• Cultura
  • giovedì 13 Febbraio 2014

40 anni da Robbie Williams

Una playlist e un po' di fotografie su uno che è diventato quello che George Michael non è più, e infila una canzonetta dopo l'altra

Oggi il cantante inglese Robbie Williams compie 40 anni. Queste sono le dieci canzoni che Luca Sofri, peraltro direttore del Post, aveva scelto per il suo libro Playlist, integrate con tre di quelle più recenti.

La cosa impressionante di Robbie Williams è l’effetto che fa sulle ragazze. Non è particolarmente bello, ma fa perdere la testa alle più insospettabili, dalle irriducibili cultrici della musica magrebina alle snob che di solito sputerebbero in faccia a chiunque si avvicini ai primi cinquanta posti della classifica. Lui di solito li occupa tutti e cinquanta, è diventato quello che George Michael non è più, e infila una canzonetta usa e getta dopo l’altra, una meglio dell’altra. È dannatamente bravo, la miseria.

Back for good

(Nobody else, 1995)
“Back for good” è una grandiosa melassata dei tempi dei Take That, che se finisce su queste pagine è solo perché se ne trova in rete una versione dal vivo di Robbie Williams in cui lui trascina il pubblico di ragazzine appassionate nel coro sulla strofa, e poi con un colpo di genio trasforma il ritornello in un pezzo punk durissimo e spietato, tutto chitarra e batteria e lui che urla neanche fosse Sid Vicious. Una versione dello stesso genere assieme al suo ex socio Mark Owen sta sul DVD “What we did last summer”.
(Nel video è dal minuto 2.27 circa)

Let me entertain you

(Life thru a lens, 1997)
“Lasciate che vi diverta”: una precoce dichiarazione d’intenti, ampiamente rispettata, ampiamente rock.

Strong

(I’ve been expecting you, 1998)
“You think that I’m strong: you’re wrong, you’re wrong”
 Robbie Williams lo va dicendo ancora oggi, che quello che vediamo non è lui, che per andare sul palco deve convincersi di essere un altro eccetera. D’altronde, al posto suo, cosa fareste? E quanto è Beatles (via Tears for Fears) il passaggio “step inside the sun…”?

Supreme
(Sing when you’re winning, 2001)
“All the best women are married, all the handsome men are gay”.
 Poi un ritornello appiccicosissimo e, ciliegina, la lunga citazione di “I will survive” di Gloria Gaynor (sul cui tema gira più mimeticamente tutta la canzone).
The road to Mandalay
 (Sing when you’re winning, 2001) Mandalay è la seconda città della Birmania, e ha un milione di abitanti. La strada per Mandalay era già stata una poesia di Kipling divenuta una canzone di Sinatra. Robbie Williams invece non ne racconta granché, associando un viaggio orientale a un consuntivo di traversie e sbagli fatti.

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