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  • sabato 26 aprile 2014

Tutto l’equipaggio della Sewol è in arresto

È salito a 15 il numero delle persone fermate per l'affondamento della nave in Corea del Sud: intanto i morti accertati sono 187

Sabato 26 aprile le autorità che stanno investigando sulle cause e le responsabilità dell’affondamento della nave Sewol – avvenuto al largo delle coste della Corea del Sud mercoledì 16 aprile – hanno annunciato di aver arrestato altri quattro membri dell’equipaggio, tra cui due timonieri, accusati di “negligenza” e inefficienza nel soccorso dei passeggeri. Erano già stati arrestati il capitano Lee Joon-seok, 69 anni, e altre due persone, a cui si erano aggiunti altri otto membri dell’equipaggio nei giorni successivi all’inizio delle indagini. Con l’arresto di sabato, di fatto, tutti i 15 membri dell’equipaggio impegnati nelle attività di navigazione si trovano in stato di arresto.

Alle ricerche delle persone in mare partecipano 550 soccorritori, 212 navi e 34 aerei da ricognizione. Le operazioni di recupero dei corpi sono state affidate a diversi gruppi di sommozzatori che stanno però incontrando notevoli difficoltà, causate soprattutto dalle forti correnti sottomarine che sollevano il fondale limaccioso e riducono di molto la visibilità. Uno dei sommozzatori ha raccontato ad AP che a volte la visibilità è talmente ridotta (meno di 20 centimetri) che sott’acqua i sommozzatori devono procedere per tentativi allungando le mani in cerca di vetri della nave da poter rompere, per entrare dentro e portare a termine le discese.

A dieci giorni dall’affondamento della nave Sewol, le cui cause rimangono ufficialmente ancora sconosciute, il numero dei morti accertati – quelli di cui è stato recuperato il corpo – è salito a 187, ma ci sono ancora 115 persone disperse. Complessivamente i sopravvissuti sono 174, e le autorità ritengono che si sarebbero potute salvare molte più persone se il personale di bordo avesse agito in modo più efficiente e non avesse ritardato le operazioni di evacuazione, violando diverse leggi marittime (che è appunto l’accusa contro il capitano della nave insieme a quella di “negligenza”, di cui è accusato anche il resto dell’equipaggio). Secondo quanto riportato dalle autorità, l’ordine di evacuazione sarebbe arrivato con circa mezz’ora di ritardo, quando ormai la nave era troppo inclinata per permettere ai passeggeri di abbandonarla e tentare di mettersi in salvo. Si calcola che la nave sia affondata completamente nel giro di due ore dal momento dell’incidente.

A bordo della Sewol – che si trovava in viaggio dal porto nord-occidentale di Incheon verso l’isola di Jeju, a sud della penisola coreana – c’erano 476 persone, in gran parte studenti di una scuola superiore vicino a Seul, che sono più dell’80 per cento dei dispersi. Non sono ancora state diffuse versioni ufficiali sulla dinamica dell’incidente: secondo la ricostruzione più accreditata, sarebbe stato provocato da una manovra sbagliata da parte della persona che si trovava al timone in quel momento, non il capitano ma un terzo ufficiale di 26 anni e con poca esperienza. Al netto dell’errore tecnico di navigazione che avrebbe provocato l’eccessiva inclinazione della nave e quindi l’incidente, è stata soprattutto la cattiva gestione dell’emergenza da parte dell’equipaggio a generare numerose critiche, soprattutto da parte dei familiari dei passeggeri dispersi.

Diverse critiche sono state rivolte dai familiari anche al governo sudcoreano, accusato di non aver accettato né utilizzato per le immersioni una campana subacquea messa a disposizione alcuni giorni fa da un civile – Lee Jong-in, della Alpha Sea Rescue Co. – per coadiuvare i soccorsi: la campana subacquea fornisce ossigeno ai sommozzatori e permette loro di rimanere sott’acqua più a lungo. La Guardia Costiera avevano rigettato le accuse sostenendo che la profondità del relitto e le correnti sottomarine rendono al momento praticamente inutilizzabile la campana per questo genere di operazioni, ma venerdì il governo ha annunciato che proverà ad utilizzarla comunque. Altre critiche sono state causate dal fatto che alcuni corpi sono stati male identificati e sono stati recapitati alla famiglie sbagliate: per questo i medici legali utilizzeranno i test del DNA per il riconoscimento di alcuni dei corpi ritrovati nella nave.

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