• Mondo
  • sabato 10 maggio 2014

C’è una tregua in Sud Sudan

Il presidente e il capo dei ribelli hanno firmato un accordo per mettere fine alla guerra che va avanti da cinque mesi

Venerdì 9 maggio ad Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia, il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, ha raggiunto un accordo con il leader dell’opposizione ed ex vicepresidente sud sudanese Riek Machar per mettere fine a una guerra civile che andava avanti da cinque mesi. L’accordo prevede la fine immediata delle violenze e la formazione di un governo di transizione incaricato di scrivere una nuova Costituzione e di guidare il Sud Sudan verso nuove elezioni. La guerra tra governativi e ribelli, iniziata a dicembre del 2013 nella capitale Juba e poi estesa in altre zone del paese, ha causato finora migliaia di morti e più di un milione di sfollati.

Il gruppo politico che ha mediato i colloqui, conosciuto come IGAD, ha detto che l’accordo raggiunto tra Kiir e Machar prevede “la fine delle ostilità entro 24 ore dalla firma della tregua” e la possibilità di garantire senza alcun ostacolo gli aiuti umanitari a quella parte della popolazione che ha subìto le conseguenze dei cinque mesi di guerra civile. L’accordo è temporaneo e diversi punti non sono stati chiariti del tutto – per esempio non si sa ancora a chi toccherà formare il governo di transizione – ma le due parti si sono impegnate a trovare a breve una soluzione definitiva alla crisi. Nei giorni scorsi le Nazioni Unite avevano accusato sia il governo del Sud Sudan sia i ribelli di avere commesso dei crimini contro l’umanità, incluse uccisioni e stupri di massa.

Il segretario di stato americano John Kerry ha detto che l’accordo «potrebbe segnare un punto di svolta per il futuro del Sud Sudan». Il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, Susan Rice, ha detto che con l’accordo si «è mantenuta la promessa di mettere fine alla crisi», ma ha anche aggiunto che è necessario che Kiir e Machar facciano seguire alla tregua un più ampio accordo politico di pace. Rimangono comunque diversi dubbi sulla praticabilità della tregua, visto che un accordo simile, risalente al gennaio scorso, non era riuscito a mettere fine alla guerra.

Gli scontri tra le due fazioni che fanno a capo a Kiir e Machar sembrano essere nati per un litigio nell’ospedale militare di Juba tra un soldato di etnia Dinka, il gruppo etnico di Kiir e il più numeroso del paese, e un Neur, gruppo etnico a cui appartiene Machar. L’inimicizia non è nuova tra i due gruppi, ma la nomina nel 2011 di Kiir a presidente e di Machar a vicepresidente del Sud Sudan sembrava essere una garanzia di unità per la stabilità del paese, anche perché Kiir era conosciuto per la sua personalità tranquilla e le sue iniziative a favore della riconciliazione con i capi ribelli più riottosi. Da diverso tempo comunque era iniziato tra i due uno scontro di potere piuttosto forte all’interno al governo.

Foto: Il presidente Salva Kiir (sinistra) e il leader ribelle Riek Machar (destra) si stringono la mano e pregano prima di firmare l’accordo. Addis Abeba, Etiopia. (AP Photo/Elias Asmare), il 22 luglio 2013)

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.