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  • martedì 14 maggio 2013

Le novità su Cleveland

Stanno venendo fuori nuovi dettagli sulla prigionia delle tre donne sequestrate, i fratelli di Ariel Castro hanno spiegato in tv perché non ne sapevano nulla

Sono passati otto giorni dal ritrovamento delle tre donne rapite e tenute prigioniere per anni in una casa di Cleveland, in Ohio negli Stati Uniti: Amanda Berry, Gina DeJesus e Michelle Knight. Fin qui è stato incriminato Ariel Castro, un uomo di 52 anni: nei suoi confronti sono stati formulati quattro capi d’accusa per rapimento (compreso quello di una bambina di 6 anni, nata da un suo rapporto con una delle donne) e tre capi d’accusa per stupro. Nella vicenda sono stati inizialmente coinvolti anche i fratelli di Castro, Pedro, 54 anni, e Onil, 50 anni: erano stati arrestati perché ritenuti possibili complici dei rapimenti, ma dalle prime indagini è emerso che non lo erano. Sono stati rilasciati dalla polizia, che negli ultimi giorni ha rivelato anche alcuni dettagli sulle condizioni della prigionia delle tre donne.

L’intervista alla CNN dei fratelli Castro
Pedro e Onil Castro hanno parlato il 12 maggio in un’intervista alla CNN, in cui hanno definito Ariel «un mostro». Hanno detto di non considerarlo più un loro familiare e che entrambi lo vorrebbero vedere «marcire in prigione». Pedro Castro, il più grande dei tre, ha detto di non sapere come suo fratello sia «riuscito a farla franca per tanti anni». Entrambi hanno spiegato di aver voluto parlare ai media perché, da quando sono stati liberati, continuano a ricevere minacce di morte. I due fratelli di Ariel Castro sono stati rinchiusi in due celle separate, e soltanto dopo 36 ore è stato spiegato loro il motivo dell’arresto. In quelle ore, Onil ha detto di aver visto suo fratello Ariel passare davanti alla propria cella, mentre veniva accompagnato in bagno. Voltandosi verso di lui gli, Ariel gli ha detto: «Onil, non mi rivedrai mai più, ti voglio bene».

Il video dell’intervista a Onil e Pedro Castro

L’interrogatorio
I due si sono rivisti durante l’interrogatorio, davanti a uno degli investigatori. In quell’occasione Ariel gli avrebbe detto: «Onil, mi dispiace, tu non sai nulla di quello che è successo». Durante l’interrogatorio, l’investigatore ha mostrato a Onil le foto delle tre ragazze, chiedendogli se le aveva mai viste. Soltanto dopo aver sentito i loro nomi, Onil ha raccontato di averli collegati con quelli delle ragazze scomparse, da anni, a Cleveland. Davanti all’investigatore ha detto: «Non assomigliano più a quelle ragazze, sembrano così malnutrite».

La casa di Ariel Castro
La casa, hanno detto gli agenti della polizia, era molto sporca nelle stanze in cui erano rinchiuse le tre donne: sono state trovate anche corde e catene, con le quali venivano legate. Vivevano separate, in stanze diverse. Nell’intervista alla CNN, i due fratelli Castro hanno detto di non aver mai notato niente che potesse far sospettare qualcosa. Hanno spiegato però che in tutti questi anni Ariel aveva proibito loro di oltrepassare la porta della cucina. Quando mangiavano insieme lo facevano fuori, sulle scale. Una volta, ha raccontato Pedro, «stavo per entrare in cucina, per vedere se c’era qualcosa da bere, ma Ariel mi ha dato un colpo dicendomi di non entrare».

La cucina della casa di Ariel Castro era separata dal resto della casa da tende molto grosse: «Ariel mi disse che aveva sistemato la casa in quel modo per tenere la cucina sempre calda e risparmiare così sulla bolletta del gas», ha raccontato Pedro. Anche se, ogni volta che andava a trovare suo fratello, Pedro ha detto di aver sentito spesso dei rumori, senza capire però cosa fossero e da dove provenissero: «Lui mi diceva che erano dei cani». Altra cosa che ha spiegato di aver notato, comprensibile ai fatti di oggi, era che «in casa sua c’erano sempre o la radio o la televisione accesa».

Onil, invece, ha detto di non essere andato a casa di Ariel per «parecchi anni». Anche una delle figlie di Ariel Castro, Angie Gregg – nata dalla relazione con la sua ex moglie, con cui aveva divorziato nel 1996 – ha raccontato che suo padre non l’ha mai fatta entrare in casa e che ogni volta che andava a trovarlo era lui a uscire fuori.

La figlia di Amanda Berry e gli aborti
Soltanto la bambina di sei anni, hanno spiegato gli investigatori, è stata vista dai vicini uscire nel cortile di casa. Quella bambina, tra l’altro, è stata vista anche dai fratelli Castro, in alcune occasioni: «una volta da McDonald’s e una volta da Burger King: ogni volta lui ci diceva che era la figlia di una sua amica, che spesso era impegnata e la lasciava insieme a lui». La paternità di Castro è stata ufficializzata dagli investigatori, dopo aver fatto un test del DNA: la madre è Amanda Berry, che ha partorito in una piscina di plastica con l’aiuto di Gina DeJesus. Michelle Knight ha raccontato invece di aver abortito per cinque volte: Ariel Castro, per farla abortire, non la faceva mangiare e la picchiava.

Come stanno le tre donne
Le tre donne non hanno parlato fino a oggi con i giornalisti e hanno deciso di non farlo «fino a quando non si concluderà il procedimento nei confronti di Ariel Castro», ha spiegato un loro portavoce. Amanda Berry, Gina DeJesus e Michelle Knight sono tornate dalle loro famiglie: hanno detto di sentirsi meglio, fisicamente e psicologicamente. Negli ultimi dieci anni, hanno spiegato, non c’è mai stato modo di scappare. Il portavoce delle tre donne ha spiegato che Amanda è riuscita ad avvicinarsi a un’entrata e urlare solo perché Ariel Castro aveva lasciata aperta un’altra porta, di solito chiusa. Amanda Berry ha raccontato di aver avuto molta paura anche perché Castro in passato aveva fatto delle prove, lasciando delle porte aperte, per vedere se qualcuna di loro voleva provare a scappare. In quel caso, per fortuna, si era proprio dimenticato.

Foto: Ariel Castro (AP Photo/Tony Dejak)

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