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  • mercoledì 23 Ottobre 2013

La bambina bionda trovata in un campo rom della Grecia

Il test del DNA ha dimostrato che non è figlia della coppia con cui viveva, riaprendo la discussione sul traffico di minori

Giovedì 17 ottobre, durante la perquisizione di un campo rom vicino alla città di Farsala nella Grecia centrale, la polizia ha notato una bambina bionda, con gli occhi azzurri e i lineamenti non simili a quelli degli altri membri della comunità. Insospettite dall’aspetto della bambina, che viene chiamata Maria, e dopo aver esaminato i documenti della famiglia, le autorità greche hanno ordinato il test del DNA. L’esito ha confermato l’assenza di parentela tra la bambina e la coppia con cui viveva: un uomo di 39 anni identificato dalla polizia greca come Christos Salis e una donna di 40 anni, Eleftheria Dimopoulou.

Da una serie di esami medici successivi, non risulta corretta nemmeno l’età della bambina dichiarata dalla coppia rom: Maria avrebbe cinque o sei anni e non quattro come precedentemente riferito dalla coppia e come riportato su un certificato di nascita rilasciato dal Comune di Atene risultato essere falso. Tre funzionari dell’ufficio dell’anagrafe del Comune di Atene sono stati trasferiti per ordine del sindaco Giorgos Kaminis e per garantire l’imparzialità delle indagini. La Corte Suprema ha anche ordinato un’indagine urgente sui certificati di nascita emessi a partire dal gennaio 2008.

Lunedì scorso la coppia di rom con cui viveva Maria è comparsa davanti ai giudici in un’udienza a porte chiuse ed è stata incarcerata preventivamente in attesa di un processo: è stata infatti accusata formalmente per sequestro di minore e uso di falsi documenti. Secondo quanto riferito dal capo della Polizia regionale, Panayiotis Tzavaras, le due persone erano infatti in possesso di falsi documenti che mostravano come la donna avesse partorito 14 figli, di cui 6 in un periodo di 10 mesi registrandoli in tre diverse zone del paese e ricevendo fino a 2.500 euro di sussidi al mese, riscossi in tre diverse città. L’avvocato che difende l’uomo e la donna ha detto che, nonostante avessero inizialmente affermato che la bambina fosse figlia loro, dopo l’esame del DNA hanno spiegato che Maria non è stata rapita ma affidata loro dalla madre biologica che non poteva occuparsene.

Attualmente Maria si trova in ospedale ed è stata affidata a un’associazione greca, “The smile of the Child”. Il portavoce Panagiotis Partalis ha detto che sono migliaia le telefonate e le email, provenienti da tutto il mondo, arrivate dopo la segnalazione internazionale che ha fatto seguito al ritrovamento. Una decina di queste corrispondono alla descrizione della bambina: alcune provengono da Stati Uniti e Canada, altre dall’Europa. Secondo la polizia la bambina non può essere greca, poiché non risultano casi di scomparse nel paese corrispondenti all’età di Maria. «Molti messaggi arrivano da famiglie che hanno visto i propri figli scomparire anni fa. Ci siamo basati sulle foto che ci hanno mandato, e ci sono una decina di casi somiglianti con la piccola. Li stiamo valutando per scoprire se ci sono dei legami».

Il caso di Maria ha richiamato l’attenzione dei media sul traffico di bambini e che, secondo diversi esperti, è un problema enorme in particolare per la Grecia: qui le organizzazioni criminali farebbero infatti arrivare centinaia di bambini per sottoporli a lavoro forzato, per farli prostituire o adottarli illegalmente. Nella maggior parte dei casi, i bambini non verrebbero rapiti, ma comprati e venduti: «Attualmente, risultano circa 3 mila bambini che sono transitati recentemente attraverso la Grecia: provengono principalmente da Bulgaria, Romania e da altri paesi dei Balcani. La Grecia viene scelta per la sua posizione geografica e per le procedure giudiziarie di prevenzione e intervento piuttosto inefficaci», ha spiegato Lambros Kanellopoulos, presidente del Comitato greco dell’Unicef, il fondo dell’Onu per l’infanzia. Anche le procedure di registrazione dei nuovi nati sono molto inefficienti, mancando un collegamento tra i diversi archivi comunali del paese e permettendo dunque registrazioni multiple.