• Mondo
  • venerdì 21 dicembre 2012

I negoziati sul fiscal cliff vanno male

Negli Stati Uniti una proposta del leader repubblicano della Camera è stata bocciata dal suo stesso partito: e tra dieci giorni scatteranno i tagli automatici

Negli Stati Uniti, una proposta per evitare i pesanti tagli automatici alla spesa e gli aumenti delle tasse a partire da gennaio – il cosiddetto fiscal cliff – è stata bocciata ieri dai repubblicani della Camera degli Stati Uniti: la proposta era stata avanzata dal leader della Camera, il repubblicano John Boehner, che è stato messo in minoranza dai deputati più conservatori del suo partito. In questo momento dunque i delicati negoziati sul fiscal cliff, il “precipizio fiscale”, sono in una fase di stallo.

La proposta che è stata abbandonata ieri prevedeva un aumento delle tasse sul reddito per chi guadagna oltre un milione di dollari l’anno. Boehner ha detto che ora l’iniziativa passa al presidente Obama e al leader del Senato, il democratico Harry Reid, che si riunirà oggi e poi giovedì 27 dicembre.

Quello che è successo ieri è stata anzitutto una sconfitta per lo speaker della Camera John Boehner, che dopo la messa da parte della sua proposta ha anche rimandato a dopo Natale la prossima riunione della Camera. Il Wall Street Journal scrive che quello che è successo ieri “causa dubbi sull’abilità [di Boehner] di guidare il suo stesso partito in ulteriori negoziati sul bilancio con Obama”. La Camera è a maggioranza repubblicana: di conseguenza, il suo fallimento sta nel non essere riuscito a convincere la sua stessa maggioranza su una proposta per risolvere il problema.

Le posizioni politiche sono piuttosto chiare. Obama ha impostato la sua campagna elettorale per la rielezione sulla proposta di alzare le tasse a tutti coloro che guadagnano più di 250.000 dollari l’anno, e quindi non si accontenta di aumentarle solo a chi guadagna più di un milione; i repubblicani trovano quella cifra troppo bassa e comunque non sono disposti a fare nessuna concessione a meno che non si facciano tagli molto netti alla spesa pubblica federale, cresciuta enormemente negli ultimi dieci anni.

Secondo i media americani la parte più importante dei negoziati avverrà comunque fuori dalle aule parlamentari e in particolare alla Casa Bianca. L’obiettivo è firmare una legge entro il 31 dicembre per evitare la combinazione, a partire da gennaio prossimo, della scadenza di una serie di tagli alle tasse – in parte risalenti a George W. Bush, in parte contenuti nel grande “stimolo” all’economia di Obama per uscire dalla crisi – e dello scatto di una serie di pesanti tagli automatici alla spesa federale stimati in molte centinaia di miliardi di dollari per il solo 2013, nei settori della difesa, dei servizi sociali e dell’istruzione. Paradossalmente, i mercati finanziari sono rimasti finora piuttosto stabili perché la possibilità che non si raggiungesse un accordo era ritenuta troppo catastrofica e si dava per scontato, quindi, che questo sarebbe arrivato.

Foto: Alex Wong/Getty Images

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.