Chi è Ignazio Marino

Il vincitore delle primarie di Roma ha 58 anni, è chirurgo e senatore del PD, quattro anni fa si candidò a segretario del partito uscendone così così

Il senatore Ignazio Marino ha vinto le primarie del centrosinistra e il 26 e 27 maggio maggio sarà candidato della coalizione a sindaco di Roma. Secondo i dati comunicati dal comitato “Roma Bene Comune”, l’affluenza nei 223 seggi è stata tra i 100 mila e i 102 mila e i risultati ufficiali sul 20 per cento delle sezioni scrutinate Marino ha ottenuto il 51 per cento dei voti, David Sassoli il 28 e Paolo Gentiloni il 14. Marino ha ringraziato il proprio comitato elettorale dichiarando che il Campidoglio andrà ora «liberato da una politica oscura» e sia il segretario del PD, Pier Luigi Bersani, che Nichi Vendola si sono congratulati con lui su Twitter.

Ignazio Marino, che alle elezioni politiche del 2013 è stato eletto per la terza volta in Senato con il Partito Democratico in Piemonte, è nato a Genova nel 1955 e vive a Roma da quando ha 14 anni. Si è laureato in medicina e chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha studiato a Cambridge in Inghilterra, negli Stati Uniti a Pittsburgh e si è specializzato in trapianti d’organo: in Italia ha eseguito il primo trapianto su un paziente sieropositivo. Nel 2006 si è candidato al Senato come indipendente ed è stato eletto nei Democratici di Sinistra, dopo aver collaborato con la fondazione di Massimo D’Alema, “ItalianiEuropei”. Nel 2008 è stato rieletto in Senato con il Partito Democratico.

Da quando si è impegnato in politica, Marino si è sempre occupato di diritti civili e sanità. Ha presieduto la XII Commissione Igiene e Sanità (2006), la Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale (2008) contribuendo con un’inchiesta alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Fino a qualche anno fa continuava a operare all’ospedale Negrar di Verona, una volta la settimana. Ora a titolo gratuito fornisce consulenze ai suoi pazienti appoggiandosi a diversi ambulatori di Roma.

Marino è cattolico ma ha sempre detto di avere una visione laica della politica e ha scritto in proposito molti libri, l’ultimo dei quali pubblicato nel 2012 con Carlo Maria Martini e intitolato Credere e conoscere. Marino, per esempio, ha sempre sostenuto l’esigenza di una legge in materia di testamento biologico, lanciando anche nel 2009 un appello online.

Nel luglio del 2009 Ignazio Marino si era candidato alla segreteria del Partito Democratico, sfidando Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini: ottenne alle primarie il 12,5 per cento dei voti, dopo aver avuto circa la metà dei consensi al congresso tra gli iscritti del partito. Subito dopo aver presentato la propria candidatura, il quotidiano il Foglio chiese al senatore di chiarire le ragioni per cui sette anni prima aveva interrotto i rapporti di lavoro con un importante centro medico americano.

Il Foglio aveva pubblicato una lettera di dimissioni datata 6 settembre 2002, controfirmata da Marino e scritta dal direttore dell’University of Pittsburgh Medical Center (UPMC) della Pennsylvania. A Marino erano contestate delle irregolarità amministrative e gli venivano imposte una serie di condizioni per la risoluzione del suo rapporto di lavoro con il centro medico americano in cui Marino aveva una cattedra: il rimborso della cifra contestata, la restituzione dei materiali offerti dall’università, la rinuncia a ogni buonuscita e l’allontanamento anche dal Centro Nazionale Trapianti di cui Marino era membro e dall’Ismett di Palermo, uno dei centri di trapianti più importanti d’Europa fondato dallo stesso Marino tre anni prima in collaborazione con Pittsburgh.

Marino si era difeso affermando che effettivamente risultavano delle «discrepanze» su alcuni rimborsi che lui stesso aveva deciso di segnalare. Proprio per questo motivo «si era creata una situazione conflittuale con l’amministrazione» dell’Università. Sulle motivazioni che avevano portato alla pubblicazione della lettera a sette anni di distanza, il senatore aveva spiegato: «C’è un interesse di qualcuno a fare in modo che si parli di episodi conclusi e che non hanno avuto alcuna rilevanza legale: si vuole impedire che si parli dei contenuti della mia candidatura. Un fatto molto grave. Chi vive tra due paesi e presenta migliaia di rimborsi in oltre 15 anni di lavoro può commettere qualche sbaglio».

Alla fine del 2012 una sentenza ha condannato una serie di articoli successivi del Foglio, del Giornale e di Libero, per lo “stravolgimento” di quei fatti attraverso “un’interpretazione personale, fuorviante e fuorviata”, stabilendo che non fosse fondata la tesi del nesso tra l’allontanamento di Marino dall’ospedale di Pittsburgh e le irregolarità amministrative, né quella della loro “intenzionalità”.

Alle primarie per il sindaco di Roma, Marino era sostenuto da Goffredo Bettini, politico romano di lungo corso, già stretto collaboratore di Veltroni durante i suoi anni da sindaco. Marino è stato sostenuto anche da una parte importante del PD che fa riferimento a Nicola Zingaretti, oggi presidente della regione Lazio.