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  • sabato 9 Febbraio 2013

L’impiccagione di Afzal Guru

Era stato condannato per l'attentato contro il Parlamento indiano del 2001 e per avere fatto parte di un gruppo militante indipendentista del Kashmir

Nella mattina di sabato 9 febbraio, Mohammed Afzal Guru è stato impiccato nel carcere di Tihar, vicino a Delhi in India, per avere collaborato all’attacco terroristico contro il parlamento indiano del 13 dicembre 2001, in cui morirono nove persone. Mohammed Afzal Guru fu accusato di aver procurato le armi per gli attentatori e di appartenere al gruppo indipendentista del Kashmir Jaish-e-Mohammed, anche se ha sempre negato entrambe le accuse. Fu arrestato nel 2002 e nel 2004 fu condannato all’impiccagione: in seguito, la Corte suprema indiana rifiutò, nel 2005 e nel 2007, due suoi appelli di clemenza.

Molti esponenti politici indiani avevano protestato negli ultimi mesi contro le autorità giudiziarie per aver rinviato la sua condanna a morte, a dodici anni dall’arresto: l’esecuzione è avvenuta dopo che il presidente indiano Pranab Mukherjee ha respinto, il 23 gennaio 2013, un ultimo appello di clemenza da parte di Mohammed Afzal Guru.

Si tratta della seconda esecuzione a morte degli ultimi mesi, in un paese in cui sono molto rare: l’ultima era stata eseguita nel novembre 2012 nei confronti di Mohammed Ajmal Kasab, l’unico degli attentatori superstiti nell’attacco di Mumbai del 2008. Dopo l’annuncio dell’esecuzione, le autorità indiane hanno rafforzato i controlli nell’area intorno al carcere di Tihar e hanno annunciato il coprifuoco in tutta la zona del Kashmir amministrata dal governo indiano, per evitare manifestazioni e proteste.

L’attacco contro il parlamento indiano del 13 dicembre 2001 è considerato ancora oggi un episodio molto controverso, spiega BBC: cinque ribelli uccisero un giardiniere e otto poliziotti, prima di essere uccisi dalle forze di sicurezza. Le autorità indiane accusarono il gruppo militante Jaish-e-Mohammed, che disse a sua volta di essere stato sostenuto dal governo pakistano, che invece negò un proprio coinvolgimento nell’attentato. Mohammed Afzal Guru, ex venditore di frutta, fu condannato per aver contribuito a progettare l’attacco insieme con Shaukat Hussain, che però in appello fu condannato a 10 anni di carcere e non alla pena di morte.

Altre due persone accusate di aver contribuito all’attentato, Sar Geelani e Afsan Guru, furono invece assolte per mancanza di prove. Nella zona del Kashmir amministrata dall’India, ci sono diversi gruppi che rivendicano l’indipendenza della regione e che negli ultimi venti anni hanno organizzato una serie di attentati, a volte con l’appoggio effettivo del Pakistan. Negli ultimi anni però la loro forza è diminuita e alcuni, come il gruppo Al-Badr Mujahideen, molto attivo a metà anni Novanta, non sono più considerati una minaccia.

Lo stesso, spiega BBC, si può dire per il gruppo Jaish-e-Mohammad, quello a cui, secondo le autorità giudiziarie indiane, apparteneva Mohammed Afzal Guru. Questi gruppi sono stati anche responsabili dell’uccisione di molti civili, cosa che nel tempo ha comportato la perdita del sostegno della popolazione. I gruppi principali di militanti che rivendicano l’indipendenza del Kashmir, nella zona amministrata dall’India, sono oggi il Lashkar-e-Taiba, l’Hizbul Mujahideen, l’Harkatul Mujahideen, il Fronte di Liberazione del Jammu e del Kashmir.

La regione del Kashmir è contesa dall’India e dal Pakistan da più di sessant’anni, già prima che i due paesi ottenessero l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1974. India e Pakistan hanno combattuto tre guerre, in cui sono morte oltre settantamila persone. Lo stato del Kashmir costituì un’eccezione nel contesto della spartizione, per motivi religiosi, perché nonostante la sua popolazione fosse in maggioranza musulmana, il sovrano hindu — il Maharaja Hari Singh — decise di firmare l’annessione all’Unione Indiana.

Dopo l’attentato di Mumbai del 2008, che aveva interrotto il dialogo diplomatico, nel dicembre 2012 i due paesi avevano siglato un accordo con lo scopo di allentare le restrizioni sui visti, per facilitare gli spostamenti dei cittadini da una parte all’altra del confine. Dall’inizio dell’anno però, sono ricominciati gli scontri tra l’esercito pakistano e quello indiano, nella zona lungo il confine: il 6 gennaio 2013 un soldato dell’esercito pakistano è stato ucciso vicino al posto di blocco di Sawan Patra, dopo un’irruzione da parte delle truppe indiane in una zona militare di competenza del Pakistan.

Foto: RAVEENDRAN/AFP/Getty Images