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  • martedì 30 Aprile 2013

Le ultime su Emanuela Orlandi

Breve storia della ragazza che scomparve in Vaticano nel 1983, e sulla quale sono appena arrivate ennesime versioni e ipotesi

Quella di Emanuela Orlandi, la ragazza cittadina del Vaticano scomparsa a Roma il 22 giugno 1983 all’età di 15 anni, è una storia ancora irrisolta e molto complessa, che successive indagini hanno via via legato a varie vicende italiane degli anni Ottanta e Novanta: all’attentato di Giovanni Paolo II, ai problemi della banca vaticana e alla banda criminale della Magliana. Nelle ultime settimane ci sono stati nuovi sviluppi investigativi: nel mese di aprile un uomo che sostiene di avere avuto un ruolo nel rapimento è stato interrogato per cinque volte dai magistrati.

Marco Fassoni Accetti e il flauto
Lo scorso 3 aprile la trasmissione Chi l’ha visto? ha mostrato in tv un flauto che potrebbe essere quello che Emanuela Orlandi aveva con sé il giorno della scomparsa. È stato trovato dopo una segnalazione, inizialmente anonima, sotto una formella raffigurante una stazione della Via Crucis in un ex stabilimento cinematografico De Laurentis di Roma: era avvolto in alcuni fogli di giornale uno dei quali del 29 maggio 1985 con un’intervista a Ercole Orlandi, il padre di Emanuela. La Procura ha acquisito il reperto e disposto una consulenza tecnica per la ricerca di eventuali impronte o tracce di saliva: il tempo stimato per le analisi sarà di un mese.

Ad aver indicato la posizione del flauto è stato Marco Fassoni Accetti, autore indipendente di cinema di 57 anni, che si è autodenunciato al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e al pubblico ministero Simona Maisto. A loro, in una serie di interrogatori, ha raccontato che il sequestro Orlandi sarebbe stato organizzato da un gruppo che compiva operazioni segrete per conto di ambienti vaticani interessati a esercitare pressioni sulla Santa Sede. Ne facevano parte, oltre a lui, anche esponenti dei servizi segreti italiani e della banda della Magliana.

Intervistato da Chi l’ha visto? il 24 aprile, Fassoni Accetti ha sostenuto che la sparizione di Emanuela Orlandi vada legata a quella di Mirella Gregori, studentessa di 15 anni scomparsa da Roma il 7 maggio del 1983. E come entrambe siano connesse con l’attentato a Giovanni Paolo II  in piazza San Pietro il 13 maggio 1981. Fassoni Accetti ha dichiarato di aver partecipato direttamente all’ideazione e all’organizzazione logistica del sequestro Orlandi che, inizialmente, doveva essere solo «dimostrativo»: Emanuela avrebbe dovuto essere liberata dopo poco tempo, ma il piano fallì soprattutto a causa «dell’appello del Papa all’Angelus, il 3 luglio, che diede risalto mondiale al caso». Fassoni Accetti ha raccontato di come la ragazza abbia vissuto «in due appartamenti e in due camper», fino a dicembre 1983. Poi, «il gruppo la trasferì all’estero, nei sobborghi di Parigi», «dove potrebbe essere ancora viva».

Nonostante le molte perplessità emerse dai primi interrogatori (sul motivo che ad esempio avrebbe portato Marco Fassoni Accetti a parlare dopo 30 anni), il 27 aprile il Messaggero ha pubblicato un articolo che dimostra il suo coinvolgimento nel caso Orlandi: gli investigatori hanno infatti recuperato gli atti di una vecchia indagine in cui Marco Fassoni Accetti parla al telefono con la sua fidanzata. Lei, molto arrabbiata, dice: «Ora basta, ne hai fatte di tutti i colori, persino in quella storia di Emanuela Orlandi».

Alcune affermazioni di Fassoni Accetti sono già state verificate dagli inquirenti. La prima riguarda un episodio del 23 giugno 1983, 19 ore dopo la scomparsa di Emanuela Orlandi e di cui Fassoni Accetti si è dichiarato responsabile: un pescatore, Carlo Lazzari, disse di aver visto «a valle del ponte della Magliana, alle 14.30, due giovani che si guardavano attorno con circospezione vicino a una Fiat 127, sopra la scarpata che sovrasta la sponda». Disse anche di averli visti spingere la macchina in mare e che sopra c’era una persona: «in quell’istante ho notato un braccio penzolare dal finestrino posteriore». Quell’auto fu cercata per settimane, ma non venne mai ritrovata. Fassoni Accetti ha dichiarato: «Era un sequestro sceneggiato, no? Non dimenticate che io sono un artista. E che con le scenografie, i manichini ho sempre lavorato…».

Fassoni Accetti avrebbe inoltre fornito la spiegazione di alcuni messaggi in codice contenuti in rivendicazioni e lettere spedite nel 1983: la linea telefonica 158 chiesta dai presunti rapitori direttamente con il Vaticano sta per 5 e 81, rispettivamente mese e anno dell’attentato al Papa. Inoltre, se alle 375 mila lire offerte a Emanuela il giorno della sua scomparsa per distribuire pubblicità si aggiunge due volte il numero 1, si ottiene 13-5-17, data dell’apparizione della Madonna di Fatima in Portogallo.

La scomparsa di Emanuela Orlandi
Il 22 giugno del 1983, Emanuela Orlandi, figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, stava andando a scuola di musica al “Tommaso Ludovico da Victoria”, in piazza Sant’Apollinare. Arrivò con mezz’ora di ritardo e uscì verso le 19, in anticipo. Da una cabina telefonica chiamò a casa e alla sorella riferì di una proposta che le era stata fatta: 375 mila lire per distribuire pubblicità di prodotti cosmetici durante una sfilata. Questo fu l’ultimo contatto che Emanuela ebbe con la famiglia. L’ultima volta fu vista da una compagna di musica alla fermata dell’autobus 70 in via Panisperna, intorno alle 19.30. Il giorno dopo il padre di Emanuela ne denunciò la scomparsa all’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano.

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