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  • martedì 19 Novembre 2013

Le novità del processo a Greenpeace

Un tribunale russo ha concesso la libertà su cauzione a 9 attivisti stranieri, tra cui l'italiano Cristian D'Alessandro

Martedì 19 novembre un tribunale di San Pietroburgo, in Russia, ha stabilito che nove degli attivisti di Greenpeace arrestati lo scorso 19 settembre sulla nave “Arctic Sunrise” potranno essere liberati su cauzione, in attesa del processo per teppismo. Gli arrestati sono in totale trenta – ventotto attivisti e due giornalisti freelance – fermati nel Mare della Pečora, nell’Artico, per aver tentato di salire a bordo della piattaforma petrolifera Prirazlomnaya, che opera per la società russa Gazprom, la più grande compagnia di estrazione di gas al mondo. La cauzione è stata fissata per ciascuno a poco più di 45mila euro, e dovrà essere pagata entro il 27 novembre.

Gli arrestati che potranno uscire dal carcere su cauzione sono: Ana Paula Maciels, brasiliana di 31 anni, Miguel Hernan Perez Orsi, argentino di 40 anni, David Haussmann, neozelandese di 49 anni, Sini Saarela, finlandese di 31 anni, Paul Ruzycki, canadese di 48 anni, Camila Speziale, argentina di 21 anni, Tomas Dziemianczuk, polacco di 36 anni, Francesco Pisanu, francese di 38 anni, e Cristian D’Alessandro, italiano di 32 anni. I 9 attivisti stranieri vanno ad aggiungersi ai tre russi che avevano ottenuto la libertà su cauzione lunedì 18 novembre: si tratta del medico Ekaterina Zaspa, del fotografo freelance Denis Sinyakov e del capo dell’ufficio stampa di Greenpeace Russia, Andrey Allakhverdov.

Greenpeace ha fatto sapere che si occuperà del pagamento delle cauzioni: considerati i tempi tecnici di trasferimento del denaro, scrive il Guardian, gli attivisti dovrebbero poter essere scarcerati entro la fine della settimana. Non è ancora chiaro però cosa succederà dopo: gli attivisti non possiedono il visto russo, e gli stessi avvocati dell’organizzazione ambientalista non sono stati in grado di definire già da ora cosa potrà succedere una volta che sarà avvenuta la scarcerazione.

Le autorità russe non si sono mostrate così clementi con tutti gli attivisti arrestati. Lunedì 18 novembre il periodo di detenzione di Colin Russell, cittadino australiano di 59 anni arrestato anche lui sull’Arctic Sunrise, è stato esteso per altri tre mesi, e la sua richiesta di ottenere la libertà su cauzione è stata respinta. Inoltre il Comitato investigativo russo ha detto che le accuse degli attivisti che hanno resistito all’arresto della guardia costiera potrebbero aumentare, e includere anche quelle legate alle minacce di morte ai funzionari.

Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International, ha commentato le novità di lunedì e martedì dicendo:

«Nel giro di due giorni abbiamo avuto notizie buone e notizie cattive, e le buone sono arrivate con un avvertimento. Non abbiamo ancora idea di quali saranno le condizioni dei nostri amici dopo la loro liberazione dal carcere, se dovranno rimanere agli arresti domiciliari e se gli sarà permesso di muoversi liberamente. Quello che sappiamo per certo è che hanno ancora delle accuse a loro carico e potrebbero passare anni in carcere se dovessero essere ritenuti colpevoli di un crimine che non hanno commesso. E siamo rimasti sconcertati e affranti del rifiuto di concedere la cauzione al nostro collega Colin, a cui è stata prolungata la detenzione per tre mesi.»

Molti commentatori sostengono che la linea dura della Russia contro gli attivisti della “Arctic Sunrise” sia un segno di avvertimento del governo a tutti coloro che vorrebbero indebolire i piani ambiziosi del presidente Vladimir Putin di estendere le esplorazioni energetiche nella regione dell’Artico. Nelle ultime settimane, comunque, le autorità russe hanno fatto qualche passo indietro. Il 23 ottobre scorso avevano tramutato l’accusa di pirateria, che prevede una pena massima di 15 anni di carcere, in teppismo, che ne prevede sette. E tra ieri e oggi è arrivata la decisione per concedere la libertà su cauzione a parte degli arrestati.