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  • sabato 6 Aprile 2013

Il rapporto italiano sul caso dell’Enrica Lexie

Repubblica parla oggi di una "inchiesta sommaria" dello scorso anno, secondo cui i proiettili che hanno ucciso i due pescatori indiani non vengono dai fucili di Latorre e Girone

Oggi Repubblica riporta alcune parti di un rapporto scritto dall’ammiraglio Alessandro Piroli, capo del terzo reparto della Marina militare inviato in India, sull’uccisione dei due pescatori indiani del 15 febbraio 2012, di cui sono stati accusati i fucilieri italiani Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Il rapporto, che viene definito una “inchiesta sommaria”, ricostruisce le fasi di quanto successo: come è avvenuto l’avvicinamento tra la petroliera Enrica Lexie, battente bandiera italiana, e il peschereccio indiano St. Antony, e poi le varie fasi della sparatoria.

Nel rapporto, in possesso del governo italiano dall’11 maggio 2012, c’è anche un paragrafo dedicato alle prove balistiche effettuate dalla polizia indiana in presenza di alcuni ufficiali dei Carabinieri: i proiettili estratti dai corpi di Ajiesh Pink e Valentine Jelestine, i due pescatori morti, sarebbero stati assegnati alle armi di due altri militari, diversi da Girone e Latorre. Queste prove dovranno però essere confermate. Le indagini sul caso dei due fucilieri sono state affidate, dal primo aprile scorso, all’agenzia investigativa nazionale indiana, dopo che nel gennaio scorso la Corte Suprema indiana aveva sottratto la competenza alle autorità dello stato del Kerala.

Dall’11 maggio del 2012 il governo italiano è in possesso di una “Inchiesta sommaria” sull’incidente della Enrica Lexie che ha visto coinvolti i marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Il rapporto dettagliato è dell’ammiraglio Alessandro Piroli, allora capo del terzo reparto della Marina, l’ufficiale più alto in grado inviato in India subito dopo l’incidente. Piroli elenca i fatti, le prove, le ipotesi note in quel momento sulla morte dei due pescatori.

Un’inchiesta che non accusa, non contesta, ma elenca fatti o perlomeno versioni di fatti. E che riporta, nero su bianco, anche i risultati delle perizie balistiche indiane, secondo cui il calibro dei proiettili ritrovati nei corpi dei pescatori uccisi è il 5,56 Nato, e le armi che hanno sparato non sono quelle di Girone e Latorre, ma quelle di altri due marò che erano a bordo della Lexie.

Sono le ore 12 quando “in acque internazionali, a circa 20 miglia dalla costa indiana, secondo quanto riportato dal giornale di bordo di Nave Lexie …. Latorre e il sergente Girone sono stati allertati per la scoperta al radar di una piccola imbarcazione…”. L’avvistamento avviene alle 11,55 (ora indiana 16,25), a sole 2,8 miglia dal mercantile, che fino al momento non si era accorto di nulla. L’equipaggio calcola che il battello sia in rotta di collisione con la petroliera. Quando il peschereccio è ad 800 metri dalla Lexie iniziano le prime segnalazioni luminose. «Latorre ed il sergente Girone si adoperano per effettuare
segnalazioni luminose sicuramente visibili dall’esterno – si legge nel rapporto – e mostrano in maniera evidente le armi al di sopra del loro capo».

(continua a leggere sulla rassegna stampa del ministero della Difesa)

Foto: VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images