• Mondo
  • giovedì 17 aprile 2014

Le elezioni in Algeria

La terza rielezione dell'attuale presidente sembra essere scontata, ma alcune novità e il suo precario stato di salute rendono interessante e incerto cosa accadrà dopo

Oggi, giovedì 17 aprile, si vota in Algeria per l’elezione del nuovo presidente. Circa 23 milioni di persone si recheranno nei quasi 28 mila seggi sparsi in tutto il paese e sorvegliati da 186 mila agenti di polizia. Astensione, boicottaggio, brogli elettorali e, soprattutto, un esito piuttosto scontato sono gli elementi che, secondo molti analisti, caratterizzeranno le presidenziali del 2014.

I candidati
In base ai sondaggi più recenti non è in dubbio la rielezione di Abdelaziz Bouteflika del Fronte Nazionale di Liberazione, ex partito unico che è tornato ad essere il primo partito del paese, al potere ininterrottamente dal 1999. L’attuale presidente – che nel 2008 aveva eliminato con un emendamento alla Costituzione il limite previsto di due mandati – sarà dunque quasi sicuramente riconfermato per la quarta volta. Bouteflika, che ha 77 anni, ha sempre vinto con percentuali molto alte (e sempre molto contestate dall’opposizione): nel 1999 è stato eletto con il 74 per cento dei voti, nel 2004 con l’85 per cento e nel 2009 col 90 per cento. È sostenuto storicamente dall’establishment del paese e dall’esercito, mentre i suoi principali avversari sono i partiti di ispirazione islamica.

Durante la campagna elettorale, però, a fare notizia è stata soprattutto la sua completa assenza. Le sue condizioni di salute sono infatti precarie, per quel poco che se ne sa: l’anno scorso era stato ricoverato in Francia a causa di un ictus e in molti avevano ipotizzato che non si sarebbe ricandidato. In queste settimane non è mai apparso in pubblico ma solo in video, seduto; l’unica foto che lo ritrae in piedi è stata presentata dai media locali quasi come un trofeo. Tutta la campagna elettorale è stata quindi fatta “per procura” dal primo ministro Abdelmalek Sellal, secondo cui Bouteflika ha guidato il paese fuori dalla guerra civile che causò 200 mila morti e si è impegnato per garantire un equilibrio al suo paese così tanto da ammalarsi.

Gli altri
Ci sono altri cinque candidati. Il principale avversario di Bouteflika è Ali Benflis, 69 anni, che già aveva sfidato il presidente uscente alle elezioni precedenti ottenendo solo il 6 per cento dei voti e che era stato primo ministro nel 2001. Nella sua campagna elettorale, Benflis ha puntato sul rinnovamento di cui il paese avrebbe bisogno, sull’indipendenza della giustizia, sulla libertà di stampa (in Algeria le televisioni e le radio sono quasi tutte controllate dallo Stato) e sul pluralismo politico. Va anche segnalata l’unica donna candidata (e per la terza volta): Louisa Hanoune, segretaria generale del Partito dei Lavoratori, che è anche l’unica ad aver parlato dei diritti delle donne e ad aver chiesto la cancellazione del codice di famiglia «oscurantista, discriminatorio, e contrario all’articolo 29 della Costituzione che considera i cittadini uguali davanti alla legge». Ha proposto di sostituire il codice con una legge ordinaria che garantisca l’uguaglianza di uomo e donna.

Altri cinque partiti all’opposizione – tre dei quali islamisti – hanno lanciato una campagna per il boicottaggio del voto: si teme dunque una grande astensione. Non solo: è nato un movimento di cittadini chiamato Barakat (“basta”), guidato da una giovane ginecologa, Amina Bouraoui, che durante la campagna elettorale ha organizzato nelle principali città del paese molte iniziative di protesta contro la probabile rielezione di Bouteflika.

E dopo?
Rispetto alle precedenti elezioni c’è stata una divisione all’interno dei poteri che, accanto al presidente, reggono l’Algeria: le Forze Armate, il Fronte Nazionale di Liberazione, che governa il paese dall’indipendenza del 1962, e la potente Direzione Informazioni e Sicurezza (DRS), retta dal 1990 da Toukfir, come viene chiamato il generale Mediène Mohamed. Quest’ultimo, un tempo molto vicino al presidente, ha appoggiato controvoglia la sua candidatura per un quarto mandato, ma non si è evidentemente trovato un successore che potesse mettere d’accordo quello che in arabo è chiamato nidham: il “sistema” costituito da presidenza, governo, esercito, amministrazione e magistratura. Al di là dell’elezione di Bouteflika, che appare comunque scontata, sarà interessante capire ciò che accadrà dopo: quali divisioni interne al “sistema” verranno fuori e quanto peso assumeranno le tensioni sociali e i nuovi movimenti popolari che si sono mobilitati contro la rielezione di Bouteflika.

Mostra commenti ( )