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  • mercoledì 20 Febbraio 2013

Contro il Tiqui-Taca

Michele Dalai spiega in un libro come ha imparato a detestare il Barcellona

È uscito il 19 febbraio per Mondadori “Contro il Tiqui-Taca. Come ho imparato a detestare il Barcellona“, un pamphlet di Michele Dalai (dedicato “a ogni contropiedista”) in cui, partendo dall’articolo pubblicato su IL a settembre 2012, Dalai prova a smontare i luoghi comuni sulla superiorità del Barcellona criticandone molti aspetti: dal motto “mes que un club” alla noia di un gioco basato tutto sul possesso palla, dal buonismo dei suoi giocatori “allineati allo spirito disneyano richiesto dal club” alla logica da allevamento del suo settore giovanile.

I – La verità ti fa male, lo so

Ti è già successo.
Nel mezzo di un’accanita conversazione calcistica, unico collante di una moltitudine in fuga da argomenti impegnativi, qualcuno ha fatto una lunga pausa e ha detto certo che se giocassimo come il Barcellona…
All’unisono gli altri partecipanti hanno annuito, forse hanno anche brindato con vigore rischiando di sbeccare bicchieri e incisivi. Tu cos’hai fatto? Hai sorriso, gli angoli della bocca tirati allo spasimo per evitare di essere scoperto. Una parte di te ha preso il sopravvento, quella che ama il vivere quieto e non interviene nemmeno in soccorso delle vecchine scippate in strada. Arrendevole, mite agnello sacrificale, hai partecipato all’apologia con qualche aneddoto posticcio da spendere a bassa voce. Hai spacciato notizie di terza mano sulla velocità incredibile di Messi: un amico di amici ti ha raccontato che l’argentino può superare un’utilitaria in salita e consuma molto meno. Ti hanno anche detto, ma non ricordi chi, che quando è arrivato a Barcellona era alto nove centimetri e che lo hanno appeso a testa in giù con dei pesi attaccati alle orecchie pur di farlo crescere (o qualcosa del genere), forse gli stessi pesi che i guru indiani si legano ai testicoli per poi meditare incuranti del dolore (si spiegherebbe così quella quieta accettazione di ogni cosa, la calma del fuoriclasse senza rabbia). Le vite dei Santi sono piene di episodi minori e, anche se non ne sai nulla, improvvisare è semplice.
Stai parlando bene del Barcellona.

Ti eri ripromesso di non cascarci più e di battere i pugni sul tavolo, urlando a squarciagola che uno come Pedrito non lo vorrebbero nemmeno i circhi per spararlo con il cannone, ma non ce l’hai fatta. Hai valutato i rischi e le difficoltà e hai deciso che non potendo batterli e non volendo unirti a loro, questa adesione timida è il modo migliore per non farti stanare. Ti sei arreso allo standard blues più scontato, quello secondo cui dopo di loro il diluvio, prima di loro solo calcio dozzinale.
Secondo gli integralisti blaugrana il fútbol esiste solo in funzione del Barcellona, il resto è noia. Parlano i risultati, le statistiche, parlano gli appassionati e i conoscitori del pallone. Parla la Uefa, lo dicono gli scrittori arguti e sornioni, non può non essere vero. Ma è davvero così? Vale la pena di prendere sempre per buona la dottrina maggioritaria?
Non sempre.
Questo piccolo libro serve a farti sentire meno solo, a confortarti e a riscaldare lo spirito di tutti quelli come te.

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