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  • domenica 14 Luglio 2013

La riforma dell’esercito israeliano

Che deve affrontare enormi tagli di budget, ma anche il fatto che i suoi vecchi nemici non sono più una minaccia (ma ce ne sono di nuovi)

Sabato 13 luglio migliaia di persone sono tornate a manifestare in Israele per il secondo anniversario dell’inizio delle più grandi proteste sociali nella storia del paese. Tra le altre richieste fatte dai manifestanti, e da diverse forze politiche, c’era anche quella di ridurre il budget militare e aumentare le spese sociali. Con l’approvazione dell’ultima legge finanziaria, quei tagli sembrano arrivati.

Nei prossimi cinque anni l’esercito israeliano (Israel Defense Force, IDF, in ebraico Tzahal) dovrà affrontare infatti una delle più grosse riduzioni del budget della sua storia. A maggio è stata approvata in prima lettura la legge finanziaria per il 2013-2014, che sarà definitivamente approvata a fine luglio: per l’esercito è previsto un taglio di 820 milioni di dollari. Il piano per i tagli dovrebbe proseguire nei prossimi cinque anni e portare a un risparmio superiore al 10 per cento del budget dell’esercito: circa 1.900 milioni di dollari su un totale di 15 miliardi.

Israele è stato colpito dalla crisi economica, anche se non così gravemente come i paesi europei. L’esercito non è del tutto insoddisfatto di questo taglio di spese: lo scenario internazionale è cambiato rispetto a quello per cui l’IDF era stato disegnato e accanto ai tagli è in corso una riforma che cambierà parecchio l’organizzazione dell’esercito israeliano.

I tagli
Un’analista israeliano ha definito la riforma pianificata per i prossimi cinque anni «la più grande dalla creazione dell’esercito israeliano». L’obbiettivo è creare un esercito «più piccolo e più intelligente», hanno dichiarato i vertici dell’esercito con un comunicato mercoledì scorso. Per ottenere questo obiettivo, l’IDF si libererà di una buona parte dei suoi equipaggiamenti più pesanti.

I tagli prevedono l’eliminazione della gran parte dei 1.800 carri armati M60 e M48 rimodernati, che al momento si trovano nella riserva dell’esercito – si tratta di mezzi costruiti tra gli anni ’50 e ’60. Verranno eliminati anche molti dei 600 cannoni semoventi M109, diversi squadroni aerei e unità della marina. Nei prossimi 5 anni l’esercito licenzierà circa 5 mila militari di carriera.

Nonostante questi tagli, l’esercito israeliano mantiene spese che sono ancora molto controverse. Recentemente l’acquisto di un nuovo sottomarino per 500 milioni di dollari è stato fortemente criticato e l’ex primo ministro Ehud Olmert lo ha definito un gesto da «megalomani». Mentre ci sono polemiche anche in Israele per l’acquisto di circa 100 aerei F-35 all’interno dello stesso costoso programma di cui si parla da mesi anche in Italia. Inoltre, come viene speso più del 50 per cento del budget dell’esercito rimane un segreto per motivi di sicurezza.

La riforma
Giovedì 11 luglio il ministro della Difesa israliano (ed ex capo di stato maggiore dell’esercito) Moshe Ya’alon ha spiegato il motivo che ha spinto l’esercito a riformarsi dicendo che oggi «non c’è più un nemico che puoi individuare con un binocolo» e aggiungendo: «Ci stiamo adattando a una realtà in cui gli scontri esercito contro esercito stanno diventando sempre meno rilevanti».

Egitto, Iraq e Siria sono stati per la gran parte della storia di Israele le principali minacce alla sua sicurezza nazionale. Erano paesi dotati di eserciti di grandi dimensioni, forniti di carri armati, aerei, fanterie e artiglieria – in altre parole erano eserciti “convenzionali”, come si dice in gergo. Questi grandi eserciti si sono spesso scontrati con quello israeliano, anche in conflitti a cui hanno partecipato centinaia di migliaia di soldati e migliaia di veicoli, come ad esempio nella guerra dello Yom Kippur del 1973.

Per affrontare questi grandi eserciti, Israele nel corso degli anni ha creato a sua volta un grande esercito: il più potente del Medio Oriente e uno dei più efficaci del mondo. Ma negli ultimi anni, a causa dell’instabilità interna, delle invasioni straniere o di lunghe guerre civili, Egitto, Iraq e Siria hanno sostanzialmente cessato di rappresentare una minaccia di tipo convenzionale per Israele. Contemporaneamente sono cresciute le forze di Hamas ed Hezbollah, due movimenti che utilizzano tecniche non convenzionali: lancio di missili su centri abitati, autobombe, agguati e guerriglia.

Lo scopo della riforma è proprio ridurre l’esercito creato per affrontare quelli dei grandi paesi vicini e renderlo più efficace nel contenere le minacce non convenzionali di Hamas ed Hezbollah. Secondo BBC, che ha intervistato diversi esperti e generali dell’esercito israeliano in pensione, l’esercito israeliano sarà meno numeroso e schiererà meno carri armati, ma sarà in grado di colpire obbiettivi più lontani – come ad esempio degli impianti nucleari in Iran – e di colpire con maggior precisione anche in zone con un’elevata presenza di civili. Nel loro comunicato di mercoledì, lo stato maggiore dell’IDF ha più o meno confermato questo scenario, scrivendo che alla fine del processo di riforma l’IDF sarà una forza più piccola e più efficace, centrata sull’aviazione, le forze speciali, l’intelligence e la guerra elettronica.

L’IDF
L’IDF è probabilmente dal 1948, l’anno della sua creazione, la forza militare più potente di tutto il Medio Oriente. Oggi può contare su quasi 180 mila uomini e donne in servizio attivo e quasi 450 mila riservisti che possono essere richiamati alle armi. L’IDF dispone di quasi tutte le più recenti tecnologie militari, molte comprate dagli Stati Uniti e molte altre prodotte dalle industrie israeliane.

Negli anni il bilancio dell’esercito è cresciuto, raggiungendo l’enorme cifra del 24 per cento del PIL negli anni ’80. Attualmente Israele spende circa il 6,5 per cento del PIL nell’esercito: soltanto quattro paesi al mondo spendono una percentuale superiore. Per farsi un’idea delle proporzioni, il bilancio della Difesa italiana per il 2012 è stato di 19,9 miliardi di euro, pari all’1,2 per cento del PIL, e la media europea più aggiornata, del 2010, è dell’1,61 per cento del PIL. In Israele il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini, tranne che per la minoranza arabo-israeliana e per gli ebrei ultra-ortodossi (al momento è in discussione una proposta di legge per rendere il servizio militare obbligatorio anche per loro).

Israele è l’unico paese al mondo dove esiste la coscrizione obbligatoria per le donne, che l’IDF arruola fin dalla sua fondazione nel 1948. Per molti anni le posizioni di prima linea sono state riservate agli uomini, mentre le donne erano limitate ai servizi logistici e di supporto. Da qualche anno le donne sono ammesse anche in alcune unità di prima linea.