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  • giovedì 20 febbraio 2014

Eliot Ness fu davvero un eroe?

In America qualcuno vuole intitolare un edificio governativo al poliziotto che incastrò Al Capone – quello degli "Intoccabili" – ma altri obiettano che fu soltanto il film a renderlo una leggenda

Alcuni senatori degli Stati Uniti – i democratici Sherrod Brown dell’Ohio e Dick Durbin dell’Illinois, il repubblicano Mark Kirk sempre dell’Illinois – hanno recentemente annunciato l’intenzione di intitolare la sede nazionale del “Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives” – un’importante agenzia governativa statunitense che dipende dal Dipartimento della Giustizia – a Eliot Ness, l’agente federale che incastrò il gangster Al Capone per evasione fiscale durante il Proibizionismo, nel 1931. Per capirci: Eliot Ness era il poliziotto interpretato da Kevin Costner nel film di Brian De Palma Gli Intoccabili del 1987, ispirato proprio all’autobiografia di Ness pubblicata nel 1957. Quello in cui Al Capone, interpretato da Robert De Niro, disse la celebre frase: «Sei solo chiacchiere e distintivo».

Il film ha contribuito a rendere Eliot Ness un classico eroe positivo, nella cultura popolare americana, ma c’è chi ha criticato la proposta dei senatori e ha chiesto loro di ritirarla. Ed Burke, politico democratico di Chicago, ha detto: «Ci sono centinaia di eroici funzionari nelle forze dell’ordine che sarebbero meritevoli di ricevere quell’onore, ma Eliot Ness semplicemente non è uno di loro». Daniel Okrent, autore di un libro sul Proibizionismo, ha detto sarcasticamente: «piuttosto potremmo intitolare l’edificio a Batman». Secondo i critici Ness fu un normale poliziotto bravo e onesto, diventato una leggenda solo per la serie televisiva Boardwalk Empire e il film Gli intoccabili. La sua figura storica, insomma, non sarebbe all’altezza della fama che si conquistò, tanto che quando morì non gli vennero dedicate che poche righe sulla stampa statunitense.

Il Proibizionismo
Il divieto di vendere, produrre e importare bevande alcoliche fu inserito nella Costituzione americana con il Diciottesimo emendamento, che entrò in vigore il 17 gennaio 1920 e fu il grande trionfo del movimento proibizionista (sarà poi abolito il 17 febbraio del 1933 con l’approvazione del Blaine Act). Uno dei primi effetti del Proibizionismo fu che il governo degli Stati Uniti perse circa il 14 per cento delle sue entrate, che derivavano dalla tassazione degli alcolici. Un’altra delle conseguenza fu la consegna alla criminalità organizzata di una fonte di guadagno incomparabilmente più grande dei loro precedenti giri d’affari (gioco d’azzardo, sfruttamento della prostituzione ed estorsione): è stato stimato che il giro d’affari in alcol illegale era arrivato a circa 3 miliardi di dollari dell’epoca, cioè il 3 per cento del PIL nazionale.

La produzione di alcol, il contrabbando e la vendita illegale erano diventati affari così redditizi che le varie organizzazioni criminali si scontrarono violentemente per ottenerne il monopolio. Diverse ricerche storiche mostrano come tutti gli indici di criminalità si alzarono negli anni del Proibizionismo. Le bande, in genere, erano divise su base etnica: irlandesi contro italiani contro bande composte da ebrei. Uno di questi scontri, il famoso “massacro di San Valentino” tra la banda di Al Capone e i rivali irlandesi di Bugs Moran a Chicago nel 1929, fu anche un punto di svolta molto importante nella storia delle leggi sulle armi negli Stati Uniti. Spesso furono comunque gli italiani a vincere: tra loro, Joe Masseria e Salvatore Marranzano a New York e Al Capone a Chicago, che inventarono la classica figura del gangster, con abito gessato e fiore all’occhiello.

Al Capone ed Eliot Ness
Alphonse Capone nacque a Brooklyn il 17 gennaio del 1899 da due immigrati italiani. Entrò presto in contatto con piccole gang, abbandonò la scuola a undici anni e nel 1913 divenne parte dei Five Points Gang (celebre banda raccontata, tra l’altro, nel film Gangs of New York di Martin Scorsese). All’inizio degli anni Venti fu inviato a Chicago e lavorò per John Torrio. Fu diverse volte accusato di omicidio, ma sempre rilasciato per mancanza di prove. Fu anche arrestato per il possesso di armi illegali, ma scarcerato dopo nove mesi per buona condotta. Divenne ben presto uno dei boss più influenti della criminalità organizzata degli Stati Uniti, ormai in pieno Proibizionismo, gestendo scommesse clandestine, distribuzione e traffico di alcolici anche grazie alla vicinanza con diversi politici corrotti e spesso investendo i ricavati in attività lecite e legali. Nel 1930 fu dichiarato “nemico pubblico numero uno” dalla stampa statunitense e il direttore dell’FBI J. Edgar Hoover lo fece inserire nella lista dei ricercati più pericolosi.

Eliot Ness e Al Capone
Ness formò una squadra che si guadagnò ben presto il soprannome di “intoccabili” (intoccabili rispetto alla corruzione, piuttosto diffusa a quel tempo nella polizia di Chicago). Con i suoi agenti, e grazie a un complesso sistema di intercettazioni, esaminò tutte le transazioni finanziarie di Al Capone e dei suoi soci intraprendendo anche diversi sequestri di carichi di alcolici. Per lungo tempo non ottennero alcun risultato: nulla era direttamente intestato a Capone, che agiva sempre attraverso prestanome. Alla fine furono raccolte abbastanza prove per incriminare Capone e altri gangster per evasione fiscale e violazione della legge sul Proibizionismo.

Durante il processo gli avvocati difensori di Al Capone proposero un patteggiamento, che il giudice rifiutò. La sera prima del processo la giuria venne completamente sostituita perché si sospettava fosse stata nel frattempo corrotta. La nuova giuria condannò Al Capone a undici anni di carcere. Fu inizialmente inviato in una prigione di Atlanta, in Georgia, e poi trasferito ad Alcatraz, nell’isola al largo di San Francisco. Qui, ammalato di sifilide, gli vennero diagnosticati i primi segni di una forma di demenza. Internato in una struttura ospedaliera carceraria, fu liberato nel 1939 e si ritirò in Florida. Morì di arresto cardiaco il 25 gennaio del 1947 a Miami.

Nel frattempo – siamo nella seconda metà degli anni Trenta – Ness divenne direttore della pubblica sicurezza di Cleveland, sovrintendendo un’altra celebre indagine: quella sul cosiddetto “macellaio di Cleveland”, un assassino seriale che commise almeno 12 omicidi. Ness fallì: il serial killer non fu mai trovato e la sua carriera ne fu seriamente compromessa. Tentò di intraprendere la carriera politica come sindaco di Cleveland, investì in varie attività commerciali, ma in entrambi i casi non ebbe successo. Morì a 54 anni di infarto, dopo un lungo periodo di alcolismo.

Foto: Eliot Ness nel 1930.
(Hulton Archive/Getty Images)

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