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  • martedì 30 Luglio 2013

L’operazione di propaganda più inutile del mondo

Il governo americano spende milioni di dollari per far volare un aereo sopra Cuba e trasmettere programmi radio e tv, ma il segnale è disturbato e non raggiunge quasi nessuno

Negli ultimi sei anni il governo degli Stati Uniti ha speso più di 24 milioni dollari per finanziare un progetto di propaganda anti-castrista che prevede, tra l’altro, di far volare un aeroplano su Cuba per permettere ai cittadini dell’isola di vedere alcuni programmi televisivi statunitensi. Il progetto è ostacolato dal governo di Raul Castro, ma non solo. La questione riemerge di tanto in tanto nel dibattito pubblico americano e negli ultimi giorni la pubblicazione della cifra di spesa complessiva ha riaperto il dibattito sul proseguimento o meno di un progetto molto costoso e poco efficace: la maggior parte delle trasmissioni viene infatti schermata da Cuba e i programmi riescono a raggiungere pochissime persone, meno dell’1 per cento della popolazione.

Il progetto si ispira a Radio Free Europe e a Radio Liberty, è nato nel 1985, comprende una radio (Radio Martí), dal 1990 una televisione (Martí Tv) e un sito (Martinoticias). Ha sede a Miami, in Florida, ed è finanziato dall’US Broadcasting Board of Governors (BBG), un’agenzia indipendente che si occupa di diffondere i programmi televisivi sostenuti dal governo statunitense in tutto il mondo. Il nome del progetto si ispira a José Julián Martí Pérez, politico e scrittore, leader del movimento per l’indipendenza di Cuba dalla Spagna a fine Ottocento. Le programmazioni sono abbastanza varie: dalle partite di baseball alla diffusione di notizie, fino alle interviste con ex prigionieri, dissidenti politici e esuli. Il sabato, alla radio, vengono anche trasmessi i discorsi in spagnolo del presidente Obama.

I ripetitori sono montati su un aereo, chiamato “Gulfstream 1”, che vola sopra a Cuba per poter permettere la diffusione dei segnali. L’obiettivo è dichiaratamente «contrastare i media cubani» e fornire un’informazione libera dalla censura del regime, dato che sull’isola ci sono solo cinque canali e quattro di questi sono controllati dal governo, mentre il quinto è TeleSur, emittente del Venezuela, stato considerato molto vicino a Cuba (anche nel suo caso, però, le trasmissioni e i programmi vengono selezionati e approvati dal governo di L’Avana).

Il progetto deve essere approvato annualmente dal Congresso e due anni fa lo stesso US Broadcasting Board of Governors ha chiesto di sospendere le trasmissioni. Finora la richiesta dell’agenzia è sempre stata respinta dal Congresso, dove in un modo o nell’altro i promotori della linea dura contro Cuba, soprattutto repubblicani, riescono sempre a trovare i voti per rinnovare il finanziamento. Temporaneamente però l’aereo è fermo, a causa dei tagli alle spese federali decisi dal primo marzo 2013, il cosiddetto sequester. Intervistato da Foreign Policy, John Nichols, professore di comunicazione alla Penn State University, ha spiegato: «I difensori del programma dicono che bloccarlo farebbe pensare al governo cubano di aver sconfitto gli Stati Uniti. Questo è falso: è inefficace e si spreca una grande quantità di denaro».

Foto: alcuni attori durante la registrazione di un programma satirico
su Martí TV, nell’agosto del 2006 (AP Photo / Alan Diaz)