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  • mercoledì 7 Maggio 2014

Oggi si vota in Sudafrica

Le cose da sapere sulle prime elezioni dopo la morte di Mandela, le prime a cui parteciperà la generazione dei nati dopo l'apartheid

Oggi, mercoledì 7 maggio, si svolgeranno in Sudafrica le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea nazionale, la camera bassa del parlamento, che a sua volta nominerà il nuovo presidente. Quello attuale è Jacob Zuma, che con l’African National Congress (ANC) – il movimento che ha dominato la politica del Sudafrica negli ultimi vent’anni e il cui leader fu Nelson Mandela – è anche il favorito per la vittoria finale, sebbene molti analisti sostengono che potrebbe essere l’ultima volta che le votazioni in Sudafrica vengano influenzate da categorie politiche post-apartheid. Si tratta anche delle prime elezioni senza Nelson Mandela, morto lo scorso 5 dicembre, e delle prime in cui saranno chiamati a votare i cosiddetti born free, la generazione dei nati nel 1994 e dunque fuori dalla dominazione bianca, dopo la fine dell’apartheid.

Qualche numero
Nelle nove province in cui è suddiviso il paese, saranno aperti dalle 7 di questa mattina alle 9 di stasera 22.264 seggi, la maggior parte dei quali nelle zone rurali. Circa 25 milioni di persone si sono registrate al voto (più o meno la metà della popolazione, che è composta per il 79,2 per cento da neri e per l’8,8 per cento da bianchi): i born free, cioè i nuovi elettori, sono 1,9 milioni ma di loro solo circa 650 mila si sono registrati al voto. La polizia ha fatto sapere che almeno un agente sarà in servizio in ogni seggio elettorale: finora si sono verificati disordini solo a Bekkersdal, alla periferia sud-ovest di Johannesburg, dove ieri alcuni abitanti hanno bloccato le strade con degli pneumatici e hanno bruciato alcuni seggi.

I partiti che parteciperanno alle elezioni sono 29. Secondo un sondaggio pubblicato domenica scorsa il partito attualmente al governo, l’ANC, è dato come favorito al 63 per cento, percentuale di poco inferiore rispetto a quella ottenuta nelle precedenti elezioni. È in calo, invece, l’indice di gradimento dell’attuale presidente Jacob Zuma, che è passato dal 65 al 58 per cento. Il risultato delle elezioni è previsto non arrivi prima di venerdì 9 maggio.

Cose da sapere
Negli ultimi anni l’economia del Sudafrica è cresciuta meno rapidamente rispetto al passato. Dal maggio 2009 il Sudafrica è entrato addirittura in recessione, a seguito di un forte rallentamento del settore minerario e di quello manifatturiero. Il settore delle costruzioni, grazie all’organizzazione dei Mondiali di calcio nel 2010, ha beneficiato invece di un vasto programma di investimenti pubblici ed è riuscito a non subire eccessivamente gli effetti della crisi. Lo stato fatica ancora a fornire alla popolazione tutti i servizi essenziali, come la casa, l’elettricità, l’acqua, le infrastrutture e la sanità. La povertà è ancora molto diffusa, il tasso di disoccupazione è intorno al 25 per cento e supera il 50 per cento nei giovani fino a 24 anni. A tutto questo va aggiunta la grande diffusione della corruzione tra i funzionari del governo e dei partiti, e il conseguente calo di consensi del presidente Zuma.

Diversi fatti recenti potrebbero influenzare significativamente il voto: innanzitutto le accuse di appropriazione indebita di denaro pubblico rivolte a Zuma per la ristrutturazione della sua lussuosa residenza di NKandla, che negli scorsi mesi avevano portato il maggior partito di opposizione, Democratic Alliance, a presentare in Parlamento una mozione di impeachment. Sulle elezioni pesano anche il massacro di Marikana del 2012, in cui morirono 34 persone, più di 70 rimasero ferite e 259 furono arrestate, le proteste esplose soprattutto nelle zone rurali del paese contro l’inefficienza del governo nell’assicurare i servizi di base e gli scioperi e le proteste sindacali ancora in corso: lo sciopero dei minatori dell’Association of Mineworkers and Construction Union, sindacato molto giovane e aggressivo, contro i primi tre produttori mondiali di platino a cui chiedono aumenti salariali è infatti ormai arrivato all’ottava settimana.

I partiti
Sono 29 i partiti che parteciperanno alle elezioni di oggi. La campagna del partito favorito, l’ANC di Jacob Zuma, è stata segnata dalla figura del suo ex leader Nelson Mandela: «Fallo per Madiba, vota ANC!» è stato lo slogan sui manifesti elettorali.

Il principale partito di opposizione all’ANC è la Democratic Alliance (DA), liberale, guidato da una donna bianca (Helen Zilla) e sostenuto dalla maggior parte dei bianchi, da alcuni neri e da molti indiani e coloured – gruppo etnico con discendenza dall’Europa e da varie tribù Khoisan e Bantu. Secondo i sondaggi è dato a circa il 24 per cento e dunque in salita rispetto alle ultime elezioni (quando si fermò al 17 per cento). Oltre ai due principali partiti del paese si presenteranno per la prima volta alle elezioni anche altre formazioni più piccole: le più significative sono l’Economic Freedom Fighters (EFF) di Julius Malema, giovane candidato populista ex alleato di Zuma, e Agang SA che in lingua Sesotho significa “Costruire il Sudafrica”, fondato nel giugno dello scorso anno da Mamphela Ramphele.

Mamphela Ram­phele ha 66 anni, è un medico, è stata dirigente della Banca Mondiale e manager d’impresa, ma è anche stata una celebre attivista per i diritti dei neri e madre di due figli avuti dal fondatore del Black Con­sciou­sness Move­ment Steve Biko, ucciso in cella dalla poli­zia durante l’apartheid nel 1977, proprio durante il periodo in cui Mandela e altri leader dell’ANC si trovavano rinchiusi nel carcere di Robben Insland. Lo scorso gennaio, con un accordo considerato storico, la Democratic Alliance (DA) aveva scelto di sostenere alle presidenziali proprio Mamphela Ram­phele: sarebbe stata la prima candidata nera di quello che nel corso della storia è sempre stato definito il “partito dei bianchi”. Dopo un mese, però, l’accordo era stato annullato, con un conseguente serio colpo alla credibilità politica delle opposizioni.

Economic Freedom Fighters (EFF), è invece il partito più a sinistra dell’ANC fondato lo scorso anno da Julius Malema, ex leader dell’ANC Youth League e ex alleato di Zuma. Malema ha detto di voler nazionalizzare le miniere, le banche e le aziende agricole, ha proposto l’istruzione gratuita e l’imposizione di un salario minimo. Ha condotto la sua campagna elettorale cercando di intercettare il malcontento delle classi più povere, dando voce politica alle loro battaglie e denunciando – spesso con toni violenti – la profonda disuguaglianza con i bianchi (il cui potere economico non è stato incrinato nemmeno dalla crisi). Nei sondaggi è dato al 4,7 per cento.