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  • mercoledì 14 maggio 2014

La strage nella miniera di carbone in Turchia

Sono morte almeno 274 persone a causa di un'esplosione dovuta a un cortocircuito, e ci sono ancora dei dispersi: intanto il primo ministro Erdoğan è stato contestato

Almeno 274 persone sono morte nell’esplosione di martedì 13 maggio in una miniera di carbone a Soma, nella provincia di Manisa nella Turchia occidentale, e ci sono ancora circa 120 persone disperse. Quando c’è stata l’esplosione, ha spiegato il ministro dell’Energia turco Taner Yildiz, dentro la miniera erano al lavoro 787 persone. Secondo le prime ricostruzioni, l’esplosione sarebbe stata causata da un cortocircuito elettrico. Durante la notte e nella giornata di mercoledì i soccorritori hanno provato a raggiungere i minatori ancora nella miniera, ma le operazioni sono complicate dai danni che ha subìto la struttura a causa dell’esplosione, che è avvenuta intorno alle 14:30 di martedì.

Nel pomeriggio è arrivato a Soma il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan. Secondo alcuni media locali, la macchina di Erdogan è stata presa a calci e diverse persone presenti sul luogo della strage avrebbero attaccato la sede del partito al governo e chiesto le dimissioni di Erdogan. La polizia avrebbe anche fatto alcuni arresti. Mercoledì ci sono stati degli scontri tra manifestanti anti-governativi e polizia anche a Istanbul e Ankara.

All’inizio le autorità turche avevano parlato di un morto, poi 4, e nella serata di martedì di 17, ma le stime sono aumentate nel corso della notte. Parlando alla televisione turca, il ministro Yildiz ha spiegato che almeno 80 persone sono rimaste ferite e che ci sono poche speranze per le 120 persone di cui non si sono più avute notizie dopo l’incidente. I soccorritori hanno iniziato a pompare ossigeno all’interno dei cunicoli della miniera, nella speranza di diluire il monossido di carbonio, che potrebbe causare l’avvelenamento dei minatori ancora intrappolati.

A causa del cortocircuito, in alcune sezioni della miniera non è più possibile utilizzare la corrente elettrica: questo impedisce di avviare e fare viaggiare i grandi montacarichi tra i diversi livelli. L’incidente si è verificato a circa 2 chilometri di profondità, in gallerie distanti quasi 4 chilometri dal più vicino punto di ingresso della miniera. La miniera è di proprietà della società Soma Komur Isletmeleri, che ha annunciato un’indagine interna per capire che cosa abbia causato il cortocircuito che ha portato alla forte esplosione in una delle gallerie. La priorità, hanno spiegato i responsabili della società, resta comunque il recupero dei minatori.

Centinaia di persone si sono raccolte nelle ultime ore in prossimità dei punti di accesso delle gallerie. Si tratta per lo più di parenti e amici dei minatori, in attesa di notizie sulle operazioni di recupero e salvataggio ancora in corso. Ci sono anche diversi agenti di polizia per evitare che la folla possa intralciare i soccorritori.

Nonostante alcuni progressi raggiunti negli ultimi anni, gli impianti minerari della Turchia sono ritenuti poco sicuri, se confrontati con quelli di altri paesi industrializzati. L’incidente più grave in una miniera turca risale al 1992: 263 persone morirono a causa di un’esplosione, dovuta al gas che si era accumulato nei cunicoli, nei pressi della città portuale di Zonguldak sulle coste del Mar Nero.

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