Room 237 e i misteri di Shining

Un documentario smonta pezzo per pezzo il film di Kubrick cercando indizi a sostegno di varie teorie: dall'Olocausto al genocidio degli indiani all'allunaggio

Room 237 è un documentario del regista statunitense Rodney Ascher che parla dei simboli, dei significati nascosti e delle tante teorie che sono state sviluppate sul film di Stanley Kubrick Shining. Room 237 (il cui titolo si ispira alla camera intoccabile dell’albergo dove è ambientato il film) era stato selezionato per un’anteprima mondiale nel 2011 al Sundance Film Festival, è stato presentato quest’anno al Festival di Cannes nella sezione “Quinzaine des Realisateurs” e in questi giorni al New York Film Festival.

L’idea del documentario è nata da un’“ossessione” del regista per il film di Kubrick. «Shining lascia un segno duraturo negli spettatori. Quando ho visto un articolo che spiegava una strana teoria sul film mi è venuta l’idea di questo documentario, e ora ogni nuova teoria mi fa vedere il film con occhi nuovi, come se avessi avuto accesso a una sorta di conoscenza proibita». Prima di Room 237, Rodney Ascher ha girato molti cortometraggi indipendenti, delle pubblicità per la televisione e alcuni video musicali.

The Shining
Shining è un film di Stanley Kubrick del 1980 con Jack Nicholson nel ruolo dello scrittore Jack Torrance, al quale viene chiesto di fare da guardiano invernale a un hotel deserto, l’Overlook, con la moglie (interpretata da Shelley Duvall) e il figlio (Danny Lloyd). In quello stesso luogo, anni prima, un uomo era impazzito e aveva sterminato la sua famiglia. Contro i fatti che rischiano di ripetersi (quando Danny trova la stanza 237 aperta ed entra, la follia del padre esplode), contro le apparizioni e le leggi del tempo e dello spazio che sembrano scardinate, il bambino si difende con le proprie doti extrasensoriali (lo “shining”, appunto, o “luccicanza”).

Il film è tratto da un libro di Stephen King che non si dichiarò soddisfatto di come Kubrick lo realizzò e che decise quindi di sceneggiarlo personalmente per una nuova versione nel 1997 (che ebbe ben poco successo e che venne presentata in Italia con il titolo Una splendida festa di morte). Una curiosità: l’equivalente italiano del proverbio che Jack Torrance continua a scrivere è stato scelto dallo stesso Kubrick (“Il mattino ha l’oro in bocca” era in originale “All work and no play makes Jack a dull boy”).

Il documentario 
Il documentario di Asher utilizza molte scene originali del film di Kubrick (replicate, rallentate, viste al contrario, smontate) accompagnate dal racconto fuori campo di cinque uomini che spiegano le loro teorie interpretative. Secondo il reporter Bill Blakemore si tratterebbe di un film sul genocidio degli indiani d’America, per un altro intervistato racconterebbe invece l’Olocausto, per un altro ancora nasconderebbe una confessione dello stesso Kubrick sul falso allunaggio dell’Apollo 11.

L’unico intervento diretto di Ascher è nel finale del documentario quando a uno degli intervistati chiede perché Kubrick avrebbe dovuto occultare dei simboli così misteriosi nel film. E lui risponde: «Per aprire delle porte. O per intrappolare persone come me. Sono incastrato dentro Shining da sempre».

Quello che non torna
Il film conterrebbe molti misteri, a partire da inserti occulti e dettagli che appaiono nell’inquadratura e velocemente scompaiono. Il viso di Stanley Kubrick tra le nuvole, un’erezione, un adesivo con uno dei sette nani (Pisolo) attaccato alla porta di Danny che è presente in una scena, ma assente in quella dopo. E molti particolari o “imprecisioni” (che non possono essere casuali) come per esempio alcuni spostamenti nell’hotel che nella ricostruzione della piantina non corrisponderebbero alla realtà. 

Il film parlerebbe del genocidio degli indiani d’America (l’Overlook Hotel sarebbe stato ricostruito su un cimitero indiano e le lattine di cibo nella cella frigorifera in cui Jack Nicholson si trova chiuso hanno sull’etichetta un indiano e la scritta “Calumet”). Oppure dell’Olocausto: Nicholson utilizza una macchina da scrivere tedesca, in una scena in cui è vestito in smoking comparirebbe un uomo con i baffetti (Hitler), la Seconda guerra mondiale sarebbe costantemente presente nel numero 42, cifra ricorrente nel film.

Il film, secondo un’altra interpretazione, forse la più celebre, conterrebbe una confessione di Kubrick, accusato da molte teorie complottistiche, mai provate e più volte smentite, di avere girato in studio l’allunaggio dell’Apollo 11 nel 1969 su incarico del governo americano. Le continue liti tra Jack Torrance e la moglie sul lavoro di lui rappresenterebbero le giustificazioni di Kubrick sul motivo dell’obbedienza agli ordini del governo; la stanza 237 sarebbe in realtà la stanza della luna (Moon Room) e la moquette del pavimento riprenderebbe la geometria della base da cui è partito l’Apollo 11.

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