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  • lunedì 27 gennaio 2014

«È una rivoluzione»

Il racconto di Ilya Varlamov, che è andato a vedere di persona cosa sta succedendo a Kiev: in piazza ci sono tutti, ma sono tutti d'accordo soltanto su una cosa

Ilya Varlamov è un giovane fotografo russo che ha un blog su Live Journal e che in questi giorni si trova a Kiev, in Ucraina, dove da alcuni giorni è iniziata una fase piuttosto violenta della protesta che prosegue dal 21 novembre scorso, quando il governo del presidente Viktor Yanukovich ha interrotto il dialogo con i leader dell’Unione Europea rifiutando un accordo di libero scambio e provocando le reazioni dei tantissimi cittadini ucraini invece favorevoli. Quelli che seguono sono il suo racconto e le sue foto: le didascalie delle foto, che raccontano informazioni e dettagli sulle proteste, sono scritte dallo stesso Varlamov.

Sono andato a Kiev. Sono andato a vedere di persona cosa sta succedendo. Naturalmente, un’ora dopo essere arrivati a piazza Indipendenza, si inizia a capire che tutto quello che avete letto in decine di articoli e che avete visto in tv è una schifezza totale. Quindi cercherò di spiegare il più obiettivamente possibile questa nuova ondata rivoluzionaria a Kiev.

Solitamente i giornalisti cercano di rispondere alla domanda: «Chi è venuto a piazza Indipendenza [Maidan] e perché». A seconda della tendenza politica dei vari media, la risposta è diversa. Alcuni dicono che si tratta di «fascisti che sono venuti a linciare i Moscali (dispregiativo usato in Ucraina per indicare i moscoviti e i russi in generale)». Alcuni dicono che sono «straccioni e scansafatiche che non hanno niente di meglio da fare» e «istigatori finanziati dal governo». In realtà, non c’è una risposta univoca. E quelle che sono emerse sono completamente differenti. Ricordate come un paio di anni fa a Mosca si parlasse soltanto di “cittadini arrabbiati”? A Kiev ci sono tutti e tutti insieme: potete vedere tifosi di calcio, pensionati, impiegati. Un’amabile signora versa liquido incendiario nelle bottiglie molotov dei nazionalisti, il manager di una grande azienda sta portando rifornimenti a uno studente.

Mi sembra che in questo momento queste persone non abbiano un piano specifico, né un’idea di cosa fare dopo. Naturalmente, preso singolarmente, ognuno ha il suo piano per «salvare l’Ucraina». Per alcuni di loro «c’è bisogno di un paio di casse di fucili e di granate per sistemare in fretta le cose». Per altri «bisognerebbe chiedere un aiuto alla comunità internazionale e portare le truppe delle Nazioni Unite». In questo momento non c’è però alcuna idea centrale e collettiva su cosa fare, un’idea che possa unire e dare una direzione alle persone a piazza Indipendenza.

L’unica cosa del tutto chiara è che sono venuti qui contro Yanukovich.

Alle barricate in fiamme arrivano persone che sono venute a sfogare la rabbia e il risentimento che hanno accumulato nel corso degli anni – per gli eccessi dei poliziotti, per la corruzione, per la ricchezza dei potenti, per la stupidità dei funzionari che si sono svenduti. Un uomo anziano, di circa 80 anni, si avvicina a dei ragazzi giovani con una maschera e chiede una bottiglia molotov. Gli dicono: «Nonno, sei sicuro di poterla lanciare abbastanza lontano?». Risposta: «Dammene solo una, voglio mostrare a queste bestie che non possono trattarmi in questo modo».

Purtroppo gli ucraini non hanno avuto fortuna con l’opposizione. La folla per le strade non è controllata da nessuno. Klichko e i suoi hanno incontrato Yanukovich ieri. Più tardi sono andati dalla gente, fuori, hanno cominciato a dire qualcosa ma nessuno gli ha creduto. E nessuno vuole seguirli. La gran parte della massa di persone, qui, è completamente non politicizzata. Vogliono cacciare a calci in culo Yanukovich e i suoi. Ognuno ha le proprie rimostranze e una propria visione del futuro.

