• Mondo
  • martedì 11 settembre 2012

Le foto delle proteste in Palestina

Migliaia di cittadini manifestano da giorni contro l'aumento dei prezzi, la corruzione e il governo di unità nazionale guidato da Salam Fayyad

Da lunedì scorso a Hebron, 30 chilometri a sud di Gerusalemme, e nelle principali città della Cisgiordania (in inglese West Bank, “la sponda occidentale”, il territorio a ovest del fiume Giordano) migliaia di cittadini protestano contro i prezzi sempre più alti e le misure di austerità decise da Salam Fayyad, primo ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), economista di fama internazionale accreditato all’estero come l’uomo che avrebbe ristabilito politiche di bilancio sane e costruito le istituzioni necessarie alla creazione di un futuro stato palestinese. Fayyad è esponente del piccolo partito della Terza Via, nato per cercare una mediazione tra i due partiti storici Fatah e Hamas, ed è sostenuto da un governo di unità nazionale.

Per ora il primo ministro ha deciso di introdurre misure di austerità, dovute alla carenza dei fondi dei donatori internazionali, che si sono rivelati molto più scarsi del previsto. Lunedì scorso a Hebron migliaia di giovani sono scesi in strada, furiosi anche con il presidente dell’ANP, Mahmoud Abbas, che ha dato il suo pieno sostegno al primo ministro. Nelle proteste di questi giorni a Hebron i manifestanti hanno lanciato pietre contro il municipio e la questura e hanno rotto i finestrini di un camion dei pompieri. Verso sera ci sono stati anche degli scontri con la polizia, schierata in tenuta antisommossa. Quando i manifestanti hanno iniziato a lanciare delle pietre, i poliziotti hanno risposto con i gas lacrimogeni nel tentativo di disperdere la folla.

Anche tassisti e camionisti si sono uniti alla manifestazione per protestare contro l’aumento del prezzo del carburante, che l’ANP acquista da Israele e ora è arrivato a due dollari al litro. A Ramallah, capoluogo amministrativo della Cisgiordania, i manifestanti hanno bruciato dei pneumatici sulle strade che portano alla piazza principale. Ci sono state proteste anche a Betlemme, dove alcuni edifici del governo palestinese sono stati danneggiati. «Ora ci sono due occupazioni, quella del governo dell’Autorità palestinese e quella del governo israeliano», ha detto al New York Times Muhannad Qafisha, 19 anni, studente della Hebron University. «In Palestina gli stipendi sono quelli della Somalia e i prezzi quelli di Parigi». Un insegnante di scuola superiore guadagna l’equivalente di circa 625 dollari al mese. Un dipendente dell’ANP, padre di quattro figli, ha detto di avere un salario di circa 425 dollari al mese. La disoccupazione in Cisgiordania è del 19 per cento, che arriva fino al 28 per cento tra i giovani.

Secondo le Nazioni Unite, il rigoroso controllo delle autorità israeliane sul traffico di persone e merci nei territori palestinesi ha fortemente limitato la crescita economica della Cisgiordania. Durante lo scoppio della rivolta palestinese del 2000, Israele sottopose i citttadini palestinesi a misure di sicurezza molto restrittive e anche se da allora molti blocchi stradali sono stati eliminati, il progressivo indebolimento dei provvedimenti di questo tipo si è fermato così come il processo di pace. «Questo è un movimento spontaneo di protesta contro l’autorità di Salam Fayyad», ha detto in un’intervista Hatem Qafisha, un giurista paestinese. «Sono stati i prezzi elevati e la corruzione dei ministeri di Fayyad a portare le persone in piazza». Le proteste sono seguite con particolare attenzione perché potrebbero mettere in discussione la stabilità del governo di unità nazionale.

Foto:Abbas Momami/GettyImages

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.