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  • venerdì 6 settembre 2013

Cose che possono andare storte in Siria

Ci sono ancora grandi dubbi sulle conseguenze di un intervento militare contro Assad: il Washington Post ha messo insieme i dieci peggiori scenari immaginabili

Durante il G20 di San Pietroburgo, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è dato molto da fare per illustrare ai paesi amici (e a quelli meno amici) il suo piano di intervento militare in Siria, in risposta al presunto attacco con armi chimiche condotto il 21 agosto dal regime siriano. L’opposizione più forte ai piani di Obama si è confermata essere quella della Russia, vicina al presidente della Siria Bashar al Assad e contraria a qualsiasi tipo di azione senza le Nazioni Unite.

L’intervento militare proposto dagli Stati Uniti continua a essere molto dibattuto, non solo tra i membri del Congresso che dovranno votare contro o a favore, ma anche tra analisti ed esperti. Ezra Klein del Washington Post ha pubblicato un articolo, immaginando i dieci scenari peggiori nel caso in cui qualcosa andasse storto a causa dell’attacco militare statunitense, e solleva molti dubbi e domande cui nessuno sembra essere in grado di rispondere con certezza.

1. L’attacco potrebbe causare molte vittime tra i civili. Il ministero della Difesa statunitense sta perfezionando una lista di obiettivi, per lo più caserme e basi militari, per limitare al massimo il possibile numero di morti tra i civili. Il problema è che l’intelligence sugli obiettivi spesso non è accurata e ci sono diversi precedenti di luoghi bombardati perché si pensava ospitassero obiettivi militari, e invece erano tutt’altro. I missili da crociera sono guidati a distanza e hanno un loro sistema automatico di puntamento, ma come hanno dimostrato interventi militari precedenti, capita lo stesso che manchino i loro obiettivi. Infine c’è la possibilità che Assad sposti civili in prossimità dei probabili obiettivi per motivi di propaganda.

2. L’attacco potrebbe portare all’uccisione di altri civili da parte di Assad. Il segretario di stato John Kerry si aspetta che l’intervento militare possa indebolire la forza militare del regime siriano. Se Assad si dovesse sentire più minacciato dopo l’attacco statunitense potrebbe intensificare le rappresaglie sui civili per indurre i ribelli ad arrendersi. Si tratterebbe di una escalation molto complicata da gestire e che non potrebbe essere risolta senza la presenza di truppe sul territorio.

3. L’attacco potrebbe portare a un ulteriore utilizzo delle armi chimiche contro i civili. Considerati il mandato limitato che il Congresso dovrebbe concedere ad Obama e lo scarso interesse dell’opinione pubblica statunitense, il regime di Assad potrebbe rispondere ai bombardamenti statunitensi intensificando di molto i propri attacchi contro i ribelli anche con armi chimiche. Sarebbe un percorso molto rischioso per Assad e tra tutti gli scenari è considerato per ora meno probabile.

4. L’intervento militare si rivela troppo leggero e tale da rafforzare Assad, che può dire al mondo di essere uscito indenne dall’attacco. È la preoccupazione di diversi osservatori e di alcuni senatori che hanno partecipati alle audizioni della Commissione per gli affari esteri in vista del voto al Congresso nei prossimi giorni. A questo tipo di obiezioni Kerry ha risposto dicendo che “Assad potrebbe anche sgusciare fuori e dire ‘ehi guardate, sono sopravvissuto’, ma non sarà in grado di dire che sta meglio di prima”.

5. Chi bombarda se lo tiene. Un intervento militare seppure limitato in un altro paese implica l’inizio di un maggiore coinvolgimento per chi lo ha condotto. Da dopo il bombardamento, sarà molto più difficile per gli Stati Uniti dire che la Siria non è un loro problema. I contatti delle opposizioni con gli Stati Uniti si intensificheranno, la popolazione oppressa inizierà a riporre speranze e ad avere aspettative nei loro confronti. Il semplice attacco una tantum si potrebbe trasformare rapidamente in qualcosa di diverso e più impegnativo per gli statunitensi.

6. Rappresaglie. In risposta all’intervento militare potrebbero essere organizzati diversi tipi di rappresaglie nei confronti degli Stati Uniti, direttamente da parte del regime siriano, dai suoi simpatizzanti o da altre organizzazioni come per esempio Hezbollah. Ci potrebbero essere attentati e attacchi contro cittadini statunitensi in giro per il mondo, cosa che porterebbe a una escalation.

7. Il regime cade e le armi chimiche finiscono nelle mani sbagliate. L’intervento militare potrebbe sbilanciare i rapporti di forza in Siria a favore dei ribelli a tal punto da rendere possibile un rovesciamento del regime. Il problema è che l’opposizione armata ad Assad è molto articolata e comprende diversi gruppi di oppositori molto violenti e, si pensa, legati a organizzazioni terroristiche. Nella confusione che si genera dopo la caduta di un regime che dura da decenni che cosa accadrebbe alle armi chimiche? Potrebbero finire nelle mani sbagliate o essere sfruttate dai lealisti di Assad per fare in fretta un po’ di soldi vendendole.

8. Assad cade e si genera il caos. L’obiettivo dell’intervento militare degli Stati Uniti mira a rendere inutilizzabili le armi chimiche da parte del regime, ma non a rovesciarlo. Nessuno può garantire che alla caduta di Assad possa arrivare al potere qualcuno di più affidabile. C’è però l’eventualità che l’attacco porti lo stesso alla fine del regime e che si instauri il caos, con un inasprimento della guerra civile e conflitti interni tra le diverse opposizioni per ora unite contro il nemico comune.

9. Assad cade e viene rimpiazzato da qualcuno peggio. Gli Stati Uniti attaccano, mutano gli equilibri, il regime finisce e si affermano al potere – da soli o in una coalizione – i rivoltosi del Fronte al-Nusra, ritenuto terrorista e con legami con al Qaida dall’intelligence statunitense. È uno dei peggiori scenari possibili, ma secondo Kerry non si potrà verificare perché “la Siria è secolarizzata da tempo” e perché il numero degli estremisti tra le opposizioni ad Assad è molto più basso di quanto si pensasse inizialmente.

10. Escalation. Qualsiasi “se va male” ha in comune la possibilità di una escalation pericolosa e poco prevedibile del conflitto. Il problema è che le conseguenze dell’intervento militare degli Stati Uniti non sono prevedibili fino in fondo e potrebbero portare ad altri bombardamenti, all’impegno di altri paesi o all’utilizzo di truppe in territorio siriano (cosa che per ora la difesa statunitense esclude).

foto: AP Photo/Dimitar Dilkoff, Pool

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