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  • sabato 13 Luglio 2013

Gli arresti per il MOSE

Quattordici persone sono state fermate per fatture false e appalti truccati: c'è anche il presidente del consorzio responsabile dei lavori, dimessosi pochi giorni fa

La Guardia di Finanza del Nucleo tributario di Venezia ha arrestato sette persone e ha imposto l’obbligo di dimora ad altre sette nell’ambito di un’inchiesta su presunte fatture false e appalti irregolari nei lavori per la costruzione del sistema MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico) per la difesa della città di Venezia e della laguna dalle acque alte. Gli arresti sono avvenuti insieme a decine di perquisizioni in diverse regioni italiane.

Tra gli arrestati c’è anche Giovanni Mazzacurati, 81 anni, ex presidente e direttore generale del Consorzio Venezia Nuova, l’ente formato da diverse imprese private a cui sono stati affidati i lavori (l’amministrazione pubblica mantiene un ruolo di controllo e di indirizzo). Mazzacurati si era dimesso dall’incarico il 28 giugno scorso.

Le perquisizioni della Guardia di Finanza – fatte da oltre 500 militari – sono avvenute nelle sedi delle varie società coinvolte nel consorzio e dei dirigenti che le rappresentano in diverse regioni italiane: oltre al Veneto anche in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania. In totale sono state effettuate 140 perquisizioni. Nel febbraio del 2013, la Guardia di Finanza aveva arrestato alcuni dirigenti delle società impegnate nella costruzione del MOSE, nell’ambito di un’inchiesta su fatture false per oltre 10 milioni di euro.

L’inchiesta che ha portato agli arresti di oggi è iniziata nel 2009, a partire da una verifica fiscale nei confronti della Cooperativa San Martino di Chioggia, una delle aziende impegnate nei lavori. Secondo quanto scrive il Gazzettino, gli investigatori hanno scoperto che la società aveva fatto una serie di fatture false per l’acquisto di palancole e sassi da annegamento, provenienti da una società croata. Alcuni costi sarebbero stati aumentati in maniera illecita e la parte in eccesso sarebbe stata depositata in alcuni fondi neri di una società con sede in Austria – dove la politica fiscale sui depositi bancari è più vantaggiosa – e messi poi a disposizione della cooperativa stessa.

In totale, si sarebbe trattato di una cifra intorno ai 5 milioni di euro, tutti basati su operazioni inesistenti. A partire da questo, la Guardia di Finanza ha portato avanti diverse indagini fiscali sulle altre società del consorzio. Da queste indagini sono stati scoperti, secondo l’accusa, numerosi appalti truccati e diverse turbative d’asta: in questo giro di affari è emerso il ruolo “dominante e discrezionale” – hanno detto i finanzieri – del Consorzio Venezia Nuova e del suo ex presidente, che avrebbe agevolato alcune imprese nell’assegnazione degli appalti.

Il Consorzio Venezia Nuova è composto da grandi imprese di costruzioni italiane, da cooperative e piccole imprese locali: è il concessionario del ministero delle Infrastrutture e Trasporti per la realizzazione di tutti gli interventi che riguardano la salvaguardia di Venezia per il problema dell’acqua alta nelle zone di competenza dello Stato.

La costruzione del MOSE è stata autorizzata nell’aprile del 2003 e i lavori dovrebbero essere completati nel 2016. L’opera è già stata finanziata con 4,9 miliardi di euro, mentre il costo totale sarà di circa 5,4 miliardi di euro.

L’obbiettivo del MOSE è quello di separare la laguna dal mare, in caso di alta marea, tramite un sistema di paratoie mobili. A condizioni normali di marea, le paratoie saranno piene d’acqua: per essere azionate dovranno essere svuotate (tramite l’immissione di aria compressa) e in questo modo si solleveranno. Nel corso degli ultimi anni però il progetto è stato criticato per i costi di realizzazione e per quelli futuri, relativi alla manutenzione: il Consorzio Venezia Nuova è responsabile del funzionamento dell’opera soltanto per i primi tre anni dopo la realizzazione e qualsiasi intervento successivo sarà a carico degli enti locali. L’opera è stata criticata anche per l’impatto ambientale che potrebbe avere sui fondali della laguna, dove saranno impiantati numerosi piloni di cemento.

Foto: un’immagine della costruzione del MOSE (Marco Sabadin/AFP/Getty Images)