Nel mondo si usano meno droghe?

Sì e no, dicono i nuovi dati dell'ONU: è sceso il consumo delle sostanze tradizionali, come cocaina ed eroina, ma quello delle nuove sostanze (non ancora illegali) è in aumento

L’ufficio delle Nazioni Unite che si occupa del consumo di droghe collegato alla criminalità ha pubblicato la settimana scorsa uno studio con molti dati e considerazioni sull’andamento del mercato degli ultimi anni. Secondo il rapporto, a partire dal 2008 il numero di persone che negli anni precedenti ha fatto uso di sostanze illegali – attenzione: non di droghe in generale – è aumentato del 18 per cento. Il dato è spiegabile in parte con l’aumento della popolazione mondiale e in parte con la diminuzione dei consumi di alcune sostanze e la crescita di altre (anche se la questione è più complicata, come vedremo).

Secondo le stime, nel 2011 un numero compreso fra 167 e 315 milioni di persone in tutto il mondo ha fatto uso di sostanze stupefacenti illegali, cioè una quota fra il 3,6 e il 6,9 per cento complessivo della popolazione mondiale. Nel complesso il consumo è in costante declino in Europa occidentale, mentre nel resto del mondo si mantiene stabile. In generale, a partire dal 2009, si è registrato un aumento dell’uso di sostanze oppioidi (come la morfina) e di cannabis, mentre è in diminuzione l’uso complessivo della cocaina (il cui mercato in Europa occidentale è calato dell’1,2 per cento nel 2011), dell’ecstasy e delle anfetamine. In Italia, per esempio, più di 200 mila persone dal 2008 al 2011 hanno smesso di fare uso di droghe illegali che si iniettano per via endovenosa, mentre in Russia nello stesso lasso di tempo i consumatori di questo tipo di droghe sono diventati 500 mila in più.

La questione si complica nel momento in cui si considerano anche le “nuove sostanze stupefacenti”, che nel rapporto sono chiamate “new psychoactive substances” (NPS): parliamo delle droghe che non sono ancora state dichiarate illegali, e in quanto tali il loro uso è più complicato da censire nei rapporti ufficiali. Nel 2009 le sostanze definite “NPS” erano 166, mentre nel 2012 ne sono state registrate 251. Alcune di queste sostanze erano state sintetizzate da molti anni ma venivano usate per altri scopi; la chetamina, per esempio, che di recente è diventata una diffusa sostanza stupefacente, veniva usata in passato come tranquillizzante per cavalli. La piperazina, che adesso è utilizzata per sintetizzare una droga simile all’ecstasy, negli anni Cinquanta era usata come parte di un farmaco per curare alcuni malattie intestinali. Negli Stati Uniti le NPS sono diventate negli ultimi anni il tipo di droga più usata fra i giovani, dopo la cannabis.

Le NPS vengono spesso vendute da aziende specializzate, che le producono e le commerciano su Internet. Nel 2010 questo tipo di negozi online erano 170, nel 2012 erano diventati 693. È molto complicato chiuderli, poiché nel momento in cui una NPS diventa illegale in un dato paese il centro di produzione viene trasferito in un altro, dove è ancora legale. E anche quando un certo tipo di sostanza diventa illegale, è possibile modificarla leggermente affinché ne venga prodotta un’altra, simile ma nuovamente legale. James Capra, un dirigente della agenzia federale antidroga degli Stati Uniti, ha detto che «non appena un certo tipo di sostanza diventa illegale le organizzazioni criminali cambiano una molecola del composto – una sola – e questo è sufficiente a farla diventare un’altra droga».

Secondo un articolo di Quartz, il sito di economia dell’Atlantic, i consumatori di droghe tradizionali provano le NPS anche per apparenti motivi di sicurezza: poiché sono state sintetizzate recentemente, pensano in molti, sono probabilmente più sicure e hanno meno effetti collaterali. In realtà molto spesso non sono state testate a sufficienza, e secondo il rapporto dell’ufficio antidroga delle Nazioni Unite per questo motivo «possono anche essere molto più dannose rispetto alle droghe tradizionali».

foto: STR/AFP/Getty Images