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  • giovedì 18 Ottobre 2012

L’inchiesta sull’alluvione a Genova

Nuovi testimoni raccontano di riunioni segrete e verbali falsificati per "evitare sputtanamenti" e "sviare responsabilità penali, amministrative, politiche"

Dalle indagini della magistratura nell’inchiesta sull’alluvione di Genova, sono emersi nuovi dettagli e testimoni che confermerebbero la tesi che ha portato il 15 ottobre scorso all’arresto Sandro Gambelli, uno dei responsabili della Protezione civile del comune allora amministrato da Marta Vincenzi. Gambelli è accusato, con altri due responsabili del comune (Gianfranco Delponte e Pierpaolo Cha) e un coordinatore dei volontari “convenzionati”, Roberto Gabutti, di falso e calunnia per aver modificato alcune informazioni sull’alluvione che il 4 novembre del 2011 causò la morte di sei persone.

Secondo i magistrati, i funzionari comunali avrebbero firmato una relazione in cui si affermava che la piena del torrente Fereggiano fosse avvenuta in anticipo di almeno mezz’ora rispetto quanto accaduto realmente. Il dettaglio sarebbe stato modificato per dimostrare che nessun intervento tempestivo avrebbe potuto evitare il disastro. Secondo gli inquirenti tra il documento ufficiale su cui si è basata quella relazione (la «Cronologia degli eventi alluvionali registrati dal settore protezione civile sul territorio del Comune di Genova dalle ore 13.30 del 2 novembre 2011 alle ore 22 del 4 novembre») e la realtà dei fatti, compresa la testimonianza delle persone ascoltate e le immagini acquisite, «emergeva una clamorosa discrasia».

Al centro della questione ci sono le parole di Andrea Mangini, il volontario incaricato di presidiare il Fereggiano che ha smentito la versione contenuta in quel documento, dicendo di essere stato da tutt’altra parte a quell’ora (bloccato nel traffico con la sua squadra di volontari), di aver telefonato per segnalare lo stato di un torrente, ma non il Fereggiano e non all’ora indicata nei documenti del Comune, e di non essere mai stato «colto dall’esondazione» all’improvviso.

La decisione di falsificare il bollettino di aggiornamento del monitoraggio dei fiumi sarebbe stata dunque presa in una riunione riservata a tre. Lo ha raccontato ieri il Secolo XIX, che a sua volta lo avrebbe appreso da fonte investigativa:

La riunione utile a concordare quanto venne poi scritto sulla presenza di un volontario sul Fereggiano poco prima dell’onda di piena avvenne tra Roberto Gabutti, responsabile dei volontari di Protezione civile, il disaster manager Sandro Gambelli e un suo collaboratore che ha raccontato tutto agli inquirenti.

Al vertice segreto, che secondo quanto affermato dal teste, durò il tempo necessario per apportare «modifiche concordate», non parteciparono «né Delponte, né Cha e neppure Scidone», persone che presero invece parte a riunioni collegiali successive. Delponte e Cha sono indagati.

Roberto Gabutti avrebbe ammesso di aver falsificato quel documento per «tutelarsi» facendo dunque riferimento a presunte pressioni politiche: la procura ha negato che siano partiti nuovi avvisi di garanzia ma ha dichiarato «un ulteriore approfondimento su specifiche posizioni».

Il collaboratore presente alla riunione segreta è invece il geologo Andrea Rimassa (non indagato) che interrogato il 21 luglio avrebbe spiegato come si decise di anticipare a tavolino l’esondazione e di falsificare il verbale della ricostruzione ufficiale: «L’ingegner Gambelli disse che temeva la verità perché avrebbe provocato lo sputtanamento della Protezione Civile e di tutte le associazioni di volontariato, e che ci sarebbero state conseguenze spiacevoli per tutti». Parte del colloquio è riportata dal Secolo XIX:

Pm: «Riconosce questo verbale?»

«Voglio premettere che parlo solo ora perché avevo timore di ripercussioni… Il verbale è sicuramente falso nella cronologia. Non fu fatto in tempo reale, ma appositamente modificato e ricomposto al fine precipuo di sviare responsabilità penali, amministrative, politiche in capo ad alti dirigenti…Tutto questo venne fatto in mia presenza».

– Pm: «Come sono andate le cose?»

«Io non ero deputato a informarmi sugli allarmi, ero impegnato nel coordinamento, soprattutto sulla situazione dello Sturla… Rammento che a un certo punto la polizia municipale aveva segnalato un significativo aggravamento della situazione in Valbisagno».

(Continua a leggere sul Secolo XIX)