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  • giovedì 8 Maggio 2014

Claudio Scajola è stato arrestato

È accusato di aver favorito la latitanza di un imprenditore ed ex parlamentare calabrese

Claudio Scajola, 66 anni, ex ministro e a lungo importante dirigente del centrodestra, è stato arrestato. La Repubblica e il Corriere della Sera scrivono che è stato arrestato a Roma dalla direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria, accusato di aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena, ex parlamentare calabrese di Forza Italia e imprenditore condannato per corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa: fu arrestato nell’agosto del 2013 dopo un mese di latitanza a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e liberato a ottobre. Era di nuovo latitante ed è stato arrestato nell’ambito della stessa operazione, insieme alla moglie e alla madre.

Matacena avrebbe valutato la possibilità di trasferirsi in Libano, con l’aiuto di Scajola. Il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha spiegato in una intervista a SkyTG24 che indagando su Matacena sono state scoperte alcune conversazioni telefoniche con Scajola. L’ex ministro e altre persone “si sono prodigate affinché Matacena potesse sottrarsi all’esecuzione della pena”.

L’operazione ha portato a perquisizioni e sequestri in Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia. I provvedimenti di arresto – in tutto otto – sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari Olga Tarsia. Silvio Berlusconi ha diffuso una nota in cui ha detto di provare “dolore” per Scajola e di non aver avuto “sentore” dell’inchiesta. In una intervista radiofonica, Berlusconi ha spiegato che Scajola non fu candidato per le prossime elezioni europee perché “avevamo commissionato un sondaggio su di lui che ci diceva che avremmo perso globalmente voti se lo avessimo candidato”.

L’arresto di Scajola è avvenuto nell’ambito dell’indagine “Breakfast” della procura di Reggio Calabria, che ha coinvolto Bruno Mafrici, un faccendiere con rapporti con il clan De Stefano. Spiega il Corriere:

L’utenza telefonica di Mafrici, che si spacciava per avvocato, era stata messa sotto controllo dagli uomini della Dia reggina. L’attenzione degli investigatori si è soffermata su alcune telefonate che l’uomo d’affari ha avuto con l’ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena. Le telefonate tra i due si sono fatte sempre più insistenti qualche mese prima che la condanna a sei anni di reclusione per associazione mafiosa diventasse definitiva per Matacena. Mafrici e Matacena parlavano di affari. Ed è proprio in questo contesto che si lega l’arresto dell’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola. Il deputato genovese avrebbe intrattenuto rapporti definiti dalla Dia «sospetti»con la moglie di Matacena, Chiara Rizzo.In più Scajola ha «interessato» un faccendiere italiano con interessi in Libano per favorire la latitanza di Amedeo Matacena.

Scajola è ligure, di Imperia: fu arrestato nel 1983 quando era sindaco, accusato di concussione; si dimise ma poi venne prosciolto. Il padre di Scajola, Ferdinando, fu sindaco di Imperia negli anni Cinquanta; il nipote, Marco, è stato vicesindaco di Imperia e oggi è consigliere regionale; il fratello, Alessandro, è stato sindaco di Imperia dal 1974 al 1979.

Lo scorso 27 gennaio 2014 Scajola era stato assolto al termine di un processo riguardo la vicenda che nel 2010 portò alle sue dimissioni da ministro dello Sviluppo Economico: un appartamento di 210 metri quadrati a Roma, nei pressi del Colosseo (in via del Fagutale), secondo l’accusa era stato pagato in parte da un costruttore, Diego Anemone, mentre Scajola aveva versato una cifra molto inferiore al valore di mercato dell’immobile. Scajola all’epoca disse che Anemone aveva pagato parte della cifra «a sua insaputa», frase che generò molte ironie e prese in giro. I giudici però gli hanno dato ragione. Prima di dimettersi da ministro dello Sviluppo Economico nel 2010 si era già dovuto dimettere da ministro dell’Interno nel 2002, dopo la pubblicazione del contenuto di una sua chiacchierata con i giornalisti in cui dava del «rompicoglioni» al professore Marco Biagi, ucciso pochi mesi prima dalle Brigate Rosse.