La “battaglia delle biografie” in Brasile

Si discute molto di una legge che ostacola la pubblicazione delle biografie non autorizzate: ma molti degli artisti più famosi del paese la difendono

In questi giorni i giornali brasiliani si stanno occupando molto della “battaglia delle biografie“, una polemica che è in corso nel paese su una legge che dà ampie possibilità alle persone di far ritirare dalle librerie o addirittura di bloccare la pubblicazione di testi biografici che non hanno ricevuto il loro consenso.

La legge esiste dal 2003 e, come spiega Associated Press, permette di far ritirare le biografie – libri, ma anche film o documentari – che sono ritenute dagli interessati un danno al “buon nome o alla rispettabilità”. Secondo i critici, si tratta di una delle leggi più restrittive tra le nazioni democratiche, con potenziali effetti di censura anche su articoli giornalistici e programmi televisivi.

La Corte suprema del Brasile dovrebbe cominciare una serie di audizioni alla fine di novembre per decidere sulla costituzionalità della legge, dopo un ricorso presentato da ANEL, una associazione di editori brasiliani, per il ritiro della legge. Un provvedimento per permettere la pubblicazione di biografie di personalità con un “percorso personale o professionale che ha una dimensione pubblica” è già stato presentato alla camera bassa del parlamento.

Nel frattempo, i media brasiliani stanno dedicando talk show ed editoriali alla questione, dove si affrontano i contrari alla legge attuale e chi invece la sostiene. Tra questi ultimi ci sono molti artisti famosissimi in Brasile: il musicista Caetano Veloso, il collega ed ex ministro della Cultura Gilberto Gil e il cantante brasiliano Roberto Carlos. Gli artisti e le celebrità favorevoli alla legge si sono riuniti in un’iniziativa che si chiama “Procure Saber“, che significa più o meno “informati”. Le loro argomentazioni sono che da un lato debba essere difeso il diritto alla privacy e dall’altro che non è giusto che gli autori facciano soldi con iniziative editoriali che non sono condivise da chi ne è oggetto.

Caetano Veloso, ad esempio, che nel 1969 andò in esilio per le sue canzoni contro la dittatura e che oggi è accusato di favorire la “censura”, ha scritto in un editoriale sul quotidiano O Globo: “Io, un censore? Neanche morto! In realtà la valanga di critiche e aggressioni mi stimola solo alla combattività […] Nel tiro alla fune tra libertà di espressione e diritto alla privacy è necessaria ogni precauzione”.

Secondo uno degli avvocati della ANEL, finora la legge non è stata utilizzata per bloccare la pubblicazione di articoli o inchieste, ma la posizione degli editori è che in Brasile ci sia un timore così diffuso di questa legge che le biografie non vengono neppure pubblicate.

Ci sono stati diversi casi in cui la legge ha ritardato l’uscita di alcuni libri: una biografia di João Havelange, il potente capo della FIFA tra il 1974 e il 1998, scritta da Ernesto Rodrigues e intitolata Jogo duro è stata rimandata di un anno dopo che Havelange ha ritirato il suo permesso e ha minacciato azioni legali. Rodrigues ha detto ad AP che “fare una biografia in Brasile è come scrivere di politica sotto un regime dittatoriale”. Uno dei casi che è tornato sui giornali in questi giorni è quello di “Roberto Carlos in dettaglio”, una biografia non autorizzata che è stata ritirata dalle librerie nel 2007 per volere del cantante sulla base di una violazione del diritto alla privacy. Secondo alcuni, il motivo è che il libro nominava la gamba artificiale di Carlos, conseguenza di un incidente quando era bambino e di cui ha sempre parlato molto raramente. Negli ultimi giorni, il prezzo delle copie usate nei grandi siti Internet brasiliani per la vendita dei libri è raddoppiato.

Foto: Caetano Veloso in una foto del novembre 2012.
(AP Photo/Invision/Al Powers, File)