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  • mercoledì 2 ottobre 2013

“Bling Ring”, la storia vera

Come andò davvero la vicenda dei sei ragazzi ossessionati dai vip che rubavano nelle case dei vip, raccontata dal nuovo film di Sofia Coppola

di Arianna Cavallo – @ariannacavallo

Il 26 settembre è uscito in Italia Bling Ring, il nuovo film di Sofia Coppola, ispirato alla storia vera di un gruppo di ragazzi americani ossessionati da personaggi famosi del cinema, della musica e della tv al punto da arrivare a svaligiare le case di alcuni di loro.

Il film ricostruisce la successione cronologica dei furti in modo molto accurato, riporta fedelmente alcuni dialoghi tratti da video e interviste, inserisce numerosi dettagli ed espressioni effettivamente usate dai protagonisti. Allo stesso tempo Coppola ha modificato i nomi di tutti i ragazzi, ha eliminato o ridimensionati alcuni personaggi e ha aumentato la rilevanza di altri che nella realtà furono più marginali, come nel caso di Tess Taylor (Sam Moore, nel film) che non venne mai condannata. In particolare Bling Ring riprende esplicitamente l’articolo «I sospetti indossavano Louboutins», scritto dalla giornalista Nancy Jo Sales e apparso su Vanity Fair nel marzo del 2010, e si avvale anche della consulenza di Brett Goodkin, un agente del Dipartimento di polizia di Los Angeles che lavorò al caso e che compare anche brevemente nel film (e che per questa consulenza, data a indagini in corso, sta passando dei guai).

Il trailer di Bling Ring

La storia vera
La vicenda fu raccontata dai giornali americani nell’autunno del 2009, quando sette ragazzi dai 18 ai 28 anni che vivevano a Calabasas, un quartiere ricco di Los Angeles, furono arrestati con l’accusa di essersi introdotti nelle case di alcuni personaggi famosi di Hollywood, da Paris Hilton a Lindsay Lohan a Orlando Bloom, e di aver rubato vestiti, gioielli e contanti per un totale di tre milioni di dollari. Il nome “Bling Ring”, dove ring significa cricca e bling indica in termini colloquiali gioielli appariscenti e costosi, fu dato al gruppo dal Dipartimento di polizia di Los Angeles, che indagava sul caso.

Stando alle indagini della polizia e alle ricostruzioni dei giornali, i furti iniziarono nell’ottobre del 2008, terminarono nell’agosto del 2009 e furono condotti principalmente da Rachel Lee, considerata il capo della banda, e Nick Prugo: avevano entrambi 19 anni, si erano conosciuti al liceo Indian Hills di Los Angeles nel 2006. Oltre a loro furono incriminati per vari capi di imputazione Alexis Neiers, una diciottenne aspirante modella (nel film è Emma Watson); Diane Tamayo, un’immigrata clandestina messicana di 19 anni che aveva frequentato Indian Hills; la 19enne Courtney Ames, vecchia amica di Lee il cui patrigno era il famoso pugile Randy Shields; Roy Lopez Jr., 27 anni, un buttafuori che lavorava nello stesso locale di Ames.

Lee e Prugo
Nick Prugo, che nel film è l’unico ragazzo della banda, era arrivato a Indian Hills dopo essere stato cacciato dalla scuola che frequentava per le troppe assenze. Gli erano state diagnosticate sindrome da deficit di attenzione, iperattività e problemi di ansia, prendeva farmaci. In quel periodo non andava particolarmente d’accordo con i genitori: la madre Melva Lynn e il padre Frank, che lavorava in una società di distribuzione di film e serie tv e si era occupato della vendita all’estero del thriller Paranormal Activity.

Lee invece era una ragazza di origini coreane, molto alla moda, «viziata» e «altezzosa», come la descrissero Prugo e Neiers. I suoi genitori erano divorziati: la madre era un’immigrata nordcoreana che gestiva due istituti di mentre il padre era un uomo d’affari sudcoreano che viveva a Las Vegas. Lee non era in buoni rapporti con la madre e soprattutto, a detta di Prugo, «detestava il patrigno».

Lee e Prugo diventarono presto «inseparabili», scrisse l’inchiesta di Vanity Fair. Prugo disse che Lee «era la prima persona che sentivo come migliore amica»; erano legati dalla passione per la moda e speravano di iscriversi al Fashion Institute of Design di Los Angeles. Passavano il tempo in spiaggia, a fumare marijuana e alle feste. Nell’estate del 2008 iniziarono un rituale notturno che chiamavano «controllo auto»: come si vede anche nel film, provavano ad aprire gli sportelli delle auto lussuose parcheggiate nel quartiere nella speranza di trovarne aperta qualcuna e rubare soldi, borsette e carte di credito dimenticate. Il giorno dopo andavano per negozi a spendere quello che avevano trovato. Nel luglio di quell’anno derubarono per la prima volta la casa di un ragazzo a Woodland Hills, che sapevano fuori città: trovarono ottomila dollari in una scatola sotto il letto.

Nel frattempo Prugo iniziò a fare uso di cocaina e nel 2009 fu anche arrestato perché ne fu trovato in possesso. Prugo racconta di non ricordare perché lui e Lee iniziarono a derubare le case delle persone famose: spiega semplicemente che Lee desiderava possedere i loro vestiti e che lui voleva compiacere la sua amica perché «le volevo bene quasi come a una sorella». I due setacciavano siti e riviste di gossip per scoprire quando i personaggi famosi erano fuori di casa e poi trovavano il loro indirizzo online. Nell’ottobre del 2009 decisero di entrare nella casa di Paris Hilton. Prugo spiega che fu presa di mira per prima perché era «scema». «Per dire, chi avrebbe lasciato la porta aperta? Chi avrebbe lasciato così tanti soldi in giro?». Come si vede anche nel film, entrarono dalla porta di ingresso grazie a una chiave trovata sotto il tappetino.

Il gruppo si allarga
Tra ottobre e dicembre Nick e Prugo entrarono altre quattro volte nella casa di Paris Hilton, rubacchiando poche cose: biancheria intima costosa, qualche vestito firmato, scarpe (Prugo aveva lo stesso numero di scarpe di Paris Hilton, come si vede anche nel film), così che non se ne accorgesse. Paris Hilton infatti scoprì i furti e li denunciò alla polizia soltanto dopo l’incursione del 19 dicembre a cui partecipò anche Roy Lopez, che le rubò due milioni di dollari in gioielli infilandoli in una Louis Vuitton. Dopo l’arresto Lopez restituì quasi interamente la refurtiva, che non era stato in grado di rivendere.

Nel frattempo Lee allargò il gruppo a nuovi arrivati: a febbraio ne facevano stabilmente parte Diana Tamayo e Courtney Ames, anche se Prugo era contrario a introdurre nuove persone. Tamayo fu introdotta nel gruppo per la sua statura minuta tanto che riusciva a entrare nelle case da svaligiare passando attraverso la porticina per cani (nel film è la sorella di Alexis/Nicki a farlo). A febbraio i ragazzi, diventati una vera organizzazione criminale, si intrufolarono nella casa dell’attrice e modella Audrina Patridge, che successivamente diffuse il video girato dalle telecamere di sorveglianza nella speranza che qualcuno riconoscesse e denunciasse i colpevoli alla polizia. Prugo vide il servizio in tv, si preoccupò moltissimo ma Lee lo rassicurò. Nessuno li segnalò alla polizia e tutto continuò come prima.

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