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  • martedì 19 Febbraio 2013

Il caso Pistorius, dall’inizio

Le versioni dell'accusa e della difesa, messe in ordine, sulla morte di Reeva Steenkamp: l'udienza di oggi è stata aggiornata a mercoledì

Si è tenuta oggi la seconda udienza di Oscar Pistorius, l’atleta sudafricano arrestato il 14 febbraio con l’accusa di avere ucciso la sua fidanzata, la modella Reeva Steenkamp. La decisione sulla sua eventuale cauzione è stata rinviata a mercoledì. Durante l’udienza, che si è tenuta al tribunale di Pretoria, il pubblico ministero ha ricostruito con maggiori dettagli il quadro su quanto accaduto la notte tra il 13 e il 14 febbraio, e le ricostruzioni sono state contestate dalla difesa. L’accusa nei confronti di Pistorius per il momento rimane omicidio premeditato, per il momento. Pistorius ha ammesso di avere ucciso la ragazza, dicendo che credeva fosse un ladro.

L’ipotesi che Pistorius possa essere rilasciato su cauzione risulta molto difficile, dato che l’accusa ha confermato l’omicidio premeditato: scrive il Guardian, che in caso contrario, i giudici dovrebbero ammettere alcune “circostanze eccezionali”. Nella dichiarazione letta dal suo avvocato, Pistorius ha detto che, se gli sarà concessa l’uscita su cauzione, non ha intenzione di lasciare il Sudafrica e affronterà il processo. Nella dichiarazione c’è scritto che consegnerà il proprio passaporto e che non interferirà sui testimoni in alcun modo, sottolineando che non li conosce.

La storia della morte di Reeva Steenkamp e delle indagini su Pistorius, atleta famoso in tutto il mondo perché privo di entrambe le gambe e nonostante questo in grado di confrontarsi con atleti normodotati alle Olimpiadi di Londra, è tutt’ora ricca di intersezioni oscure tra cose che si sanno ufficialmente, perché comunicate dalla polizia; cose che si sanno ufficiosamente, attraverso cosiddette “fonti investigative”, e che giornali anche autorevoli hanno scritto e rilanciato; cose e voci impossibili da confermare, che stanno già riempendo le pagine soprattutto di tabloid, non solo sudafricani. Di seguito la storia dall’inizio, messa per esteso cercando di distinguere i vari piani.

L’omicidio
Poco prima delle 4 del mattino del 14 febbraio 2013 la polizia di Pretoria, la capitale amministrativa del Sudafrica, ha ricevuto una telefonata dai vicini di casa di Oscar Pistorius. Questi raccontavano di aver sentito alcuni spari di arma da fuoco provenire dalla casa dell’atleta sudafricano, come ha poi confermato Katlego Mogale, portavoce della polizia di Pretoria, e dicevano anche di aver sentito delle urla, prima di sentire gli spari.

La polizia ha confermato che a segnalare gli spari non «è stata la persona fermata». Secondo le ricostruzioni dei giornali Oscar Pistorius intorno alle 3:20 avrebbe telefonato invece a suo padre chiedendogli di raggiungerlo a casa. Scrive il Guardian che quando la famiglia è arrivata Pistorius teneva in braccio Reeva Steenkamp, 30 anni, la sua fidanzata. Sembra che respirasse ancora e Pistorius avrebbe cercato di rianimarla. Poco dopo sono arrivati i soccorsi e la polizia, che l’hanno dichiarata morta.

All’arrivo dei soccorsi, riporta sempre il Guardian, Reeva Steenkamp indossava la camicia da notte. La polizia, ispezionando la camera da letto di Oscar Pistorius, avrebbe trovato una valigetta 24 ore e un iPad buttato sul pavimento. Dalla parte del letto di Pistorius c’era la fondina di una pistola 9 millimetri. Reeva Steenkamp, secondo il referto della polizia, è stata colpita quattro volte da un’arma da fuoco: alla testa, al petto, a una mano e al pube. I colpi sono stati sparati attraverso la porta del bagno, che era chiusa a chiave e che Pistorius ha sfondato dopo aver sparato. Oltre alla pistola, la polizia ha trovato in casa di Pistorius anche un fucile: entrambe le armi erano detenute legalmente.

