Rcs, Della Valle sottoscriverà un aumento di capitale

Milano, 4 lug. (LaPresse) – Diego Della Valle sottoscriverà l’aumento di capitale di Rcs. Il patron di Tod’s contrattacca e non indietreggia di fronte alle mosse di Fiat. A dare la notizia è stato lo stesso Della Valle, oggi a Milano in conferenza stampa. La mossa dell’imprenditore marchigiano segue al rastrellamento, da parte di Fiat, delle quote dell’aumento di capitale da 400 milioni, che ha condotto John Elkann a oltre il 20% in Rcs, con una mossa che pareva avere scritto la parola fine alla partita. Fino al contrattacco di Della Valle, che sembra pronto a un braccio di ferro con il Lingotto, ma non a qualunque costo. Non è escluso infatti che alla fine l’industriale marchigiano possa arrivare a una coabitazione nella stanza dei bottoni e ad una alleanza con il gruppo del Lingotto.
“Cosa pensiamo sul piano, sulla governance e su come va gestita l’azienda è noto. Noi abbiamo sempre espresso la nostra opinione, non abbiamo votato l’aumento in assemblea, tutto è chiaro e noto. Dopo l’assemblea, ci sono stati alcuni incontri richiesti dalle persone interessate, per trovare una soluzione a tutto questo”, ha detto Diego della Valle spiegando la genesi della sua decisione di sottoscrivere la sua quota di aumento di capitale di Rcs e di essere pronto a raccogliere la quota inoptata dell’aumento. Un annuncio forte, segno di una battaglia riaccesa per il controllo di Rcs. Un annuncio a cui poi seguono però parole di Della Valle, che suonano, comunque, come un’apertura e come un’attenzione al destino operativo del gruppo editoriale, anche se comunque l’imprenditore marchigiano è sempre stato critico per quanto riguarda la gestione del gruppo Rcs. “C’è una linea condivisa, bisogna vedere come riguardare il piano e come ridisegnare il cda che dovrebbe essere indirizzato e consigliato dai soci post-patto e quindi rivedere l’operatività dell’azienda per il futuro – ha aggiunto l’imprenditore – Ce lo siamo detti in varie telefonate anche recentissime, voglio evitare di far saltare l’azienda tutti i giorni con più 30% e meno 30% in Borsa – ha spiegato – io ho chiesto garanzie prime dell’aumento di capitale, ci è stato detto che non si poteva fare nulla prima della conclusione dell’aumento, perché prima bisogna determinare la quota degli azionisti rilevanti”.
Questa la spiegazione che Della Valle fa della sua ultima mossa, in termini strategici. “L’idea che ho io- dice l’imprenditore – visto che si tratta di un’azienda editoriale, è quella di avere un gruppo di azionisti, senza averne qualcuno che prevale sugli altri. Che rappresentino in modo serio un azionariato che lasci al gruppo la libertà di stampa. E che non intervenga e non influenzi le linee editoriali”. Il riferimento è chiaramente a Fiat, che salendo al 20% potrebbe influenzare Rcs. In un altro passaggio infatti Della Valle ha detto, che qualcuno potrebbe voler impadronirsi di Rcs per “evitare le mattonate dietro mentre mi allontano”. Riferendosi forse alla fusione Chrysler Fiat. “Sono vecchie abitudini, imparate anche dai più giovani” ha anche spiegato, e ha aggiunto che “l’editoria serve a formare l’opinione degli italiani con più di 35 anni, per loro è rilevante”.
Questo il Della Valle pensiero su Rcs: “Per me sarebbe imprescindibile dividere la gestione dall’autonomia dell’azienda editoriale”. Secondo Della Valle non serve “gestire questa azienda con leadership forte, non va bene mai. Serve una compagine che dia credibilità e autonomia alla parte editoriale di un gruppo che deve riposarsi, sono sotto stress da anni”. Sarebbe secondo Della Valle “sconveniente mettere sotto pressione una categoria, dicendo domani dovrete fare i conti con noi”.
Poi la delicata questione del patto: “Il patto per me non deve esistere più. Elkann vuole il patto? Responsabilità sua. È ridicolo pensare di gestire un’azienda come Rcs con un patto”. Così Diego della Valle incontrando oggi i giornalisti a Milano, su come vede i futuri assetti di Rcs. “Mi dispiace per alcuni amici che hanno perso dei soldi in quest’azienda – ha aggiunto Della Valle – e guarda caso erano fuori dal patto, e hanno giustamente detto di no all’aumento, dopo aver ingiustamente perso tanto denaro”.
Sul management di Rcs Della Valle da’rassicurazioni: “Mai detto di voler cambiare manager. Le persone non vanno mai buttate in mare quando fa più comodo. Mai detto che l’amministratore non va bene”. E aggiunge: “Problema è proprietà non management, ci sono alcuni manager italiani molto buoni”.
Della Valle però non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. “Ci sono state in questi giorni alcune cose un po’ strane che mi hanno sorpreso. Comprare i diritti sul mercato, era una delle cose meno difficili da fare. E non costosa. Io avevo un impegno con i miei interlocutori a non comprare nessun diritto. Poi a un certo punto, ho chiuso gli occhi, e mi è sembrato di tornare bambino, quando guardavo i notiziari di quando ero bambino e facevano vedere il Duce che tagliava il grano ad agosto”, ha affermato Della Valle nella conferenza stampa.
Subito dopo, Della valle ha aggiunto: “Vedere che qualcuno compra 110 milioni di euro di diritti, e poi alza il telefono e parla con il Capo dello Stato, e il capo dello stato rimanda la telefonata, francamente, mi ha lasciato un po’ perplesso. Io dico che quando avanza del tempo, e non credo che Napolitano abbia del tempo che gli avanzi, e credo che Napolitano viene da una cultura che certamente non lo tiene lontano, dal mondo dei lavoratori e di chi ha dei problemi. Forse, in questi casi bisognerebbe stare un po’ più attenti a come gestire certe cose e come farle gestire alla comunicazione”.
Il patron di Tod’s ha poi proseguito nella sua polemica: “Non mi è sembrato giusto, non mi è parsa una cosa fatta bene quella di strumentalizzare questa telefonata che si poteva evitare come se ci fosse un colloquio tra Capi di Stato che decide le sorti del mondo. Se proprio ha del tempo libero magari può chiamare gli operai di Pomigliano, quelli dell’Ilva di Taranto, può farsi un giro dimostrando la sua vicinanza agli imprenditori piccoli e medi, che nonostante lavorino forsennatamente oggi hanno mille problemi”. “In momenti come questo ci sono tanti modi per far sentire la propria presenza, in un Paese che se la passa male, si potrebbe evitare di farsi delle telefonate che sembrano un po’ delle sceneggiate che il Paese non ha bisogno di vedere. Lo dico nel rispetto del ruolo e personale che ho di lui, era una cosa che Napolitano poteva evitare”, afferma Della Valle.

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