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  • domenica 27 Gennaio 2013

Una festa molto faticosa

Le foto del Thaipusam, una ricorrenza indù che in Malesia si celebra in modo molto particolare e molto impegnativo

Si dice che in una notte di luna piena del mese di Thai – tra gennaio e febbraio – la dea indù Parvati abbia donato a Murungan, il dio della guerra con sei facce, il Vel, ossia la lancia divina. Con questa arma Murungan avrebbe affrontato e ucciso Soorapadman, un demone malvagio che non poteva essere ucciso se non da un figlio di Shiva: cosa che, per sua fortuna, Murungan era. Per sfuggire a Murungan, pare che Soorapdman abbia provato a trasformarsi in un albero di mango; ma fu un tentativo inutile, perché Marungan lo riconobbe e lo tagliò comunque in tre pezzi con il suo Vel.

La ricorrenza della consegna della sacra lancia si chiama Thaipusam e quest’anno cade oggi. Nonostante faccia parte di tutta la sterminata tradizione induista, Thaipusam è festeggiata in modo particolare dai tamil, una popolazione che vive principalmente nel sud-est dell’India e in Sri Lanka. L’occasione non viene celebrata solo nei paesi dove i tamil sono maggioranza. Una cerimonia particolarmente spettacolare si è tenuta in Malesia, all’interno delle caverne di Batu, pochi chilometri da Kuala Lumpur.

Molte feste della tradizione induista prevedono lunghi pellegrinaggi in santuari situati in zone remote e spesso di difficile accesso, ma la festa di Thaipusam che si celebra in Malesia presenta delle ulteriori difficoltà. La festa si svolge con una lunga processione che comincia ai piedi di una collina e finisce all’interno della gigantesca caverna di Batu. Ci sono 272 scalini da salire per arrivare in cima.

Ma i gradini non vengono fatti alla leggera. Molti di coloro che partecipano al Thaipusam non si recano soltanto a onorare il dio, ma sono in cerca di un favore o di un aiuto e per ottenerlo portano un kavadi, cioè un fardello. Questo kavadi può avere diverse forme, ma tutte hanno in comune il fatto di essere pesanti oppure dolorose e spesso sono entrambe le cose. Molti fedeli trasportano sul capo pesanti giare di latte, mentre altri si infilano spilli nelle guancie (spilli che vengono chiamati vel, come la lancia sacra del dio). Altri ancora trasportano sulle spalle enormi pesi, oppure si avvolgono in catene di ferro o ancora si flagellano la schiena.

Una volta arrivati in cima con i propri doni, la cerimonia non è ancora compiuta. Bisogna attendere il proprio turno per entrare nelle caverne e quindi ricevere la benedizione dai sacerdoti. Soprattutto per quelli che sono saliti per chiedere al dio un grosso favore, poi, c’è ancora un altro rito da compiere: eseguire il Kavadi Attam, una danza rituale che sottolinea il proprio legame di debito con il dio. Tutto il processo è molto faticoso, sia fisicamente che emotivamente e sono in molti che durante il Thaipusam sono presi da uno stato simile alla trance. In parecchi cadono stremati alla fine della processione e riescono a ridiscendere dalla collina soltanto con l’aiuto degli altri pellegrini.