Qui bisogna spiegare due cose, per capire il contesto: il Sudafrica è uno dei paesi col più alto tasso di criminalità al mondo, e le ville dei ricchi bianchi sono particolarmente prese da mira da gruppi di ladri spesso molto violenti. Già un’altra volta negli ultimi mesi Pistorius aveva raccontato di aver preso le proprie armi sentendo dei rumori in casa.

La versione dell’accusa
Secondo l’accusa, il fatto che Pistorius abbia sparato attraverso la porta – chiusa – del bagno implica che vada processato comunque per omicidio premeditato, anche se pensava la sua ragazza fosse un ladro, dato che non poteva sapere di chi si trattava né se rappresentasse per lui una minaccia. “Non è come svegliarsi, vedere una persona nella stanza e sparare d’istinto: Pistorius ha indossato le protesi, ha camminato per 7 metri fino al bagno, ha visto che la porta era chiusa e ha sparato, senza preoccuparsi di chi fosse dentro”. Il pubblico ministero quindi dice che l’accusa di omicidio premeditato ha senso a prescindere dal fatto che Pistorius abbia voluto uccidere la sua fidanzata oppure effettivamente non sapesse chi fosse la persona chiusa nel bagno di casa sua.

La versione di Pistorius
La difesa di Pistorius ha letto una dichiarazione che ricostruisce la versione dell’atleta relativamente a quanto accaduto. Pistorius ha detto che lui e Reeva Steenkamp erano insieme in camera da letto, lui guardava la tv, lei faceva yoga. Di notte a un certo punto lui è andato in balcone a prendere un po’ d’aria. Quando è tornato in casa ha sentito dei rumori e pensava Steenkamp fosse a letto. Spaventato, avrebbe preso un’arma e si sarebbe diretto verso il bagno senza le protesi – ha detto che per questo di sentiva terrorizzato e molto vulnerabile – e aver sparato verso la porta, che aveva trovato chiusa. Pistorius ha detto poi di avere usato una mazza da cricket per sfondare la porta: nel bagno ha trovato la sua fidanzata, che poi ha portato al piano terra. Pistorius ha chiesto di essere liberato su cauzione sostenendo che ha intenzione di affrontare il processo ma il suo eventuale rilascio non arrecherebbe danni o pericoli allo Stato.

Le indagini
Il corpo di Reeva Steenkamp è stato portato via dalla casa alle 8:30. Pistorius è stato preso in custodia dalla polizia e una volta arrivato in stazione è iniziato il primo interrogatorio. Denise Beukes, portavoce della polizia, durante una conferenza stampa si è detta sorpresa che l’ipotesi dello scambio di persona circolasse sui media, aggiungendo che a casa di Pistorius «c’erano già stati incidenti».

Mazze e steroidi
Tra domenica e lunedì molti giornali, riprendendo una notizia pubblicata dal tabloid britannico Sun, hanno scritto che in casa di Pistorius la polizia avrebbe trovato degli steroidi (una sostanza dopante) e una mazza da cricket sporca di sangue, sottolineando che si tratterebbe di un elemento importante per la ricostruzione della vicenda: citando alcune fonti anonime, il Guardian ha scritto che il cranio di Reeva Steenkamp avrebbe subito diversi colpi. La polizia, sempre secondo quanto riporta il Sun, avrebbe fatto a Pistorius un test anti-droga. Il fatto che per il momento nel corso delle udienze il pubblico ministero non abbia fatto menzione di altre ferite sul corpo della ragazza, a parte quelle per armi da fuoco, mostra probabilmente l’inconsistenza e la scarsa veridicità di queste ricostruzioni.

L’accusa
Venerdì 15 febbraio c’è stata la prima udienza al tribunale di Pretoria. Il procuratore Gerrie Nel ha sostenuto l’ipotesi di reato di omicidio premeditato, reato per il quale Pistorius potrebbe essere condannato all’ergastolo. Dopo l’udienza, durante la quale Pistorius ha pianto tenendosi la testa fra le mani, i suoi legali hanno diffuso una nota nella quale hanno affermato che il loro assistito contestava “nel modo più forte possibile” l’accusa di omicidio. Da giovedì Pistorius si trova in una cella di una stazione della polizia di Pretoria e non in prigione, come chiesto dalla sua difesa.

Foto: AP Photo/Antione de Ras