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  • lunedì 26 Agosto 2013

È finito il processo a Bo Xilai

La sentenza è attesa nelle prossime settimane: riguarda uno degli scandali più grandi della Cina dalla fine del maoismo

Lunedì 26 agosto, dopo cinque giorni consecutivi di udienze, si è concluso in Cina, nella provincia orientale dello Shandong, il processo a Bo Xilai, ex segretario del Partito Comunista nella municipalità di Chongqing. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua, secondo cui il verdetto sarà pronunciato «in una data che dovrà essere decisa» nelle prossime settimane. Si tratta di un processo molto importante, seguito dalla stampa di tutto il mondo, sia per la rilevanza politica dell’imputato sia perché la vicenda – molto intricata – è stata definita uno dei maggiori scandali della Cina dalla fine del maoismo.

Bo Xilai è ufficialmente accusato di corruzione, concussione e abuso di potere: avrebbe incassato tangenti per 27 milioni di yuan, pari a oltre 3 milioni di euro, e avrebbe utilizzato la propria posizione per coprire il caso di omicidio in cui è stata coinvolta sua moglie, Gu Kailai. Bo Xilai rischia la pena di morte, anche se molti analisti escludono che ci possa essere questo tipo di condanna. La procura ha comunque chiesto un verdetto molto severo: «Bo non ha manifestato nessun rimorso o pentimento. Si è dichiarato non colpevole in relazione a tutti i reati e non sussistono circostanze attenuanti che facciano pensare a una riduzione di pena».

Bo Xilai è figlio di un leader comunista dei tempi di Mao ed è stato a lungo considerato un possibile contendente alla guida del Partito Comunista Cinese e quindi del Paese. Dal 1993 al 2000 è stato sindaco della grande città costiera di Dalian, poi è diventato ministro del Commercio e infine leader del partito a Chongqing, dove ha investito nelle infrastrutture, ha guadagnato sempre più consenso e ha avviato una grande battaglia contro la criminalità organizzata con metodi populisti e appariscenti, definiti “occidentali” da molti osservatori.

I problemi di Bo Xilai sono iniziati nel febbraio 2012 quando Wang Lijun, ex capo della polizia di Chongqing e suo ex braccio destro, avrebbe consegnato ai vertici di Pechino un dossier con le prove delle presunte azioni criminose di Bo, compreso il legame tra la famiglia di Bo Xilai e Neil Heywood, un cittadino britannico che lavorava in Cina come consulente e che era stato trovato morto in un albergo di Chongqing (dove Bo Xilai era segretario locale del partito). Il 10 aprile del 2012 la moglie di Bo Xilai, Gu Kailai, era stata accusata di aver ucciso Heywood: il movente sarebbe stato un conflitto su interessi economici.

Il processo a carico di Gu Kailai si era concluso con una sentenza di condanna a morte, ma la pena era stata accompagnata da una sospensione di due anni e sarà probabilmente commutata in una condanna di carcere a vita. Le accuse di omicidio contro Gu Kailai avevano coinvolto anche Bo che era stato espulso dal Partito il 28 settembre 2012 e che nel 2013 era stato accusato di corruzione e abuso di potere. Nel frattempo, il poliziotto Wang Lijun era stato condannato a 15 anni per aver fornito informazioni importanti su «reati gravi che coinvolgono altri». I numerosi sostenitori di Bo Xilai parlano del processo come di un atto politico: Bo era espressione dell’ala più conservatrice del PCC e la sua vicenda si collocherebbe nel contesto delle lotte all’interno del partito.

Foto: Bo Xilai nel marzo 2012 (MARK RALSTON/AFP/Getty Images)