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  • venerdì 22 Novembre 2013

Tutti i complotti per uccidere Kennedy

Ne sono stati ipotizzati moltissimi ma quasi nessuno ha passato lo scrutinio degli esperti: quasi

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

Secondo un sondaggio compiuto tra il 7 e il 10 novembre 2013 dalla Gallup, una della più importante società di sondaggi degli Stati Uniti (per quanto non più affidabile come un tempo), il 61 per cento degli americani ritiene che Lee Harvey Oswald, l’assassino di John Fitzgerald Kennedy, non agì da solo. In altre parole, circa due terzi degli americani credono ad almeno una teoria del complotto sull’assassinio di Kennedy.

Le teorie del complotto
Su qual è la cospirazione responsabile di aver armato Oswald c’è l’imbarazzo della scelta. Vincent Bugliosi, uno dei principali esperti di teorie del complotto sull’assassinio di Kennedy, ha contato 42 gruppi, 82 assassini e 214 persone coinvolte nei vari complotti che sono stati proposti negli ultimi 50 anni. In questo lasso di tempo quasi ogni organizzazione o gruppo di interesse mondiale è stata incolpata almeno una volta di aver avuto a che fare con la morte di Kennedy.

Il sondaggio Gallup ha anche misurato quali teorie del complotto sono più diffuse tra il pubblico americano. La mafia e il governo americano condividono il primo posto: 13 per cento degli americani crede che ad uccidere Kennedy sia stata la prima ed un altro 13 per cento da la colpa all’altro. Al secondo posto c’è la CIA, con il 7 per cento. Seguono Fidel Castro, i poteri economici, quelli politici e i gruppi razzisti. Il 40 per cento degli americani crede al complotto, ma non saprebbe dire di chi.

La storia delle teorie del complotto
Le teorie del complotto cominciarono a circolare poche settimane dopo l’assassinio di Dallas, complice la storia effettivamente straordinaria di quei quattro giorni. All’epoca come oggi, sembrava impossibile che il presidente degli Stati Uniti potesse venire ucciso da un semplice ragazzo con un fucile, come Lee Harvey Oswald. Inoltre la morte dello stesso Oswald (ucciso due giorni dopo Kennedy, il 24 novembre 1963, da un’altra “persona normale”, Jack Ruby) sembrava fatta apposta per suscitare ulteriori sospetti.

Il primo articolo in cui venne ipotizzato un complotto per uccidere Kennedy fu un testo lungo cinque pagine scritto da Mark Lane, attivista per i diritti civili. L’articolo venne pubblicato il 19 dicembre del 1963, poco meno di un mese dopo l’assassinio, sul National Guardian, un settimanale di sinistra radicale.

L’articolo di Lane venne seguito subito da molti altri. Il 21 dicembre The New Republic pubblicò un articolo intitolato “Il seme del dubbio”, mentre l’articolo di Lane venne ampiamente ripreso in Europa, soprattutto dalla stampa di sinistra. In Italia venne tradotto da Paese Sera e da Oggi. In Francia venne tradotto dal quotidiano Libération. Pochi mesi dopo, nell’aprile del 1964, veniva pubblicato Who killed Kennedy?, di Thomas Buchannan, il primo libro che metteva insieme in modo strutturato una teoria del complotto e le prove per supportarla.

Nei mesi e negli anni successivi gli articoli e i libri sulle tesi cospirazioniste si sono moltiplicati. Secondo alcune stime sono stati scritti tra i mille e i duemila libri in lingua inglese sulle cospirazioni intorno all’assassinio di Kennedy. Il 95 per cento dei quali, secondo Bugliosi, è pro-cospirazione e anti-commissione Warren, la commissione di indagine che produsse il primo rapporto ufficiale sulla morte di Kennedy.

Il più celebre esempio di cospirazionismo è probabilmente il film di Oliver Stone, Jfk – un caso ancora aperto, del 1991. Nel film si ipotizza che Oswald sia stato il mezzo utilizzato da un’ampia cospirazione che coinvolse la CIA, l’FBI, potenti gruppi economici che nel film non vengono nominati e il vice presidente, diventato presidente dopo la morte di Kennedy, Lyndon Johnson. Oggi anche personaggi importanti come il segretario di Stato John Kerry dichiarano apertamente di non credere che Oswald agì da solo.

Le prove del complotto
In questi giorni sono stati pubblicati diversi articoli che cercano di spiegare il perché della proliferazione e della persistenza delle teorie del complotto (qui trovate un lungo articolo del Washington Post, ma della mente dei complottisti più in generale avevamo parlato anche qui sul Post). Queste spiegazioni in genere hanno a che fare con il fatto che per la mente umana è difficile accettare che l’uomo più potente del mondo possa essere ucciso da un folle che agisce da solo.

Ci sono anche altre motivazioni: diversi elementi nella ricostruzione ufficiale dell’omicidio di Dallas hanno per molto tempo lasciato spazio a dubbi e interpretazioni alternative. In alcuni casi i più celebri cospirazionisti sono stati molto abili a sfruttare queste falle più o meno apparenti e a dipingere la ricostruzione ufficiale come fondata su fatti assurdi e inspiegabili.

Fred Kaplan, in un articolo su Slate, ha cercato di mettere insieme le prove più convincenti del complotto e alcuni degli elementi più inspiegabili di quello che accadde il 22 novembre 1963 (senza nessuna pretesa di esaustività: per fare un’opera completa a Bugliosi sono serviti un libro e più di 1.600 pagine).

Al centro di quasi tutte le teorie della cospirazione c’è la tesi per cui Oswald non fu il solo a sparare quel giorno, come nella teoria del “single shooter” (il singolo tiratore in inglese), accettata dalla commissione Warren, ma non da una successiva commissione della Camera dei Rappresentanti nel 1976. Apparentemente ci sono molti elementi che fanno pensare che a sparare sia stata più di una persona.

Ecco in breve i fatti di quel giorno. Alle 12.30 del 22 novembre 1963 il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, il governatore del Texas John Connally e le loro mogli stavano attraversando Dallas su un’automobile aperta. Quando l’auto svoltò in Dealay Plaza ci furono tre spari in rapida successione. Kennedy e Connally vennero entrambi feriti. Kennedy morì poco dopo in ospedale. Un’ora dopo l’assassinio, Lee Harvey Oswald venne arrestato. Si scoprì che Oswald aveva sparato tre colpi con una carabina italiana verso l’auto presidenziale mentre si trovava al sesto piano di un palazzo poco distante. Tre di quei colpi erano andati a segno. Il secondo colpo fu quello fatale.

La collinetta erbosa
La faccenda degli spari dalla collinetta erbosa è una delle storie più macabre che riguardano l’assassinio di Kennedy. La teoria nasce dall’osservazione del famoso video di Abraham Zapruder, un filmato di un videoamatore che riprende il momento dell’assassinio.

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