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  • venerdì 25 Gennaio 2013

L’ONU indagherà sui droni

Una commissione d'inchiesta presenterà un rapporto sulle armi comandate a distanza e gli omicidi mirati, usati molto soprattutto dagli Stati Uniti

di Davide Piacenza@davide

Le Nazioni Unite istituiranno una commissione d’inchiesta per indagare sull’uso dei droni, giudicato “in crescita esponenziale” nelle operazioni antiterrorismo condotte nel globo. Lo ha annunciato giovedì Ben Emmerson, un avvocato inglese relatore al Consiglio per i diritti umani dell’ONU (UNHRC), l’organo che vigila su possibili abusi dei diritti dell’uomo. Sarà lo stesso Emmerson a guidare il comitato, che avrà il compito di raccogliere dati e informazioni riguardo all’utilizzo delle armi comandate a distanza e rimarrà operativo per nove mesi. Dopo questo periodo rivolgerà una relazione all’Assemblea Generale prevista a New York il prossimo ottobre.

L’indagine non riguarderà soltanto i droni: lo studio verterà anche su altre forme di uccisioni mirate a distanza, quali quelle portate a termine mediante l’uso di missili di terra e le cosiddette standoff weapons (le armi che, potendo colpire da una distanza sicura – standoff – permettono di evitare il fuoco di risposta). Considerato che questo tipo di tecnologia è destinata ad essere usata a lungo – ha dichiarato Emmerson in conferenza stampa – è “necessario che le istituzioni legali ed operative appropriate vengano urgentemente messe in condizione di regolarne l’uso, in modo che incontri i requisiti della legge internazionale”. A detta del legale inglese, l’uso di queste armi produce “perdite civili sproporzionate”.

Gli obiettivi più immediati dello studio riguarderanno 25 attacchi di droni avvenuti negli ultimi anni in Pakistan, Afghanistan, Somalia e nei territori palestinesi. A chi gli ha chiesto se la commissione si sarebbe dedicata in via preferenziale agli Stati Uniti, Emmerson ha risposto “assolutamente no”. Attualmente 51 paesi del mondo sono in possesso di tecnologia per sviluppare droni, ma il leader, in un mercato che è previsto raggiunga i 50 miliardi di euro di giro d’affari nel 2022, sono proprio gli Stati Uniti.

La decisione di aprire un’indagine sull’uso di droni ha incontrato il favore di molti oppositori delle politiche dell’amministrazione Obama. Hina Shamsi, direttrice del National Security Project all’American Civil Liberties Union, ha dichiarato: “Accogliamo quest’indagine nella speranza che la pressione internazionale possa riportare gli Stati Uniti in linea coi dettami della legge internazionale, che limitano severamente il ricorso alla forza letale”. La commissione investigativa, infatti, probabilmente si occuperà da vicino delle decisioni della Casa Bianca: negli ultimi anni l’amministrazione Obama ha reso l’utilizzo di droni per esecuzioni mirate un perno della sua politica estera, tanto che nel solo Pakistan – ha calcolato il Bureau of Investigative Journalism – i raid della CIA avrebbero ucciso poco meno di 3.500 persone, di cui quasi 900 civili. Secondo i dati diffusi da un think tank liberal, New American Foundation, il numero delle uccisioni mediante droni dell’amministrazione Obama è più di quattro volte quello dell’amministrazione Bush.

La Casa Bianca ha sempre difeso il ricorso ai droni come un’alternativa più sicura al combattimento militare. John Brennan, già primo consigliere della Casa Bianca in materia di antiterrorismo e recentemente scelto da Obama come nuovo capo della CIA, ha spesso elogiato il programma statunitense definendolo “etico e giusto”, in quanto la natura mirata delle esecuzioni è secondo lui “umanamente preferibile”, visto il minore rischio di ingaggiare scontri a fuoco e di coinvolgere civili.

foto: BORIS HORVAT/AFP/Getty Images