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  • giovedì 27 Dicembre 2012

La politica e il gioco d’azzardo

In Italia hanno molti rapporti, scrive Avvenire, tra finanziamenti e casi giudiziari

Il giornalista Nello Scavo racconta oggi su Avvenire le molte relazioni tra politica e gioco d’azzardo in Italia. Il mercato italiano del gioco d’azzardo è diventato negli ultimi anni il primo in Europa per volume di affari, come ha spiegato un’inchiesta di Reuters di pochi mesi fa, grazie alla liberalizzazione del gioco d’azzardo online avviata dal governo Berlusconi nel 2011, ad un’offerta sempre più varia, alla molta pubblicità e alla facilità con cui si può giocare. Il tema è tornato d’attualità pochi giorni fa, quando in Parlamento è fallito il tentativo da parte del governo di ritardare di sei mesi il bando per l’apertura di nuove sale da poker, ancora illegali in Italia (se non si considerano i casinò e alcuni circoli privati): il bando potrà essere quindi emanato già a partire dal primo gennaio 2013 e non dal 30 giugno, come previsto inizialmente.

Finanziamenti ai partiti, sponsorizzazioni di campagne elettorali, consulenze. L’intreccio tra politica e Azzardopoli ha alle spalle relazioni collaudate. Ogni tanto i legami saltano fuori nelle inchieste delle procure antimafia. Altre volte basta spulciare nei bilanci dei giganti delle scommesse per scovare mance trasversali: dall’ex tesoriere dei Ds Sposetti al futuro sindaco di Roma Alemanno. Per finire agli annunci di Berlusconi, che promette sconti sulle imposte da finanziare con nuovi giochi. Un comparto a cui le holding del Cavaliere non sono insensibili.

Partiamo dal caso Snai. La più importante società di scommesse (con 4.400 punti accettazione) già nel 2006 – come confermò il consigliere d’amministrazione Maurizio Ughi – aveva finanziato la Margherita: 150mila euro. L’anno dopo, 30mila euro all’Udc. Nel 2008 il destinatario è stato il Comitato elettorale per “Alemanno Sindaco”: 60mila euro. Ma i beneficiari «purtroppo non hanno mai fatto nulla per la nostra società – lamentò Ughi alla trasmissione Report –, malgrado gli interventi “di relazione” ». E questo, a sentire lui, nonostante in quegli anni i destinatari dei bonifici fossero davvero di ogni schieramento: come i 45 mila euro a Ugo Sposetti (oggi Pd) e altrettanti all’allora presidente della regione Sicilia Raffaele Lombardo. Che da parte delle società concessionarie vi sia stato il tentativo di ottenere ascolto dalla politica, lo confermano le parole dello stesso Ughi: «Nella mia attività tante volte ho cercato di far uscire delle leggi e non ci sono mai riuscito, mai una volta mi hanno dato soddisfazione».

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