Ci sono battaglie per le strade di Kiev, al momento: battaglie vere. Purtroppo Yanukovich è lontano, così la Berkut (la polizia speciale ucraina) e i soldati devono fare la parte del culo di Yanukovich. Il paesaggio a Kiev è spaventoso. Fumo nero, barricate in fiamme ed esplosioni continue. Le luci delle bombe della Berkut e i fuochi dei manifestanti nelle strade. Da una parte all’altra ci sono sparatorie e ci sono già le prime vittime (2 o 5, in base alle diverse fonti).

Andiamo sulle barricate?

Ho affittato una camera nell’hotel “Dnepr”, in centro, su piazza Europa. Arrivo fino all’ingresso principale, tutte le porte sono chiuse, le luci sono spente. Un gruppo di uomini con il casco e delle protezioni appese lì vicino mi saluta: «Benvenuto a Kiev, signore». Mi hanno confuso con un turista straniero. Ridono. Scopro che nell’hotel si può entrare solo attraverso un bar lì vicino. L’uomo della security apre la porta e mi conduce attraverso dei corridoi bui nell’atrio. Le luci sono spente in modo da non attirare l’attenzione. L’hotel si trova quasi in prima linea.

Le didascalie delle foto, che raccontano informazioni e dettagli sulle proteste, sono scritte da Ilya Varlamov.

Ci sono tre miti molto comuni su quello che sta accadendo in piazza Indipendenza.

1. “Hanno distrutto l’intera città”

Non è vero. Quasi tutte le cose “violente” che si vedono nelle foto stanno accadendo in una piccola piazza vicino all’ingresso dello stadio della Dinamo. È un quartiere pieno di uffici ed edifici governativi, fuori da questa zona la vita è piuttosto tranquilla. C’è fumo nero e fuoco in tutte le foto: si tratta per lo più di pneumatici in fiamme. Non c’è un danno tangibile agli edifici. Purtroppo un negozio è bruciato la scorsa notte nei pressi delle barricate, come risultato di una molotov lanciata male. Anche la statua di Lobanovsky, nell’epicentro dei combattimenti, è stata coperta con un panno per evitare danni. Nel complesso, i manifestanti sono molto attenti a rispettare le proprietà altrui. Non ci sono finestre rotte, non ci sono atti di vandalismo e tutti i saccheggiatori vengono catturati e puniti. Il quadro sembra apocalittico ma le cose non sono così male.

2. “Questa non è una rivoluzione”

Non è vero. È una vera rivoluzione. Da due mesi il centro di Kiev è nelle mani dell’opposizione. Diversi edifici governativi sono stati sequestrati. Il lavoro di molti uffici governativi è stato paralizzato. L’opposizione ha creato barricate per recintare zone che le autorità non sembrano essere in grado di conquistare. Nonostante le temperature glaciali, decine di migliaia di persone si sono riunite per le strade negli ultimi due mesi. Hanno organizzato dei sistemi di difesa. C’è un ordine perfetto tra i manifestanti, sono nutriti e vestiti, stanno mettendo insieme i loro soldi per raccogliere altri equipaggiamenti. La cosa più importante: le persone al potere non sono in grado di ristabilire l’ordine. La polizia non è riuscita a prendere d’assalto le barricate. Farò un post a parte su questo, ma credetemi, l’unico modo per smantellare questa situazione è far intervenire l’artiglieria pesante. Che cosa è questa se non una rivoluzione?

3. “L’intero centro di Kiev è paralizzato, le persone comuni non riescono a vivere pacificamente”

Non è vero. Kiev continua a vivere la propria vita. Tutti i negozi e i caffè stanno lavorando, la gente va a lavorare, a studiare nelle università, si sposa, divorzia e persino muore di morte naturale. La maggior parte della popolazione di Kiev non è disturbata da quanto sta succedendo. Le uniche persone che sono disturbate sono i turisti. Alcuni negozi e caffè del centro hanno dovuto chiudere. Chi vive in pieno centro sta avendo qualche problema. Ma la città non è paralizzata.

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