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  • domenica 22 Dicembre 2013

Si può barare a scacchi?

Con gli smartphone è più facile, e c'è una lunga serie di casi dubbi: la storia di un giocatore bulgaro squalificato diverse volte ma mai incastrato veramente

All’inizio dello scorso maggio, mentre stava giocando una partita contro l’americano Maxim Dlugy in un torneo di scacchi a Blagoevgrad, in Bulgaria, il ventiseienne bulgaro Borislav Ivanov fu espulso dal torneo e poi squalificato dalla Federazione Scacchistica Bulgara per quattro mesi, prima di annunciare il suo ritiro dal mondo degli scacchi (poi subito ritrattato). Le cose andarono così: poco prima dell’inizio della partita, Dlugy si era accorto che Ivanov camminava in modo strano e quindi, dopo essersi tolto le scarpe, chiese agli organizzatori di far togliere le scarpe anche a Ivanov, per verificare che anche lui non nascondesse niente. Ivanov rifiutò di togliersi le scarpe e la federazione lo squalificò.

Ripercorrendo rapidamente le vicende di Ivanov, che da allora è stato coinvolto in altri episodi del genere, l’Independent si è chiesto se e come sia possibile barare nei tornei di scacchi professionistici.

Nei mesi precedenti il torneo di Blagoevgrad, Ivanov aveva sorpreso moltissimi commentatori e giocatori di scacchi professionisti per essere riuscito a battere – peraltro molto velocemente – giocatori sulla carta molto più forti di lui e più in alto nel ranking mondiale, in diversi tornei in giro per l’Europa. La cosa ulteriormente sorprendente è che le mosse di Ivanov erano pressoché identiche a quelle che avrebbe giocato Houdini, uno dei più noti software di scacchi in circolazione (l’altro è HIARCS). In un articolo dello scorso novembre, commentando la vittoria del ventiduenne Magnus Carlsen contro l’indiano Viswanathan Anand, lo scrittore Paolo Maurensig – noto appassionato di scacchi e autore del libro La variante di Lüneburg – aveva notato come le mosse vincenti escogitate da Carlsen non fossero state neppure prese in considerazione dai vari programmi di scacchi.

La popolarità di Ivanov negli ultimi anni crebbe insieme al sospetto che avesse trovato un modo infallibile per barare, sebbene nessuno ne avesse le prove, tanto che nel giro – dove dare nomignoli e soprannomi è pratica diffusa – cominciò a essere noto come il “James Bond degli scacchi”.

All’inizio di dicembre, durante un torneo a Navalmoral de la Mata, nel nord della Spagna, altri giocatori hanno ripetutamente accusato Ivanov di nascondere un qualche dispositivo elettronico che consultava nelle pause concesse per andare in bagno. In una serie di scene anche piuttosto imbarazzanti, scrive l’Independent, i giudici perquisivano di volta in volta Ivanov alla ricerca del dispositivo, senza trovare nulla. Alla fine del quarto turno cercarono nelle scarpe e non trovarono niente (neppure con il metal detector, che ormai viene utilizzato regolarmente nei tornei); poi un giocatore si accorse di una “protuberanza sospetta” sotto la camicia di Ivanov, la afferrò e disse che al tatto gli era sembrato un oggetto simile a un lettore MP3. Quando un altro giocatore segnalò la stessa cosa, e i giudici trovarono “una specie di cinghia intorno al petto”, Ivanov abbandonò volontariamente il torneo.

Ivanov, che ha sempre negato di fare ricorso a trucchi di qualsiasi genere, ha detto: «C’è gente che mi accusa di utilizzare dotazioni tecniche che forse solo la NASA: ho sentito persino alcuni dire che avrei un satellite personale che mi comunica le mosse durante le partite». Poi ha concluso: «Non sono un genio e neppure un baro, sono solo un ragazzo che vuole divertirsi giocando a scacchi».

L’Independent riporta altri casi di giocatori colti a barare e poi squalificati o esclusi dai tornei. L’italiano Loris Cereda, ex sindaco di Buccinasco, fu espulso (e poi riammesso) dalla Federazione Scacchistica Italiana con l’accusa di aver utilizzato degli occhiali scuri dotati di una microcamera tramite cui registrare le mosse dell’avversario e inviarle a un altro giocatore, in attesa di suggerimenti. Altri tre giocatori francesi furono sospesi nel 2011 per essersi scambiati suggerimenti via SMS durante i tornei (“muoviti e mandami qualche mossa!”, si leggeva in uno di quei messaggi).

Secondo l’Independent, barare a scacchi non è una pratica comune, ma neppure sconosciuta. Gawain Jones, maestro di scacchi e campione britannico nel 2012, ha scritto che oggi grazie a un’applicazione su uno smartphone è possibile battere molti campioni di scacchi, e ha anche detto che i successi di Ivanov sono tanto più sospetti se si considera l’enorme differenza tra le giocate nei tornei in cui gioca bene e quelli in cui gioca male. Secondo Jones, controlli più severi e squalifiche per periodi di tempo molto lunghi renderebbero ancora più rischiosa e improbabile la possibilità di barare: in alcuni tornei, scrive Jones, i giocatori non possono tenere accesi i telefoni durante le partite ma nessuno, teoricamente, vieta loro di riaccenderli quando vanno in bagno e poi spegnerli prima di tornare al tavolo.

Nel campionato mondiale di scacchi del 2006, giocato a Elista in Russia, il campione russo Vladimir Kramnik fu accusato di aver barato durante la partita contro il campione bulgaro Veselin Topalov: il caso divenne noto proprio come “Toiletgate”, perché – secondo le accuse – le frequenti visite di Kramnik in bagno servivano in verità a consultare le mosse suggerite dal computer (e da allora si è iniziato a utilizzare i metal detector nei tornei ufficiali).

La Federazione Internazionale degli Scacchi (FIDE, Fédération internationale des échecs) si è detta dispiaciuta dei danni provocati da Ivanov al mondo degli scacchi professionistico, e ha espulso ufficialmente Ivanov preannunciando misure più severe per prevenire e scoraggiare ogni tentativo di falsare le partite. Sebbene la sua reputazione ne sia uscita fortemente compromessa nel giro dei giocatori professionisti, Ivanov ha rimediato una certa popolarità nel giro parallelo di giocatori dilettanti sparsi in rete, che ora lo vedono come una specie di anti-eroe, uno capace di farla (quasi) sempre franca, e studiano tutte le sue mosse per capire quando sono suggerite da un software e quando no.

foto: Chung Sung-Jun/Getty Images