• Cultura
  • martedì 12 novembre 2013

La rinascita di Matthew McConaughey

Fino a pochi anni fa era conosciuto solo per le classifiche degli uomini più belli del mondo ma ora è diventato uno degli attori più apprezzati e inventivi

Da sempre nel cinema ci sono attori che, invecchiando, hanno conquistato una maggiore profondità nei ruoli da interpretare o che, al contrario, hanno avuto la fortuna di affermarsi da giovani grazie a ruoli importanti in film azzeccati (come Leonardo Di Caprio in Titanic o Johnny Depp in Edward mani di forbice). Matthew McConaughey, che ha iniziato la sua carriera quando era molto giovane, è sempre stato intrappolato nel ruolo del belloccio texano tutto muscoli, del tipo da spiaggia col fisico statuario e l’aria un po’ superficiale: eppure adesso, a 44 anni appena compiuti, è diventato uno degli attori più apprezzati e inventivi della sua generazione, come racconta il critico cinematografico David Denby in un lungo articolo sul New Yorker.

Di recente, infatti, McConaughey ha dato prova di essere molto più dell’attore che ogni anno viene inserito nella classifica degli uomini più belli del mondo (che era più o meno l’unico motivo per cui è conosciuto a livello globale, oltre ad aver interpretato qualche film di successo), dando prova di grande versatilità con performance sorprendenti in diversi film: a partire dal 2011 con Killer Joe di William Friedkin, in cui interpreta un poliziotto che arrotonda lo stipendio lavorando come sicario, a Magic Mike di Steven Soderbergh, in cui è il proprietario di uno strip club, da The Paperboy di Lee Daniels, dove interpreta un malinconico reporter gay, a Mud di Jeff Nichols, dov’è un fuggiasco fuorilegge innamorato di una donna infedele. Nessuno di questi film è diventato un successo planetario ma per McConaughey sono stati «quattro colpi di fila», quattro interpretazioni completamente diverse da quelle a cui ci aveva abituato finora, come se fino a un paio d’anni fa avesse lavorato col freno tirato.

La performance che però ha decretato ufficialmente la rinascita dell’attore è quella del suo ultimo film, uscito negli Stati Uniti il primo novembre e presentato in questi giorni al Festival del Film di Roma: Dallas Buyers Club, ispirato alla storia vera di Ron Woodroof – interpretato appunto da McConaughey – un rude elettricista texano, razzista e omofobo, a cui viene diagnosticato l’HIV e che comincia a curarsi seguendo un corso di medicina alternativa dove incontra Rayon, una transessuale sieropositiva interpretata da Jared Leto. Per questo ruolo – grazie al quale molto probabilmente verrà candidato all’Oscar – McConaughey ha perso più di venti chili, trasformando radicalmente la sua immagine prestante e sportiva. Ma quello che ha colpito di più gli spettatori e i critici, come spiega Denby, è la «trasformazione spirituale» dell’attore, l’intensità della sua interpretazione, «il suo sguardo al tempo stesso disperato e stimolante». Tutto il film è costruito su una specie di «redenzione per contrappasso»: Woodroof è un macho convinto, che risponde «io non sono frocio» quando i medici gli comunicano di essere positivo all’AIDS, e che continua a disprezzare i gay anche dopo aver conosciuto Rayon: questo evento però lo umanizza, così come i suoi sforzi per frenare la malattia.

Vent’anni fa nessuno avrebbe immaginato che McConaughey avrebbe potuto interpretare un ruolo del genere: nato a Uvalde, una piccola cittadina del Texas a ovest di San Antonio, ultimo di tre figli di un’insegnante e di un impiegato nelle industrie petrolifere, McConaughey aveva intenzione di fare l’avvocato prima di frequentare un corso di recitazione all’Università del Texas. A partire dal suo primo film, La vita è un sogno di Richard Linklater, e nei successivi, le sue interpretazioni non hanno mai particolarmente convinto, al contrario della sua presenza fisica. Denby definisce «lento» il ritmo della sua recitazione, troppo controllato, messo in secondo piano dalle interpretazioni degli altri attori: Hollywood pensò che questa sua «passività» potesse andar bene per commedie romantiche e film piuttosto «leggeri». Ma la forza della sua interpretazione in Dallas Buyers Club è tale da «cancellare il ricordo», scrive sempre Denby, dei suoi precedenti film.

Il trailer di Dallas Buyers Club

Oltre a Dallas Buyers Club, il 25 dicembre uscirà negli Stati Uniti il nuovo film di Martin Scorsese, The Wolf of Wall Street, adattamento dell’omonimo libro autobiografico di Jordan Belfort. Racconta la storia di un broker di Wall Street (interpretato da Leonardo Di Caprio) che tra la fine degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90 guadagnò un sacco di soldi grazie alla tecnica del “pump and dump” – cioè facendo lievitare artificialmente il prezzo di un’azione comprata a poco prezzo per rivenderla a un costo notevolmente superiore – e che venne condannato per questo a 22 mesi di carcere. Nel film McConaughey interpreta Mark Hanna, primo datore di lavoro e mentore di Belfort: da quel poco che si può vedere nel trailer la sua performance è decisamente la più divertente di tutte, e secondo molti potrebbe essere candidato all’Oscar anche per questo ruolo.

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