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  • mercoledì 8 Maggio 2013

Il problema dell’esercito USA con i reati sessuali

Il capo della prevenzione sessuale dell'Aeronautica è stato arrestato per molestie, mentre un rapporto del Pentagono mostra un incremento delle violenze

Il 6 maggio scorso ad Arlington, in Virginia, è stato arrestato il tenente colonnello Jeffrey Krusinski, un funzionario dell’esercito, a capo dell’ufficio di prevenzione sessuale dell’Aeronautica degli Stati Uniti. Secondo il portavoce della polizia locale, Krusinski, che era ubriaco, è stato arrestato per aver molestato una donna in un parcheggio.

Il giorno seguente era in programma la pubblicazione di un rapporto elaborato dal Pentagono sulle aggressioni sessuali nelle forze armate. Jeffrey Krusinki è stato immediatamente rimosso dal suo incarico, ma si è aperto nel frattempo un ampio e complesso dibattito, su cui è intervenuto anche il presidente Barack Obama, riguardo al crescente numero di violenze sessuali nell’esercito, in aumento rispetto agli anni passati.

Il rapporto del Pentagono
Secondo l’edizione più recente di uno studio annuale del Pentagono, basato sui dati del 2012, le segnalazioni di casi di violenza sessuale, tra i membri dell’esercito in servizio, è aumentato del sei per cento per le donne e dell’1,2 per cento per gli uomini tra il 2011 e l’anno successivo. Oltre all’incremento dei casi, ad alimentare il dibattito è stato anche il numero di quelli effettivamente perseguiti: secondo il rapporto, nell’ultimo anno ci sono stati in tutto 3.374 casi di violenza sessuale, che hanno coinvolto i militari in quanto vittime o in quanto responsabili, ma soltanto 2.558 casi sono stati poi analizzati o perseguiti. Nel 2011, le segnalazioni erano state 3.192.

I reati in questione vanno dallo stupro alla molestia sessuale e hanno riguardato i militari della marina militare, del Corpo dei Marine e dell’Aeronautica. Nelle forze armate di terra, invece, il numero delle segnalazioni è diminuito, rispetto all’anno scorso, del 16 per cento. Anche altri dati, più specifici, sono risultati in aumento: dal 2010 al 2012, il numero delle donne in servizio violentate è salito del 39 per cento. Il numero delle denunce, sempre da parte di donne che sono state molestate, è passato dal 4,4 per cento al 6,1 per cento: in cifre, questo significa che le donne molestate sono passate da circa 19.300 a circa 26.000. Questo dato rimane comunque inferiore a quello del 2006, la cui percentuale era del 6,8 per cento, e riguardava 34.200 persone.

Le conclusioni del Pentagono e di Chuck Hagel
Secondo i funzionari del Pentagono, il numero delle aggressioni sessuali segnalate è minore rispetto a quelle effettivamente avvenute. Questo dipenderebbe anche dal metodo con cui è stata effettuata la ricerca: i dati si basano su un sondaggio inviato a 108.000 membri dell’esercito in servizio, a cui ha risposto però soltanto il 24 per cento. La conseguenza, ha spiegato Chuck Hagel – il ministro della Difesa – è che questa situazione potrebbe minacciare la piena capacità dei militari di fare il proprio lavoro e scoraggiare molti altri a entrare a far parte dell’esercito.

La frequenza delle aggressioni sessuali e «la percezione della loro tolleranza» potrebbero soprattutto minare l’autorità di chi si occupa della tutela dei militari. Questo è un aspetto che è stato sottolineato da molti membri del Congresso, che hanno criticato la mancanza di serietà nell’affrontare questioni come questa, mancando così di rispetto alla dignità personale dei militari. Oltre che per i funzionari a capo degli uffici competenti, questo problema riguarda soprattutto il Dipartimento della Difesa, responsabile dell’organizzazione degli uffici e delle nomine.

Il nuovo piano del Pentagono e le critiche
Di fronte a questa situazione, i funzionari del Pentagono hanno detto di avere in programma l’attuazione di una nuova strategia, per prevenire casi come quelli denunciati nel rapporto. Il nuovo programma si chiama SAPR (Sexual Assault Prevention and Response) Strategic Plan. In sostanza, si vuole rafforzare, soprattutto tramite la prevenzione e l’assistenza alle vittime, il programma precedente. Alcuni legislatori hanno spiegato però che questo nuovo programma ha lo stesso difetto di quello precedente: un’eccessiva burocratizzazione, dovuta al tipo di procedimenti giuridici militari. Questi casi, secondo loro, dovrebbero essere gestiti da un ufficio specifico del Pentagono, senza il rischio che alcune procedure possano perdersi, anche a causa di casi di corruzione o connivenza.

La reazione di Obama
Dopo la pubblicazione del rapporto, il presidente Barack Obama ha criticato con tono deciso i responsabili delle forze armate e del Dipartimento della Difesa per non aver adottato misure più severe contro i responsabili di reati sessuali, chiedendo di raddoppiare gli sforzi per prevenire ulteriori casi: «Nessuna tolleranza», ha detto Obama. I responsabili, ha spiegato, «dovranno essere perseguiti, rimossi dalle loro funzioni, processati dalla corte marziale e congedati con disonore».

Un “problema culturale”
Alcuni membri del Congresso si sono attivati per presentare delle leggi che prevedono una revisione delle leggi militari in materia, per rafforzare le indagini e i procedimenti di reati sessuali e dare maggiore sostegno alle vittime. Dopo l’arresto di Jeffrey Krusinski, alcuni senatori hanno sostenuto che casi come questo sono l’emblema di un problema culturale tra i militari dell’esercito: la responsabilità sarebbe dei massimi gradi della gerarchia come i generali, soprattutto se riferita anche ad altri due casi in cui alcuni generali coinvolti in reati sessuali sono stati graziati. Questo, secondo loro, rappresenta il principale motivo per cui molti militari decidono di non denunciare le violenze, per paura che questo possa ripercuotersi negativamente sulle loro carriere.

Foto: (Manjunath Kiran/AFP/Getty Images)