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  • domenica 27 Aprile 2014

Il posto dove andrà, ogni tanto, Berlusconi

Carlo Verdelli è stato a trovare gli anziani del centro di Cesano Boscone in cui Berlusconi sconterà la sua pena

Lo scorso 15 aprile il Tribunale di sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta di Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia, di scontare in affidamento in prova ai servizi sociali la pena relativa alla sua condanna in via definitiva a un anno di carcere per frode fiscale nell’ambito del processo Mediaset (tre anni erano stati annullati grazie all’indulto). Il giornalista di Repubblica Carlo Verdelli ha visitato la struttura in cui Berlusconi presterà assistenza agli anziani, un centro a Cesano Boscone, in provincia di Milano, e ne ha scritto sabato 26 in un articolo su Repubblica. La pena durerà 12 mesi soltanto formalmente: alla fine saranno poco più di 10 grazie al meccanismo della “liberazione anticipata”, che prevede uno sconto finale di un mese e mezzo (la sua pena dovrebbe terminare il 15 marzo 2015).

Quelli che l’hanno presa peggio non sono Grillo o D’Alema, aspramente critici verso la decisione “morbida” del tribunale di affidare l’ex cavaliere a un centro per anziani. Molto più incazzati sono gli interisti ospiti dell’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone. «No, il presidente del Milan no!». E hai voglia di spiegargli che non verrà lì per quello, ma per frode fiscale (4 anni, di cui 3 condonati per indulto). Della guerra dei vent’anni tra il signore di Arcore e le “toghe rosse”, dell’esito forse incongruo di una partita comunque non ancora finita (restano la presunta corruzione del senatore Sergio De Gregorio, l’inchiesta di Bari su escort e Tarantini, e soprattutto l’appello sul caso Ruby, condanna a 7 anni in primo grado), a loro niente importa. Per gli interisti costretti dalla vita in quella che da queste parti chiamano “la casa dei matti”, l’arrivo del grande boss rossonero è un ulteriore sfregio all’anima. «Quello è un diavolo » (in senso simbolico, come dire “zebra” se fosse juventino). «Almeno ci avessero dato Moratti». Moratti ha venduto, adesso all’Inter c’è Thoir, un indonesiano. «Ma va’? Se capiss pu nigott , non si capisce più niente». E il più sconsolato aziona il motore della carrozzina, allontanandosi rabbuiato per i vialetti, la testa a penzoloni sulla spalla destra.

Tranquilli, il “capo diavolo” disturberà poco. Quattro ore la settimana per 12 mesi, che diventeranno 10 (più 15 giorni) se il condannato più famoso d’Italia rispetterà la tavola delle 12 regole che l’Ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) gli ha imposto. Fine pena, per loro e per lui, il 15 marzo 2015. E “pena” è la parola più esatta, non solo in termini giuridici.

A 77 anni e mezzo, «io che sono stato 4 volte presidente del Consiglio e ho presieduto il G8», umiliato e offeso «da una sentenza mostruosa», provato nel morale dal tradimento di amici e sodali (l’ultimo, il poeta di corte Sandro Bondi), alle prese con una campagna elettorale che il 25 maggio rischia di trascinare Forza Italia sotto la soglia politicamente tragica del 20%, Silvio Berlusconi cerca guizzi dell’antico spirto guerriero (prime prove di rimonta nel salotto di Vespa), fingendo una leggerezza che non ha più («vado a fare amicizia coi miei coetanei »). E la sua, di pena, peggiorerà quando prenderà contatto fisico, visivo, emotivo, con quello che l’aspetta a Cesano Boscone. A dispetto degli annunci, potrebbe non succedere lunedì 28 aprile e nemmeno venerdì 2 maggio (lunedì e venerdì sono i giorni stabiliti per l’”affidamento in prova ai servizi sociali” di Berlusconi, visto che da martedì a giovedì starà a Roma). Il debutto come “volontario” dovrebbe quindi avvenire lunedì 5 maggio, data infausta per i napoleoni, perché è necessario un po’ di tempo per spiegare a un uomo abituato alle vette della ricchezza e del potere il pozzo di dolore dove sta per calarsi.

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Foto: LaPresse/Roberto Monaldo