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  • domenica 24 Giugno 2012

Lo sciopero dei poliziotti in Bolivia

Hanno occupato una caserma e assaltato la sede dei servizi di sicurezza, per chiedere un aumento di stipendio: il governo ha deciso di usare l'esercito

Oggi il governo boliviano ha deciso di utilizzare l’esercito per cercare di contenere un violento sciopero degli agenti di polizia. Le proteste sono cominciate giovedì, quando un gruppo di poliziotti ha occupato, insieme alle proprie mogli, un commissariato di polizia di La Paz e ha cacciato i propri superiori. L’obiettivo dei poliziotti è ottenere un aumento dei salari del 70 per cento. Ad oggi un poliziotto boliviano riceve tra i 120 e i 160 euro al mese, scrive la BBC.

Venerdì la protesta si è allargata, coinvolgendo altri agenti in alcune delle città più importanti del paese, come Santa Cruz, Cochabamba e Oruro. Sempre nella giornata di venerdì, un gruppo di 300 agenti ha attaccato la sede dei servizi segreti a La Paz, è riuscita a entrare nell’edificio, ha dato fuoco a documenti e ha distrutto alcuni computer.

Secondo quanto riporta la BBC, tra giovedì e venerdì, durante gli scontri tra poliziotti e agenti antisommossa, sarebbero rimaste ferite almeno tre persone. La violenza della protesta sta facendo temere al governo la possibilità che i poliziotti organizzino un colpo di stato. Secondo il ministro delle comunicazioni boliviano, Amanda Davila, gli agenti di polizia starebbero accumulando armi e munizioni, cercando nel frattempo di convincere altri agenti a ribellarsi.

Un portavoce degli agenti ha invece dichiarato che il pericolo di un possibile colpo di stato è del tutto fuori luogo, aggiungendo che gli agenti vogliono soltanto vedere le proprie richieste esaudite e non hanno alcun interesse ad attaccare il presidente Evo Morales. Negli ultimi tre giorni alcuni portavoce degli agenti di polizia hanno incontrato il ministro dell’Interno boliviano Carlos Romero, che ha proposto loro un aumento dei salari del 7 per cento, una proposta che non è stata accettata dai poliziotti.

foto: AIZAR RALDES/AFP/GettyImages