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  • martedì 12 Marzo 2013

Chi ha ragione sui marinai

Tutti e nessuno, scrive Franco Venturini sul Corriere: l'India ha violato il diritto internazionale ma l'Italia aveva preso un impegno e si gioca la credibilità

Lunedì 11 marzo il ministero degli Affari Esteri ha annunciato che i due marinai arrestati in India con l’accusa di avere ucciso due pescatori resteranno in Italia, nonostante tra i due paesi ci fosse un accordo su una licenza concessa dalla autorità indiane: il 22 febbraio la Corte suprema di New Delhi aveva concesso ai marinai il ritorno in Italia per votare alle elezioni e tornare successivamente in India. Della questione si occuperà ora il ministro degli Esteri indiano, Salman Khurdish, e oggi molti titoli della stampa indiana hanno riportato le parole del primo ministro indiano Manmohan Singh, che ha definito la decisione dell’Italia «inaccettabile». Sul Corriere della Sera di oggi, Franco Venturini racconta quali sono le ipotesi fatte dal governo italiano per cercare di risolvere la questione con un arbitrato internazionale, per superare alcuni punti di contrasto avuti nell’ultimo anno dai due governi. D’altra parte però, questa situazione potrebbe intaccare la credibilità internazionale dell’Italia.

L’auspicio del governo italiano è che si possa parlare, d’ora in poi, di una semplice disputa bilaterale con l’India su questioni giuridiche. In altre parole che Nuova Delhi non reagisca troppo duramente al mancato ritorno di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone dalla loro «licenza elettorale», e che la formale apertura di una controversia davanti alla giustizia internazionale consenta a entrambi i Paesi di superare la reciproca acrimonia dell’ultimo anno.

Obbiettivo ambizioso, quello italiano, se si considera il comportamento ostruzionistico e talvolta quasi beffardo tenuto dalle autorità e dai tribunali indiani da quando, nel febbraio 2012, i nostri fucilieri di Marina vennero accusati di aver ucciso due pescatori al largo delle coste del Kerala mentre svolgevano servizio di protezione anti-pirateria a bordo della Enrica Lexie. Non si può oggi dimenticare quei due morti, e la Procura di Roma ha già sentito in proposito Latorre e Girone. Ma si deve anche ricordare che la Lexie fu attirata in porto con uno stratagemma (e commise un grave errore abboccando), che non esistono certezze sulle responsabilità, e che la perizia balistica, secondo gli osservatori italiani, fu condotta in modo alquanto sommario.

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Foto: Roberto Monaldo/LaPresse