Come funziona il Senato, altrove

Cosa può fare e come viene eletta la camera alta in Spagna, Francia, Germania e altri paesi del mondo, per capire come giudicare la riforma proposta in Italia

Il disegno di legge costituzionale sul Senato e la riforma delle sue funzioni, presentato dal Consiglio dei ministri del governo Renzi la scorsa settimana, si basa su quattro punti fondamentali: i senatori non potranno votare la fiducia al governo né approvare leggi, non riceveranno indennità, non potranno approvare il bilancio e – soprattutto – non saranno eletti direttamente dai cittadini. Quest’ultimo punto rappresenta la critica principale che viene fatta al disegno di legge, proveniente anche da alcune parti dello stesso Partito Democratico (c’è una proposta di riforma alternativa presentata da Vannino Chiti).

Più volte Renzi ha detto però che la riforma non è modificabile – si basa su un accordo politico trovato con Berlusconi e Alfano – e ieri la ministra Maria Elena Boschi ha precisato: «Si tratta di un meccanismo previsto in altri ordinamenti come la Francia e la Germania, non è una stranezza inventata da questo governo». Se è vero che tra i grandi paesi europei solo in Spagna la seconda Camera è in gran parte elettiva, e che altrove l’elezione dei senatori è quasi sempre indiretta, nella sovrapposizione dei diversi sistemi bisogna tenere conto sia della forma dello stato con cui si fa il paragone (la Germania per esempio è uno stato federale) sia del sistema con cui i senatori vengono scelti o nominati (in Francia i senatori sono scelti da 150 mila grandi elettori, ed è da poco stato introdotto il divieto di cumulo tra le funzioni esecutive locali con il mandato di deputato o di senatore).