È tornata la politica

Ed è ancora quella di prima, farsi poche illusioni, mentre il governo Monti comincia a tornare sullo sfondo

È tornata la politica. E non è buona notizia. È infatti tornata, sulla scena pubblica italiana, la stessa politica di prima, quella che secondo molti era stata sconfitta, accantonata e costretta a ripensarsi dal governo Monti.
Passo indietro, quattro mesi fa. I partiti e i loro esponenti maggiori assistevano pigri e oziosi allo spettacolo della loro nuova irrilevanza: scavalcati dalle scelte del governo che erano stati costretti ad appoggiare, nei talkshow i soliti ospiti suonavano più insignificanti che mai, gli share delle trasmissioni di politica calavano, i giornali riempivano pagine e pagine di nuove analisi economiche, sociali e legali, mentre i consueti “retroscena” e ipotesi volatilissime sembravano spariti o nessuno li leggeva più. Il Parlamento non risultava, le sfinenti ipotesi di alleanze erano sospese. La complicità tra media e partiti per costruire un teatro quotidiano di voci fragili, dichiarazioni, polemiche, agitazioni create ad arte, era stata annichilita dall’irruzione del “governo tecnico”: un gruppo di ministri che sembravano votati a una fin troppo abusata “sobrietà”, al risanamento dei conti, al basso profilo e all’inesistente glamour politico, e alla costruzione di un’altra cultura politica e di un’altra visione del paese e delle sue prospettive. Buona o no, altra.

In quel periodo, ci si chiedeva se i partiti e i loro impresentabili esponenti maggiori avrebbero saputo sfruttare la fase di esautoramento e perdita di attenzione per ricostruirsi, rinnovarsi, rimpiazzarsi; o se la fase sarebbe proseguita ancora molto a lungo.
Quello che non si metteva in conto era l’indisponibilità, o l’incapacità, del governo Monti a nutrire questa sua condizione di supplenza e alternativa: tutto quel credito di fiducia, attenzione, sospiro di sollievo, il governo non lo ha coltivato in nessun modo, e il ferro non battuto si è andato raffreddando.

Così, poco alla volta, complice anche una competizione elettorale che riesce sempre a far ritrovare agli italiani uno spirito di partecipazione, gli stessi partiti di prima, gli stessi leader di prima, gli stessi discorsi di prima hanno ritrovato uno spazio che temevano perso per sempre: grazie soprattutto all’insistente lavoro dei media che hanno fatto di tutto, nelle ultime settimane, per rimettere al centro della scena storie e contrapposizioni capaci di eccitare e animare i lettori piuttosto che noiose analisi sulle prospettive e le soluzioni. I giornali hanno stretto un implicito patto con la classe dirigente politica di sempre – ci si riconosce e ci si aiuta – e hanno dato una meritata lezione al governo che pensava di poterne fare a meno: costringendo lo stesso Monti a successive precisazioni del suo pensiero quando ha visto che i modi in cui veniva presentato non gli corrispondevano.

Così, siamo di nuovo a parlare di Bersani candidato premier, del partito che faranno Alfano e Berlusconi, delle scelte di Casini, e della foto di Vasto, con Vendola e Di Pietro. L’inclusione in questo panorama di ipotetiche percentuali del Movimento 5 Stelle o dell’arrivo di Luca di Montezemolo cambiano poco: siamo sempre a “discese in campo” o “voto di protesta”, che generano altri attori di simili commedie. La politica che fa progetti, affronta diverse letture del mondo e del futuro, che sa comunicare, ispira passioni e mostra alternative vere non è ancora questa. Come non lo è stata finora quella del governo Monti, a cui si chiedevano colpi d’ala, ma forse non ha le ali.

Sono solo dei risanatori di conti, ce l’avevano detto, in fondo.