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  • sabato 10 Novembre 2012

A che punto è la vendita di Tirrenia

Sergio Rizzo racconta sul Corriere le questioni aperte nella cessione dell'ex società statale, su cui ha aperto un'indagine l'Unione Europea

Oggi Sergio Rizzo racconta sul Corriere della sera la messa in vendita delle proprietà di Tirrenia, la società di navigazione di proprietà dello Stato italiano che è stata venduta il 28 luglio scorso ad alcuni investitori privati della Compagnia Italiana di Navigazione (CIN), ma anche il punto della situazione sulla spinosa questione della vendita e dei soldi pubblici che stanno ancora andando alla società. Il prossimo 24 novembre, intanto, saranno battuti all’asta a Napoli da Blindarte suppellettili, gioielli, vasi cinesi e quadri.

Quel che rimane della Tirrenia di navigazione viene battuto all’asta da Blindarte a Napoli, il 24 novembre. Suppellettili, gioielli, vasi cinesi. E quadri, come la Composizione che il grande pittore sassarese Mario Sironi aveva dipinto nel 1948 per il salone della nave di lusso Esperia. Non poteva che finire così, ovvio. Sempre se l’incredibile vicenda della grande compagnia pubblica decotta, ceduta finalmente nei mesi scorsi dopo interminabili peripezie, possa ritenersi davvero chiusa.

È di mercoledì 7 novembre la notizia che la Commissione europea indagherà per verificare se la Tirrenia non sia stata venduta a prezzi di favore. L’indagine era aperta da ottobre dello scorso anno sugli aiuti che il gruppo marittimo pubblico aveva avuto negli anni dallo Stato italiano: una questione pelosissima, che si intreccia inevitabilmente con la privatizzazione. Per quale motivo? Semplice: perché gli aiuti non sono finiti. Ce ne sono ancora 72 milioni l’anno per i prossimi otto anni. In tutto, 576 milioni.

Ora però il faro europeo si allarga anche all’operazione conclusa lo scorso 19 luglio con l’acquisizione della compagnia da parte della Compagnia italiana di navigazione (Cin), controllata da una cordata di cui fanno parte Moby, il fondo Clessidra, Shipping investment della famiglia Izzo e il Gruppo investimenti portuali. Valore: 380 milioni. Circa 200 in meno dei sussidi pubblici cui la Tirrenia privatizzata avrà ancora diritto. La stima del prezzo è di Banca Profilo, esperto nominato dal ministero dello Sviluppo all’epoca del governo di Silvio Berlusconi. Il pagamento è garantito da un pool di banche, con l’aiutino, per una parte di esso, di comode rate senza interessi.

(continua a leggere sulla rassegna stampa della Camera)

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