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  • giovedì 17 Ottobre 2013

Le accuse russe contro Greenpeace

I 30 arrestati nell'Artico a bordo della nave Arctic Sunrise sono ancora in attesa di essere liberati sotto cauzione e il governo non sembra voler cedere

Aggiornamento delle 16: Undici vincitori di premi Nobel hanno scritto una lettera aperta al presidente della Russia Vladimir Putin per invitarlo a far cadere le accuse contro gli attivisti di Greenpeace e i giornalisti. Dmitry Peskov, il suo portavoce, ha però detto che Putin non ha alcun potere di influenzare i giudici riguardo l’esito del processo.

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In Russia stanno proseguendo in questi giorni le udienze per stabilire se concedere la libertà su cauzione a 28 attivisti di Greenpeace e a 2 giornalisti freelance accusati di pirateria per avere cercato di salire a bordo di una piattaforma petrolifera russa nel Mare della Pečora, nell’Artico, il 18 settembre scorso. La vicenda è molto seguita dalla stampa internazionale: tra gli ambientalisti in arresto ci sono cittadini di 18 paesi del mondo, tra cui anche l’italiano Christian D’Alessandro, che con l’accusa di pirateria rischiano per la legge russa fino a 15 anni di carcere.

A nessuno degli attivisti arrestati è stata concessa fino ad ora la libertà su cauzione, nonostante le pressioni che molti paesi stanno facendo sul governo russo. Le udienze sono iniziate la scorsa settimana, e andranno avanti anche nei prossimi giorni al tribunale regionale di Murmansk (la cronologia dettagliata e completa si può trovare sul sito di Greenpeace): tra gli accusati a cui è stata già negata la libertà sotto cauzione c’è il comandante della “Arctic Sunrise”, l’attivista statunitense Peter Willcox. Il 14 ottobre BBC ha riportato una dichiarazione di Willcox, relativa alle accuse di pirateria: «Ho lavorato sulle navi con l’obiettivo della difesa dell’ambiente per 40 anni. Non sono mai stato accusato di usare la violenza o fare qualcosa per i miei interessi personali. E respingo le accuse che mi sono rivolte nella maniera più decisa possibile». Luigi Estero, console italiano a San Pietroburgo, ha detto all’Ansa che l’italiano Christian D’Alessandro starebbe valutando di fare ricorso con Greenpeace Italia oppure di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

La data del processo non è ancora stata stabilita, anche perché le accuse contro gli attivisti di Greenpeace, hanno fatto sapere le autorità russe, potrebbero aumentare. C’è la possibilità che alcuni degli attivisti arrestati possano essere accusati anche di detenzione illegale di droga e di altri oggetti sospetti, principalmente apparecchiature elettroniche, trovate sulla nave di Greenpeace il 18 settembre.

L’equipaggio della nave “Arctic Sunrise“ era stato fermato il 18 settembre dalle guardie di confine russe mentre si trovava nelle acque internazionali del Mare della Pečora. Come parte di una protesta, il giorno precedente diversi attivisti avevano cercato di salire a bordo della piattaforma petrolifera Prirazlomnaya, che opera per la società russa Gazprom, la più grande compagnia di estrazione di gas al mondo. L’arresto aveva provocato molte proteste da parte di Greenpeace International: secondo il direttore esecutivo dell’associazione, Kumi Naidoo, l’azione della “Arctic Sunrise” era puramente dimostrativa, fatta per aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica sugli effetti dei cambiamenti climatici nell’Artico.

Molti commentatori sostengono che la linea dura della Russia contro gli attivisti della “Arctic Sunrise” sia un segno di avvertimento del governo a tutti coloro che vorrebbero indebolire i piani ambiziosi del presidente Vladimir Putin di estendere le esplorazioni energetiche nella regione dell’Artico. Intanto Greenpeace continua a organizzare iniziative a sostegno della liberazione degli attivisti arrestati: nelle ultime settimane ci sono state piccole manifestazioni di fronte alla sede di Gazprom di diverse città europee, e sul sito dell’organizzazione c’è la possibilità di mandare una mail alle ambasciate russe per chiedere, tra le altre cose, anche la fine delle trivellazioni petrolifere nell’Artico.