’Irlanda nord occidentale, è stata riscoperta una fossa biologica in disuso vicino a una vecchia casa per ragazze madri gestita dalle suore del Buon Soccorso in cui si trovano diversi scheletri. La fossa era coperta con una lastra di cemento senza alcuna lapide e alcun nome inciso sopra. Inizialmente è circolata la notizia che le ossa appartenessero ai corpi di 796 bambini di età compresa tra i due giorni e i nove anni, morti tra il 1926 e il 1961 (periodo in cui la struttura, che oggi non esiste più, rimase aperta).

In realtà, dopo qualche giorno, la notizia è stata raccontata con maggior precisione: il numero dei bambini fa riferimento a un elenco dell’ufficio registri della contea richiesto da una storica locale, Catherine Corless, che durante i suoi studi ha voluto sapere quanti bambini fossero morti nella ex casa per ragazze madri: sul registro c’erano quasi 800 nomi ma quasi nessuno di loro si trovava nelle sepolture del cimitero. Si pensò dunque che i corpi si trovassero nella fossa. In realtà, nella fossa si troverebbero solo una ventina di scheletri. Gli abitanti di Tuam, infatti, erano a conoscenza della tomba dal 1975, da quando due ragazzini, giocando, spostarono la lastra e scoprirono le ossa: uno di loro testimoniò che gli scheletri erano venti. Nella fossa non ci sono dunque i corpi dei 796 bambini, ma questo non significa che i loro corpi non abbiano comunque ricevuto una sepoltura e non risultino in alcun cimitero.

In Irlanda fino a meno di vent’anni fa le donne non sposate che avevano avuto dei figli, o che avevano una condotta considerata “peccaminosa”, venivano spesso rinchiuse in istituzioni gestite dalla Chiesa e finanziate dallo Stato, dove lavoravano per espiare le loro colpe (con la complicità della famiglia, per evitare il “pubblico scandalo”). È stato calcolato che circa 30mila donne sono state ospitate da strutture del genere nel corso dei 150 anni di storia di queste istituzioni, conosciute come Case Magdalene. L’ultima Casa Magdalene in Irlanda è stata chiusa il 25 settembre del 1996. La storia di queste donne è stata raccontata anche in diversi documentari e film: Sex in a cold climate del 1998, Magdalene del 2002 e Philomena del 2013.

Un’ispezione del governo nel 1944 nella Casa Magdalene di Tuam aveva dimostrato che alcuni dei 271 bambini ospitati nella casa insieme a 61 donne erano malnutriti e trascurati: si parlava di bambini «emaciati, panciuti, fragili, con la pelle a penzoloni»; si parlava di donne mentalmente disturbate e di un sovraffollamento spaventoso (333 “ospiti” in un edificio che aveva una capacità di 243). Ci sono documenti che parlano di una morte infantile ogni quindici giorni per quasi 40 anni a Tuam; un altro ancora sostiene che 300 bambini siano morti solo tra il 1943 e il 1946 e questo significherebbe due morti la settimana. I registri della casa, tra le cause delle morti infantili, citavano diverse malattie (tubercolosi, polmonite, morbillo, convulsioni, gastroenterite), deformità e nascite premature. Nella prima metà del Ventesimo secolo l’Irlanda aveva uno dei peggiori tassi di mortalità infantile d’Europa, ma nelle case per ragazze madri i tassi di mortalità erano comunque 4-5 volte superiori a quelli della popolazione generale.

I dirigenti della chiesa di Galway hanno detto di non essere stati a conoscenza del fatto e si sono formalmente impegnati a sostenere gli sforzi di Catherine Corless e della comunità locale per costruire un memoriale e segnare il punto in cui si trova la fossa comune con una targa che riporti i nomi di tutti i 796 bambini. L’ordine della suore del Buon Soccorso avrebbe anche donato quella che la rete televisiva irlandese RTE ha descritto come «una piccola somma». Padre Fintan Monaghan, dell’arcidiocesi di Tuam, ha detto: «Non credo possiamo giudicare il passato col punto di vista di oggi, con la nostra lente. Tutto quello che possiamo fare è assicurarci che ci sia un posto adatto, qui, dove le persone possano venire a ricordare i bambini che sono morti».

La giornalista Emer O’Toole, sul Guardian, ha risposto diversamente: «Cerchiamo di non giudicare il passato con la morale contemporanea ma con quella del tempo, va bene. Era normale, nella metà del Ventesimo secolo in Irlanda, gettare i corpi dei bambini morti nelle fosse biologiche?». E poi offre una serie di suggerimenti su quello che la Chiesa dovrebbe invece fare:

Non dire preghiere cattoliche su questi bambini morti. Non insultare coloro che in vita sono stati da voi disprezzati e abusati. Dire dove si trovano i corpi degli altri bambini che hanno fatto la stessa fine: c’erano case simili in tutta l’Irlanda e i tassi di mortalità infantile in ciascuna di esse è scandaloso. Le suore di Tuam erano un caso anomalo, una specie di setta ribelle, o quelle erano pratiche comuni? Se sì, come sono morti i bambini che morirono in ciascuna di quelle case? Quali sono i loro nomi? Dove sono le loro tombe? Non abbiamo bisogno che cerchiate, di nuovo, di limitare i danni nel solito modo. Quello di cui abbiamo bisogno è la verità sulla nostra storia.

Foto: Sean Ross Abbey, casa-madre nella contea di Tipperary, in Irlanda (Brian Lockier / www.adoptionrightsalliance.com)