• Italia
  • martedì 26 novembre 2013

Com’è andata con la grazia per Berlusconi

Lo spiega alla Stampa Fabrizio Cicchitto, che dice che due soluzioni c'erano ma il PdL le ha demolite

In un’intervista con Francesco Grignetti della Stampa, il deputato del PdL Fabrizio Cicchitto – passato ora al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano – parla della possibilità di grazia per Silvio Berlusconi, smontando alcune teorie dello stesso Berlusconi sulle intenzioni di Giorgio Napolitano. E spiegando che malgrado non ci siano state reali trattative, due soluzioni fossero secondo lui possibili, ma sono state affondate dagli atteggiamenti di una parte del PdL.

Cicchitto, scusi, che cosa è accaduto di riservato?
«Di sicuro, nessuna trattativa. Non mi risultano impegni segreti di Napolitano. L’unica cosa che Napolitano ci ha chiesto, al momento di accettare una rielezione che noi gli abbiamo chiesto per disperazione, è stata la nascita di un governo dalla durata congrua. E dico subito che Berlusconi sbaglia nel considerare il Capo dello Stato come il grande regista della sua liquidazione. È con la magistratura politicizzata e con il mondo editoriale e finanziario che sta alle sue spalle che deve prendersela, non con Napolitano, che è stato una parte terza, e anzi l’ha ricevuto al Quirinale anche dopo la condanna, segnale implicito di riconoscimento politico».

Se non trattative, chiniamoli sondaggi.
«Quelli sì: sondaggi ci sono stati, di tutti noi, in tutte le direzioni, per cercare di capire come venire fuori dal guaio grandissimo di ritrovarsi con un leader che subisce una condanna definitiva».

Sondaggi propedeutici a prendere decisioni
«Che però sono altra cosa da patti non rispettati».

E che cosa aveva capito, lei, dai suoi sondaggi?
«Che erano possibili due strade. Berlusconi poteva dimettersi spontaneamente, creando così le condizioni per un intervento “motu proprio” di Napolitano, che gli avrebbe potuto concedere la grazia, e così, sia pure con enormi difficoltà, avrebbe conservato un certo spazio di agibilità politica. Oppure Berlusconi avrebbe potuto non dimettersi, criticando aspramente la sentenza, ma lasciando che i figli, i quali ne erano prontissimi, fossero loro a presentare, oppure gli avvocati, la richiesta di grazia.

(Continua a leggere sulla rassegna stampa dell’Istituto Treccani)

(Foto: Mauro Scrobogna / LaPresse)

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