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  • martedì 18 febbraio 2014

La lentissima televisione norvegese

Da anni un'emittente pubblica produce programmi molto inconsueti – diciotto ore di salmoni che risalgono la corrente, per esempio – ma di buon successo

In Norvegia da qualche anno si sta sperimentando un nuovo tipo di televisione che sta avendo un ottimo successo di pubblico. Il primo programma della serie è stato Bergensbanen – minutt for minutt, una diretta di sette ore e quattordici minuti del viaggio di un treno sulla linea ferroviaria che collega le città di Bergen e Oslo, la Bergensbanen: è stato trasmesso nel 2009 dall’emittente pubblica NRK, ottenendo una media di 176.000 spettatori e raggiungendo complessivamente un milione e duecentomila spettatori (in un paese che ha cinque milioni di abitanti). Il programma era basato sulla trasmissione delle immagini provenienti da una sola telecamera, posta in testa al treno, e non era guidato da nessuna regia: solo sette ore e quattordici minuti di paesaggi, stazioni, gallerie e ancora paesaggi.

Il successo della prima trasmissione ha spinto NRK a investire su questo tipo di programmi, definita slow television, e nel corso degli anni ha prodotto una serie di prodotti sulla stessa linea di Bergensbanen – minutt for minutt: tra questi Hurtigruten – minutt for minutt, la diretta lunga 134 ore del viaggio di una nave da crociera lungo la costa norvegese. Durante il weekend che era coinciso con la trasmissione, due milioni e mezzo di spettatori, circa la metà della popolazione norvegese, si erano sintonizzati sulla diretta. In questo caso c’era una regia e diverse telecamere montate sulla nave, ma il programma non era particolarmente più strutturato di quello del treno: solo molto, molto più lungo, e nemmeno più movimentato. Per 134 ore non succede mai niente e c’è spesso molta nebbia.

Come ha raccontato Richard Gizbert in un approfondimento di Al Jazeera, programmi come questi – un altro mostra diciotto ore di salmoni che risalgono il fiume – «a prima vista sembrano noiosi, perché effettivamente sono noiosi». Ed è in effetti piuttosto sorprendente che abbiano un così vasto successo di pubblico. Le lunghe dirette della NRK non hanno una trama, dialoghi o sviluppi drammatici: insomma, non hanno nessuno degli elementi che normalmente rendono interessante e di successo un programma televisivo. In molti li hanno paragonati a quei canali che trasmettono solo ore e ore di caminetti scoppiettanti e che vengono usati per creare un po’ di atmosfera il giorno di Natale. Tuttavia Rune Moklebust, produttore della serie, insiste sul valore delle trasmissioni e ha spiegato che «la slow tv è molto diversa da come tutti, me incluso, hanno sempre pensato che la televisione dovesse essere fatta. La televisione è prodotta nello stesso modo ovunque e cambiano solo gli argomenti e i temi. Questo è un modo diverso di raccontare una storia, è molto strano: più diventa strano, più funziona».

In un certo senso, quindi, la forza della slow tv è proprio il suo essere l’opposto dei normali programmi televisivi. Come ha spiegato a TIME Oystein David Johansen, un critico televisivo norvegese, la gente guarda le lunghissime trasmissioni con un senso di morbosa fascinazione, come quello di alcuni spettatori della Formula 1 che guardano aspettando che succeda qualcosa, un sorpasso o un incidente. Ma c’è anche un altro aspetto del successo della slow tv, come ha spiegato al Wall Street Journal Roel Pujik, professore di media alla Lillehammer University College, l’altissimo tasso di coinvolgimento degli spettatori, soprattutto sui social network, dove i programmi vengono commentati moltissimo (e spesso ironicamente).

Nonostante il dibattito sul reale valore di questo tipo di televisione, il successo di pubblico è stato mediamente piuttosto buono. Come ha raccontato l’Independent, inoltre, il 4 per cento del pubblico che ha assistito alle 134 ore di diretta streaming dalla nave da crociera era inglese. Questo fa pensare che il successo della televisione lenta non sia, come in molti hanno argomentato, una cosa solo da noiosi norvegesi: e infatti una casa di produzioni televisive statunitense di recente ha acquistato da NRK i diritti per produrre versioni americane del format norvegese.

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