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  • venerdì 17 gennaio 2014

I video segreti dalla Corea del Nord

Realizzati illegalmente con videocamere e telefonini, raccolti in un documentario: mostrano le condizioni della popolazione tra molta povertà e qualche segno di ribellione

Martedì 14 gennaio la televisione pubblica statunitense Public Broadcasting Service (PBS) ha trasmesso il documentario “Secret State of North Korea” (“Lo Stato segreto della Corea del Nord”), realizzato grazie alle immagini girate di nascosto da cittadini nordcoreani e fatte uscire illegalmente dal paese attraverso il confine con la Corea del Sud e la Cina. Le immagini mostrate dal documentario della PBS hanno una definizione piuttosto bassa – sono state girate con telefonini e piccole videocamere portate segretamente in territorio nordcoreano – ma sono una testimonianza importante della vita di tutti i giorni in Corea del Nord, uno dei paesi più inaccessibili e con uno dei regimi più autoritari al mondo. Il documentario, diretto dal regista britannico James Jones (che in passato aveva girato altri documentari per BBC e Channel 4), è stato realizzato con la collaborazione di Asia Press, un’organizzazione giapponese che lavora con una rete di contatti segreti in Corea del Nord.


Il documentario racconta dello “Stato segreto” in Corea del Nord, cioè di un movimento di persone (difficilmente definibile e quantificabile) che cercano di raccontare la vita dei nordcoreani facendo trapelare fuori dal paese informazioni di ogni tipo – immagini, video e testimonianze – grazie a diversi supporti – telefoni cellulari, piccole videocamere, pen drive, dvd, eccetera. Questo, che in altri paesi sarebbe considerata normale opposizione politica, in Corea del Nord si trasforma in un lavoro molto pericoloso: chi si oppone al regime è punito con pene severissime, molto spesso con la morte e chi lo fa agisce in condizioni di estrema segretezza. Creare una rete organizzata su tutto il territorio nordcoreano è pressoché impossibile: non esiste una sigla, un partito, un’organizzazione unica di dissidenti e oppositori, ma diverse. Una di queste è Asia Press, organizzazione non governativa giapponese che ha tra i suoi obiettivi quello di «addestrare i nordcoreani a fare i giornalisti» per permettere di «esprimersi liberamente e cambiare la società» in cui vivono.

James Jones ha spiegato che il documentario è nato seguendo e filmando le attività di Asia Press per sei mesi, tenendo come base operativa il Giappone: il racconto delle misere condizioni di vita cui sono costretti i nordcoreani è reso ancora più impressionante dalle immagini che accompagnano il documentario: file di persone vestite con stracci che trasportano pietre, bambini che fanno accattonaggio per le strade e cercano cibo nella spazzatura, ma anche una ristretta élite e Pyogyang, la capitale, il cui stile di vita assomiglia molto alle immagini ufficiali diffuse dal regime nordcoreano all’estero.

Tra le cose più curiose che emergono dal documentario c’è per esempio il funzionamento dei grandi magazzini: PBS ha mostrato le immagini di un “contatto” di Asia Press che va in un grande magazzino a Pyongyang e scopre che buona parte della merce esposta – vestiti e birra, per esempio – in realtà non è in vendita. Il documentario mostra anche alcune forme di protesta nei confronti dei funzionari del regime e del dittatore Kim Jong-un: è il caso di un gruppo di soldati che sta costruendo una ferrovia per collegare il luogo di nascita di Kim Jong-un con Pyongyang, che si lamentano per essere costretti a lavorare al freddo e in condizioni molto difficili; oppure di critiche fatte da alcuni funzionari locali su quanto sia giovane il leader nordcoreano e che per questo non dovrebbe essere al potere.

I giornalisti hanno avuto anche l’occasione di intervistare uno dei contatti di Asia Press in Corea del Nord, un impiegato statale che per cinque anni ha fatto uscire dal paese di nascosto video e immagini girate in Corea del Nord. In un’intervista, naturalmente in forma anonima, il contatto ha detto di essere consapevole che quello che sta facendo è molto pericoloso, se venisse scoperto sarebbe ucciso immediatamente. «Ma devo farlo, un giorno qualcosa cambierà», ha detto.

Riguardo quello che ha scoperto sulla Corea del Nord, il regista James Jones ha detto:

«Ciò che mi ha sorpreso di più non è stata la povertà e nemmeno le misere condizioni di vita delle persone che vivono lì, anche se sono indubbiamente scioccanti. La cosa che mi ha stupito davvero è stato l’atteggiamento di nordcoreani ordinari – molti di loro donne – che sfidano le autorità in modi che anche negli Stati Uniti o in Inghilterra penseresti: “Wow, sono coraggiosi”. Ma vederlo succedere in un regime dittatoriale e autoritario è davvero notevole.»

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