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  • venerdì 31 gennaio 2014

Gli affari di Dieudonné

Il comico francese inventore del gesto della "quenelle" è sotto inchiesta per riciclaggio di denaro, insolvenza fraudolenta e frode fiscale

I giornali francesi, e non solo, da settimane continuano a occuparsi di Dieudonné, il comico francese famoso soprattutto per il gesto della “quenelle”, un movimento del braccio per dare un messaggio politico molto discusso, che per alcuni rappresenta una semplice provocazione contro il sistema mentre per altri è una esplicita dichiarazione antisionista. Dieudonné, che ha creato intorno ai suoi spettacoli un vero e proprio “sistema” commerciale molto redditizio (vende di tutto, dalle penne alle custodie per iPhone, dalle magliette agli abbonamenti per accedere al suo sito), si trova ora al centro di una serie di indagini per riciclaggio di denaro, insolvenza fraudolenta e frode fiscale. Il 28 gennaio scorso, le sue numerose proprietà, il teatro di Parigi in cui si esibiva e la sede di due società che gestiscono i suoi affari sono stati perquisiti. Le indagini riguardano in particolare tre diversi filoni.

La procura di Parigi dovrà innanzitutto determinare la destinazione delle donazioni richieste da Dieudonné ai suoi seguaci in diversi video messi online. L’ipotesi è che tali donazioni siano state usate dal comico per rilevare – al prezzo di 551mila euro e tramite il conto bancario della società della compagna Noémie Mountain – la sua casa che era stata messa sotto sequestro e poi all’asta perché Dieudonné doveva al fisco circa 887mila euro (riguardanti tasse non pagate tra il 1997 e il 2005). Se questo venisse confermato Dieudonné rischierebbe sei mesi di reclusione e 45mila euro di multa. Questa inchiesta è stata avviata la scorsa settimana, dopo una denuncia della Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo (Licra) che aveva portato all’attenzione della procura i video in cui Dieudonné lanciava appelli per le donazioni. Ad esempio, in un video pubblicato sul suo sito l’8 gennaio del 2013, Dieudonné diceva:

«L’amministrazione mi vuole. Vogliono la mia pelle. ( … ) Hanno intenzione di mettere all’asta la mia casa, che ho già pagato e che dovrò ripagare ( … ). Se volete aiutarmi, potete farlo. Se riuscirò a raccogliere la somma di 550 mila euro resterò proprietario della mia casa. Inviate la somma…»

La seconda accusa per cui Dieudonné risulta indagato è riciclaggio di denaro. Tramite i conti bancari di parenti, amici e società riconducibili a lui avrebbe infatti trasferito in Camerun più di 400mila euro a partire dal 2009, di cui 230mila nel corso del 2013. La terza inchiesta riguarda infine l’ipotesi di una complessa organizzazione per frodare il fisco di cui sarebbe l’ideatore. Dieudonné – che è molto vicino a Alain Soral, ex dirigente del Front National di Jean-Marie Le Pen, conosciuto per le sue teorie del complotto portato avanti a livello globale da banche, massoneria, Israele e Stati Uniti e a Robert Faurisson, professore di letteratura francese all’università di Lione e una delle figure centrali nella diffusione del negazionismo – è stato condannato più volte per incitazione all’odio, offese razziste e dichiarazioni antisemite ma non ha mai pagato i suoi debiti.

La somma totale è di più di 65mila euro che lui sostiene di «non avere». In effetti, pur essendo le società che si occupano della sua immagine e dei suoi spettacoli gestite dalla compagna e da persone a lui vicine, il suo nome non compare da nessuna parte, come spiegato da Le Monde in un articolo del 3 gennaio scorso. Eppure, tra la fine del 2010 e la fine del 2012 il fatturato della società di produzione che gestisce gli spettacoli di Dieudonné è passato da 837mila euro a 1 milione e 800mila euro con un netto che, nello stesso periodo, è quasi quadruplicato: 62mila euro nel 2010, 230mila nel 2012. 

All’inizio di gennaio il Consiglio di Stato francese, su richiesta del ministro dell’Interno Manuel Valls, ha vietato al comico «per ragioni di ordine pubblico» di esibirsi, cancellando molte serate in diverse città della Francia. Lo spettacolo intitolato Le Mur e già andato in scena a Parigi, conteneva «gravi violazioni a una serie di valori e principi tra cui quello della dignità della persona umana sancito nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino e inscritto nella tradizione repubblicana francese». «Cercano lo scontro fisico con me, dunque tornate a casa cantando la Marsigliese», aveva commentato il comico.

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